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Ex Ilva, era inquinata anche la giustizia

Pioggia di arresti nell'inchiesta sulla corruzione in atti giudiziari. Una incredibile sequela di pressioni indebite. In carcere il potente avvocato Amara. Nuove accuse per l'ex procuratore di Taranto un ispettore di polizia e tre imprenditori


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È ancora nella bufera l’ ex procuratore capo di Taranto Carlo Maria Capristo. Per lui i magistrati di Potenza hanno disposto l’ obbligo di dimora a Bari. L’ ordinanza, che contesta presunti favori a un imprenditore nei rapporti di lavoro con l’ ex Ilva, coinvolge anche l’ avvocato Piero Amara, finito in carcere insieme al poliziotto Filippo Paradiso. Capristo era stato arrestato già nel maggio dello scorso anno (tornato poi libro in agosto) nell’ ambito di un’ altra inchiesta nella quale era accusato di tentata concussione, falso in atto pubblico e truffa aggravata. A Taranto era arrivato nel 2016 e subito si era dovuto occupare di Ilva subentrando al collega Franco Sebastio andato in pensione il primo gennaio di quell’ anno. Carlo Maria Capristo aveva dovuto sostenere l’ accusa nel processo che vedeva imputate 44 persone fisiche e tre società (Ilva, Riva fire e Riva forni elettrici) alle quali, tra gli altri, venivano contestati i reati di associazione per delinquere finalizzata al disastro ambientale, avvelenamento delle acque o di sostanze alimentari, concussione aggravata, corruzione in atti giudiziari, getto pericoloso di cose, omissione di atti di ufficio, omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro e due omicidi colposi.  

Alla procura di Taranto, sostengono i magistrati di Potenza, Capriso era arrivato grazie alla «incessante attività di raccomandazione, persuasione, sollecitazione svolta, in favore di Capristo, su membri del Csm» conosciuti «direttamente o indirettamente» da Piero Amara e Filippo Paradiso. Non solo, i due avrebbero esercitato pressioni anche su «soggetti ritenuti in grado di influire su questi ultimi, in occasione della pubblicazione di posti direttivi vacanti d’ interesse del Capristo (fra cui la Procura generale di Firenze, la Procura della Repubblica di Taranto ed altri ancora)».

Nell’ inchiesta aperta lo scorso erano coinvolti anche un ispettore della Polizia in servizio nella Procura tarantina e tre imprenditori della provincia di Bari. Si tratta dell'ispettore Michele Scivittaro e di Giuseppe, Cosimo e Gaetano Mancazzo. Secondo l'accusa, gli indagati avrebbero compiuto «atti idonei in modo non equivoco» a fare pressione su un giovane magistrato. Capristo e Scivittaro, inoltre, erano stati perseguiti già lo scorso anno perché «gravemente indiziati di truffa ai danni dello Stato e falso» visto che l'ispettore risultava presente in ufficio e percepiva gli straordinari, mentre era a casa a svolgere «incombenze» per conto dell’ ex procuratore.

Degli arrestati dell’ 8 giugno di quest’ anno, invece, due, Amara e Paradiso, sono finiti in carcere, mentre restano ai domiciliari gli avvocati Giacomo Ragno e Nicola Nicoletti. Questi ultimi consulenti dei commissari dell’ ex Ilva dal 2015 al 2018.
 

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