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Guerra e fame, il Congo è stremato

Il nuovo conflitto provocato dai ribelli dell'M23 ha fatto scoppiare una nuova crisi umanitaria nella regione: 100 mila profughi sono allo sbando. Intanto i ribelli avanzano.


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«Lancio un grido d’ allarme per tutte quelle donne, quei bambini e anziani che vagano per le strade, sotto la pioggia, senza un riparo e senza cibo. Quei deboli, che hanno già sofferto troppo, necessitano di un’ assistenza umanitaria urgente».

     A parlare è il vescovo di Goma, monsignor Theophile Kaboy Ruboneka. I combattimenti di questi giorni fra i ribelli dell’ M23 e l’ esercito regolare – che hanno portato alla rapida conquista da parte dei guerriglieri della stessa Goma e di Sake (lungo il lago Kivu) – hanno provocato l’ ennesima, drammatica emergenza umanitaria nell’ Est della Repubblica Democratica del Congo (RDC). 

     Le agenzie umanitarie e le Ong si stanno mobilitando per far fronte all’ enorme massa di sfollati in fuga dalle zone di conflitto. Si tratta di almeno 100 mila persone allo sbando. In un suo comunicato, Caritas Italiana dichiara di unirsi «all’ appello di indignazione e denuncia per la guerra in corso nel Nord Kivu (la regione di cui fa parte la città di Goma, ndr) lanciato dai vescovi africani – presidenti delle Conferenze episcopali e delle Caritas di 34 paesi del continente – riuniti a Kinshasa in questi giorni».

     I vescovi denunciano all’ opinione pubblica che «Migliaia di uomini, donne e bambini, sono vittime di questa guerra che è a loro imposta provocando sofferenze di ogni genere che offendono la loro dignità come esseri umani e come figli di Dio».

     «Siamo consapevoli», prosegue la nota, «del peso che hanno su questa situazione lo sfruttamento delle risorse naturali ed è urgente che si trovino i modi per un loro uso che sia equo, giusto e trasparente».

     I vescovi congolesi chiedono con forza «a tutte le parti coinvolte, agli organismi internazionali (Unione Africana, Nazioni Unite, Unione Europea), alle multinazionali del settore minerario, di «risolvere una volta per tutte il problema alla radice, con un dialogo trasparente nella verità per trovare una soluzione che faccia cessare le sofferenze dei civili».

     Secondo l’ Alto Commissariato per i rifugiati (Unhcr) sono 650 mila le persone in fuga dall’ inizio dell’ anno a causa del conflitto, di queste 250 mila sono rimaste nella regione, il resto è fuggito verso Sud e vero i Paesi limitrofi. I nuovi sfollati a causa di questi nuovi scontri sono oltre 100 mila, e la situazione umanitaria, aggiunge Caritas, «è resa ancor più drammatica dall’ allontanamento per motivi di sicurezza delle organizzazioni umanitarie internazionali».

     La Caritas del Congo da mesi si prende cura degli sfollati provocati dal conflitto con distribuzione di viveri e medicinali. Attualmente è attiva nell’ assistenza degli oltre 5 mila sfollati accolti nelle strutture ecclesiali e sta predisponendo un piano di risposta più ampio anche nella aree di Bukavu e di Butembo-Beni (nel Nord-est del Paese).

     «Siamo tutti al lavoro e stiamo moltiplicando gli sforzi», dice padre Oswald Musoni, direttore di Caritas Goma, «ma la situazione resta molto difficile». La Caritas congolese fa sapere che il più grosso campo sfollati, quello di Mugunga, a Nord di Goma, che ospita circa 50 mila persone, è rimasto privo di assistenza perché sono stati allontanati gli operatori umanitari, e si trova tra due fuochi, preso in mezzo tra diversi focolai di scontri.

     Caritas Italiana ha messo a disposizione un primo contributo ed è in costante contatto con la Caritas del Congo per monitorare la situazione e appoggiare le azioni di aiuto che prontamente sono state avviate in favore delle famiglie profughe e sfollate.

     Un altro appello alla solidarietà viene dal Vis-Volontariato Internazionale per lo Sviluppo (l’ Ong legata ai salesiani) che operano a Goma a supporto della grande missione di Ngangi dei religiosi di don Bosco, guidata da padre Pietro Gavioli. Il centro salesiano in questi giorni ha aperto le porte agli sfollati, accogliendo oltre 10 mila persone.

     «Quelli che “non contano”, nel Kivu, stanno pagando un tributo pesante alla lotta dei grandi», dice padre Pietro. «Nel nostro piccolo mondo di Ngangi, due persone sono state uccise da pallotole vaganti: il segretario della comunità cristiana del quartiere e il figlio maggiore di una educatrice del Centro Don Bosco. Non abbiamo ancora le cifre ufficiali dei morti, sappiamo che sono molti. Un medico ci ha detto che nei tre ospedali del nostro settore ci sono un centinaio di feriti gravi, tra cui molti bambini, colpiti da pallottole o da schegge durante la battaglia per la conquista della città dal parte dei ribelli dell’ M23, il 19 novembre scorso».

     «A Ngangi», prosegue il missionario salesiano, «ci siamo organizzati per far fronte all’ urgenza. Dividiamo i collaboratori in tre gruppi: il primo deve contare quante persone ci sono ancora nel Centro Don Bosco; il secondo deve ascoltare i rifugiati per capire i loro bisogni; il terzo deve reperire i bambini malnutriti che hanno bisogno urgente di cibo».

     La situazione più grave è, ancora una volta, quella dei bambini: la missione sta assistendo 316 piccoli malnutriti.

     Va segnalato anche un terzo appello, da parte della Ong Mlfm (Movimento per la Lotta contro la Fame nel Mondo). L’ organismo umanitario di Lodi opera da molti anni in Ruanda, dove migliaia di congolesi cercano di espatriare per mettersi in salvo.

     «Il territorio ruandese», scrive in un comunicato l’ Ong italiana, «è ormai pienamente coinvolto negli scontri. Chiediamo che la comunità internazionale si adoperi affinché venga posto fine a questo eterno conflitto, così come è indispensabile che le autorità di Kinshasa si assumano le proprie responsabilità per adempiere al proprio compito di proteggere i civili e le popolazioni costrette a scappare, potenziando la presenza di truppe regolari, mentre Paul Kagame (il presidente ruandese, ndr), deve fare un passo indietro nella  sua logica egemonica su un lembo di terra (il Kivu) certamente ricco e strategico per il Ruanda, ma che può portare il conflitto ad avere risvolti tragici che vanno bel al di là dei confini congo/ruandesi».

     «Mlfm», conclude il comunicato della Ong, «fa appello e chiede aiuto a tutte le persone di buona volontà perché si informino, seguano la vicenda, non chiudano gli occhi e siano portavoce nel loro piccolo di quanto sta accadendo. La crisi fra Congo e Ruanda non è meno devastante di quella israelo-palestinese. È solo geograficamente più distante».

È di nuovo guerra nell’ est della Repubblica democratica del Congo: il capoluogo del Nord Kivu, Goma, è stata conquistata dal movimento ribelle denominato M23 (Movimento 23 marzo). Ma il gruppo di guerriglieri ha già cominciato a proseguire la propria marcia verso Sud. Dalle sponde orientali del lago Kivu, dove si trova Goma, M23 ha già preso la cittadina di Sake e avanza in direzione di Minova e Bukavu, la capitale del Sud Kivu.

     Intanto, a Goma, il movimento ribelle sta arruolando nuovi giovani, offrendo 5 mila franchi congolesi (circa 5 dollari) a ogni nuova recluta. A Bukavu, capoluogo del Sud Kivu, fonti missionarie locali sentite dall’ agenzia di stampa Misna riferiscono di un clima di paura generalizzata: la popolazione cerca di fare scorta di generi di prima necessità, anche se mercati e negozi sono in gran parte chiusi. Per le strade si vedono diverse pattuglie delle Forze armate congolesi.

     La gente di Bukavu contesta la missione Onu (denominata Monusco). Ci sono state diverse manifestazioni di protesta contro l’ inazione dei caschi blu, che non sono intervenuti a Goma per proteggere la popolazione dall’ attacco dei ribelli. Protesta, peraltro, che si rivolge anche contro il governo di Kinshasa, che non solo non ha saputo fermare l’ M23, ma che si è anche precipitosamente ritirato in direzione di Bukavu.

     L’ azione militare dei ribelli sembra destinata a proseguire. Il portavoce militare, colonnello Viannay Kazarama, davanti alla folla riunita nello stadio di Goma, ha annunciato: «Non ci fermeremo, andremo fino a Bukavu, Kisangani e Kinshasa». L’ intenzione, quindi, sarebbe quella di trasformare l’ avanzata in un vero e proprio movimento di insurrezione contro il governo centrale, come avvenne nel 1996-1997, quando i militari di Laurent Desiré Kabila – il padre dell’ attuale presidente del Congo – conquistò il Paese fino alla fuga di Mobutu.

     Da Kinshasa è arrivata la reazione del primo ministro Matata Ponyo: «Abbiamo perso una battaglia», ha detto, «ma non la guerra. La vittoria ci appartiene ancora». Il capo del governo ha invitato la popolazione a dare prova di «unità e patriottismo per preservare la sovranità e l’ integrità del territorio nazionale».

     Cresce la preoccupazione della comunità internazionale per l’ evoluzione del conflitto, che potrebbe destabilizzare l’ intera regione e provocare gravi conseguenze nei rapporti fra il Congo e i Paesi vicini. In questi giorni sono state rinnovate le accuse nei confronti di Ruanda e Uganda di dare sostegno ai ribelli dell’ M23. Ma già da mesi rapporti diffusi sia da fonti congolesi che dalle Nazioni Unite denunciato l’ appoggio militare di Kigali e di Kampala al gruppo ribelle. Accuse che i due governi naturalmente respingono. Il presidente ugandese Yoweri Museveni ha anche minacciato di ritirare le proprie truppe dalla missione di peacekeeping impegnata in Somalia.

Per chi volesse contribuire per far fronte all’ emergenza:

Caritas Italiana

tramite c/c postale n. 347013, specificando nella causale: “Repubblica Democratica del Congo”

oppure attraverso bonifico bancario presso
 -  UniCredit, via Taranto 49, Roma – Iban: IT 88 U 02008 05206 000011063119
 -  Banca Prossima, via Aurelia 796, Roma – Iban: IT 06 A 03359 01600 100000012474
 -  Intesa Sanpaolo, via Aurelia 396/A, Roma – Iban: IT 95 M 03069 05098 100000005384
 -  Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma – Iban: IT 29 U 05018 03200 000000011113

Vis-Volontariato Internazionale per lo Sviluppo

 -  presso Banca Popolare Etica – Iban IT70 F050 18032 0000 0000 520 000

 -  oppure c/c postale Iban IT16 Z0760 1032 000 000 8818 2001

 -  con carta di credito, andando sul sito www.volint.it/vis/donazioni.

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Tutte le fotografie di questo dossier, copertina inclusa, sono dell'agenzia Reuters.
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