Quel monito alla finanza mondiale


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“Vi chiedo di fare in modo che la ricchezza sia al servizio dell'umanità e non la governi”. Nel suo messaggio al presidente esecutivo di Davos, il meeting attuale dove si riuniscono i banchieri, gli eurocrati e gli economisti  più importanti del mondo per celebrare le sorti del liberismo, papa Francesco ha voluto richiamare i potenti della Terra alle disuguaglianze intollerabili di cui sono vittima tre quarti del pianeta. “Non si può tollerare che migliaia di persone muoiano ogni giorno di fame, pur essendo disponibili ingenti quantità di cibo, che spesso vengono semplicemente sprecate. Parimenti, non possono lasciare indifferenti i numerosi profughi in cerca di condizioni di vita minimamente degne, che non solo non trovano accoglienza, ma non di rado vanno incontro alla morte in viaggi disumani”.    

Francesco non fa che gettare tra gli stucchi e le vetrate di Davos la pietra della dottrina sociale della Chiesa, frantumando molti dogmi del liberismo mondiale. Nella Caritas in veritate Benedetto XVI invitava i grandi della terra a includere nel mercato miliardi di individui tenuti a margine. Perché non è possibile che ancora oggi il venti per cento della popolazione detenga le ricchezze materiali della terra, tenendo ai margini il rimanente venti per cento. “I successi raggiunti - scrive il Papa - pur avendo ridotto la povertà per un grande numero di persone, non di rado hanno portato anche a una diffusa esclusione sociale. Infatti, la maggior parte degli uomini e delle donne del nostro tempo continua a vivere ancora una quotidiana precarietà, con conseguenze spesso drammatiche”. Nella Evangelii Gaudium, papa Bergoglio sollecita che nella governance economica emergano meccanismi e processi volti a una più equa distribuzione delle ricchezze “alla creazione di opportunità di lavoro e a una promozione integrale dei poveri che superi il mero assistenzialismo”.

La critica principale è quella rivolta a un’ economia e a una finanza fine a sé stesse, a quei “lupi di Wall Street” (per utilizzare il titolo del film di Scorzese dedicato agli squali del mercato) in grado di moltiplicare le ricchezze di un ceto ristretto, sempre più elitario, e non di produrre ricchezza e lavoro per strati sempre più ampi della popolazione. Quel lavoro che anche evangelicamente rappresenta parte della dimensione umana, in maniera quasi “consustanziale”.

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