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Ernesto Balducci, profeta di pace

L'attualità di uno dei protagonisti di maggior spicco nella cultura del mondo cattolico italiano che accompagnò e seguì il Vaticano II. Il legame con Turoldo, don Milani e La Pira.


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Se fosse ancora qui con noi lo vedremmo lì, seduto accanto a quei morti, tra le macerie di Gaza e i corpi dei bambini straziati dalle ultime bombe in Siria, a intrecciare il filo della ragione e della speranza. Padre Ernesto Balducci era così davanti ad ogni tragedia umana, vicina e lontana, impegnato a tessere la trama della solidarietà e della ribellione umana contro dolore, sopraffazioni e violenza.


Suggerisco, a chi non ha avuto la fortuna di conoscerlo, di andarlo a cercare nei tanti scritti che ci ha lasciato. Fino alla sua morte (avvenuta a Cesena, il 25 aprile 1992) Ernesto Balducci ha speso i suoi giorni onorando la missione che si era scelto, in obbedienza a Dio e all'umanità del suo tempo: la missione di prete, di intellettuale e di testimone impegnato. Balducci non è un dossier da archiviare: è un uomo del futuro, uno di quelli che ti possono aiutare a trovare la strada in un tempo dominato dall’ incertezza, dalle incognite e dalla paura. Non è per caso se, a vent’ anni dalla sua tragica scomparsa, continua a essere una sorgente inesauribile di pensieri, idee e visioni capaci di aiutarci a leggere il presente e a ritrovare il futuro perduto.

Il suo è innanzitutto un invito a fare i conti con la realtà e a prendere coscienza della condizione epocale in cui viviamo anteponendo “gli interessi dell'umanità a quelli della tribù a cui ognuno di noi appartiene”. “Dobbiamo sapere -ammoniva Balducci già nel 1991- che l’ alternativa che ci si para davanti all’ affermazione di una democrazia planetaria è una sola: quella del terrorismo su scala planetaria, dato che il terrorismo è l’ unica guerra possibile ai poveri. Il mondo arabo, non dimentichiamolo, non è che l’ avamposto dell’ umanità che sta uscendo dai sottosuoli della storia, animata da una collera repressa da secoli. Solo se la comunità mondiale, con tutti gli strumenti dell’ efficacia del diritto, nascerà presto, sarà possibile evitare la catastrofe. Il futuro del mondo non è quello del dominio di una cultura su tutte le altre ma quello della convivenza di tutte le tribù della terra. E la convivenza vuol dire: primo, recuperare il villaggio perduto con tutto il patrimonio di umanità che esso aveva elaborato; secondo, aprirlo senza pretese di dominio alla solidarietà verso tutti i villaggi del mondo”.


Nato il 6 agosto 1922 a Santa Fiora, nel cuore dell’ Amiata, da una famiglia di minatori che viveva ai margini tra la miseria e la povertà, cresciuto culturalmente e politicamente al fianco di Giorgio La Pira, padre Ernesto Balducci è uno dei pensatori più ricchi e originali del nostro tempo. Uomo religioso e politico, di cultura e d’ azione. Lo chiamavamo tutte le volte in cui sentivamo il bisogno di qualcuno che sapesse parlare a tutti, credenti e non credenti, andando dritto al cuore e alla mente.

Lo cercavamo per la sua straordinaria capacità di essere "uomo ponte" anche quando le sue parole erano dure, inesorabili. Le chiamavamo "balducciate". Ed erano, ogni volta, potenti iniezioni di coraggio, di forza e di speranza. “Se mi chiedessero quale certezza vorrei avere in punto di morte, disse un giorno, risponderei che l’ unica certezza a rendermi sereno il trapasso sarebbe la certezza di aver distribuito agli uomini la speranza”. Lui, da instancabile animatore del movimento per la pace, la speranza non l’ ha solo distribuita: ci ha anche aiutato a organizzarla. Anche per questo rinnoviamo il nostro grazie ad un uomo grande con l’ andatura greve del minatore, con le lenti massicce e lo sguardo imprendibile, con la parola fluida di un retore antico. “Lo ringraziamo per la lezione, gli disse una studentessa: vale la pena di lottare, vale la pena di credere e vale la pena di costruire.”

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Padre Ernesto Balducci (1922-1992).
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