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Francesco ha scelto i poveri

I giovani non sono un mondo a parte. Ecco perché il Papa ha voluto misurarsi con la malattia, la povertà e il carcere andando in un ospedale dove ci si occupa del recupero dei tossicodipendenti, in una favela e incontrando un gruppo di detenuti. Jorge Mario Bergoglio parla poco di politica. Lui la politica la "fa".


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Rio de Janeiro

La malattia, la povertà, il carcere. Nel corso di questa Giornata mondiale della gioventù papa Francesco non ha stabilito di  incontrare solo i giovani , ma la realtà nel suo complesso. Senza dimenticare gli esclusi. Le periferie. Anzi, avendo una particolare attenzione proprio per chi vive là dove la dignità umana è calpestata. Come aveva già detto ai giornalisti che lo hanno accompagnato nel volo papale, e poi come ha ribadito nei suoi primi discorsi in Brasile, i giovani non sono una realtà a sé stante, avulsi dal mondo in cui vivono. E sono loro i primi missionari per i coetanei in difficoltà, per la società che aspetta una parola di speranza, una ventata di giovinezza .

Per questo, modificando quanto previsto per il viaggio che doveva essere di Benedetto XVI, papa Francesco ha chiesto che non mancasse la visita a una favela, una delle oltre mille che ci sono a Rio de Janeiro, dove vivono 2,5 milioni di abitanti su un totale di 6, diventate il simbolo della disuguaglianza sociale.

Papa Francesco ha scelto di parlare poco di politica. In realtà, personalizzando un programma ereditato da altri, Francesco ha fatto e fa politica perché attira l'attenzione su una serie di problemi affrontati secondo priorità e criteri dettati  dal Vangelo. Un'agenda che le autorità in futuro non potranno più ignorare.

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