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Ermes Ronchi. «Tanta santa ironia tra una predica e l’ altra»

Dietro le quinte, ritratto inedito del Papa. Gli aneddoti e le battute di Francesco nei ricordi di padre Ermes Ronchi che ha predicato gli esercizi spirituali alla curia romana. le sue riflessioni sono diventate un bel libro della San Paolo


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Non solo preghiera e riflessioni. Ma anche buon umore. Insomma, tutto tranne noia, sebbene il programma fosse denso di prediche. La scena è questa: in una pausa degli Esercizi spirituali di Quaresima con la Curia romana, ad Ariccia, Jorge Mario Bergoglio si ritira nella sua camera e scrive un biglietto per ringraziare il fratello del predicatore, padre Ermes Ronchi, che da buon friulano gli aveva fatto avere una bottiglia di vino per la Messa proveniente dal vigneto di famiglia. Alla  fine incolla il biglietto con la sua  firma sulla bottiglia (vuota) e va a bussare da Ronchi: «Ringrazi tanto suo fratello per il vino. E stia attento perché l’ inchiostro è ancora fresco».
E poi c’ è il Papa che commenta le meditazioni di Ronchi sulla necessità di «sognare il Vangelo» con una battuta: «Ci sono tanti sognatori in Vaticano, sa, ma cosa accadrebbe in Curia se tutti noi ci permettessimo di sognare un po’ di più? Credo che dovremmo chiamare i Vigili del fuoco!». Non basta. Padre Ronchi racconta l’ aneddoto del monaco al quale dei giovani novizi offrono vino per farlo parlare di Dio. E Francesco commenta divertito: «Stia attento padre con gli esempi e con gli aneddoti perché dal giorno in cui lei ci ha raccontato quella storia dei tre novizi che volevano far parlare il vecchio monaco, con il vino, e lui ha detto al terzo bicchiere: qui è Dio, oltre no..., ho sentito in cucina che il consumo di vino a tavola è aumentato…!».
Non è la raccolta delle battute di papa Francesco ma lo spaccato più autentico e genuino del suo stile allegro, vitale, quasi giocoso. «Ho incontrato una persona amica della vita, che mostra amicizia per la vita. Questo è il cambio di prospettiva che Francesco ha impresso alla Chiesa», dice padre Ermes Ronchi, autore delle meditazioni predicate lo scorso marzo durante gli esercizi spirituali e ora pubblicate nel bel volume Le nude domande del Vangelo (San Paolo). «Se il Vangelo vissuto trasforma le persone in questo modo allora è una grande cosa», dice Ronchi, frate dell’ Ordine dei Servi di Maria e parroco di San Carlo al Corso, nel centro di Milano.
«Papa Francesco ha fantasia creativa, la leggerezza di un uomo compiuto», continua Ronchi, «è capace di battute che sdrammatizzano, mettono a proprio agio l’ interlocutore e fanno sorridere. Uno stile radicalmente controcorrente se si pensa alla gravità, alla serietà, all’ imponenza di certe situazioni. Lui le alleggerisce, le libera, le stempera con una battuta. È la fede gioiosa della ragazzina di Nazareth, Maria, quando comincia a cantare il Magnificat. Dopo averlo osservato in quei giorni degli Esercizi, mi chiedo se per la Chiesa oggi serve di più la voce greve, austera, seriosa di certi profeti che tuonano o non piuttosto la fede libera di chi è abitato dallo Spirito e ti fa cantare la vita».
Viene in mente la preghiera di san Tommaso Moro: «Dammi, o Signore, il senso dell’ umorismo, concedimi la grazia di comprendere uno scherzo, affinché conosca nella vita un po’ di gioia e possa farne parte anche ad altri». Padre Ronchi annuisce: «Nel Papa si vede che la fede è un accrescimento dell’ umano, un’ intensificazione di vita». Il predicatore friulano ha impostato le sue ri”flessioni sulle domande del Vangelo: «Forse la Chiesa in questo momento storico ha bisogno d’ altro», rifl”ette, «ma le domande sono preziose perché ti disarmano un po’ . Di fronte a un ragionamento anche tu opponi un ragionamento uguale e contrario, si scontrano due vie, due opinioni, due visioni. Con le sue domande, Gesù evita questo bivio».
In copertina del libro, Ronchi ha voluto l’ immagine del dipinto di santa Maria Maddalena, custodito alla National Gallery di Londra, che tiene un vasetto tra le mani: «Le domande sono come un vaso che va aperto perché si sprigioni quello che c’ è dentro», dice, «anche graficamente il punto di domanda somiglia a un amo da pesca che aggancia qualcosa di noi che c’ è nel nostro profondo e lo tira fuori, all’ aria, alla luce. Tu per primo sei sorpreso di fronte alla risposta che nascerà».
Ermes Ronchi ha predicato al Papa e ai cardinali e vescovi che lavorano nella curia romana, al centro di lotte denunciate più volte dallo stesso Francesco. «La maggioranza della Curia lo segue, lo sostiene e lo supporta in maniera convinta», è l’ impressione di Ronchi, «c’ è un gruppo che ancora non lo capisce e che però, io credo, Francesco vuole tirare dalla sua parte pian piano, con delicatezza». Anche nella predicazione di tutti i giorni, padre Ronchi preferisce inoltrarsi sui sentieri scomodi delle domande piuttosto che offrire risposte facili, quasi una resa alle ideologie del mondo. «All’ inizio di ogni cammino di fede e spirituale bisogna domandarsi: “Ma io sono contento? Sono felice di come vivo? Sto bene?”», dice, «è un interrogativo fondamentale perché Dio seduce ancora con il linguaggio della gioia. Come dice sant’ Agostino l’ uomo segue solo quella strada dove il suo cuore gli dice che troverà la felicità».
Con questo libro le meditazioni predicate al Papa arrivano ora nelle mani del grande pubblico, di chi vorrà ripercorrere il Vangelo alla luce delle domande poste da Gesù ai discepoli e alle folle che assiepavano i villaggi della Palestina per ascoltarlo. Cosa si augura l’ autore di queste meditazioni? Che incontro immagina, o auspica, tra il lettore di queste pagine e la sua proposta di «sognare il Vangelo» offerta a Colui che ha il compito di guidare la Chiesa ed essere immagine di Cristo in terra? «Io, come ogni uomo», afferma Ronchi, «non sono le mie idee, perché ho pensato le idee più balorde della mia vita e poi le ho abbandonate; non sono la mia volontà, perché so quanto è fragile e ballerina; non sono neppure le mie emozioni, perché ho dentro una tavolozza di emozioni dalle più belle e luminose alle più turpi e oscure. C’ è un io più profondo che tutte le religioni hanno chiamato cuore dove si decide, si nasce e si rinasce, tempio del silenzio e della parola. È lì che siamo ancora sedotti, lì si accende la vita. “Non ci bruciava forse il cuore mentre Lui parlava a noi?”, dicono i discepoli di Emmaus. Ecco vorrei che si arrivasse a questo, che la Parola di Dio risvegliasse un’ ardore buono».

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