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Enzo Bianchi: «Il dialogo delle fedi cristiane, un lento lavoro per sanare le ferite della storia»

Cattolici, protestanti e ortodossi: a 500 anni dalla Riforma di Lutero, la Settimana di preghiera per l’ unità dei cristiani ha un significato particolare


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Quest’ anno la tradizionale Settimana di preghiera per l’ unità dei cristiani assume un significato particolare nella ricorrenza dei cinquecento anni dalla Riforma protestante e i versetti biblici scelti come tema di riessione condivisa – L’ amore di Cristo ci spinge verso la riconciliazione (cfr. 2Cor 5,14-20) – ci aiutano nella consapevolezza della natura e della qualità di questa preghiera per l’ unità.

È l’ amore di Cristo, non altro, che la anima e che ha condotto i cristiani dai primi timidi passi di inizio secolo scorso, in cui si privilegiava il pregare gli uni per gli altri o l’ invocare «l’ unità voluta da Cristo, con i mezzi voluti da lui», fino al pregare insieme l’ unico Signore della Chiesa e della storia.

E questa obbedienza alla volontà del Signore che ci ha insegnato a pregare dicendo “Padre nostro” ha conosciuto e conosce ancora oggi resistenze all’ interno delle Chiese, dove molti preferiscono ancora limitarsi al pregare per gli altri, forse temendo con ragione che pregare insieme non può rimanere semplice pratica benemerita, ma conduce tutti e ciascuno all’ unica conversione che il Signore ci chiede: quella quotidiana al suo Vangelo.

Se è vero infatti l’ antico adagio lex orandi lex credendi – quello che norma la preghiera norma anche la fede –, che cosa più della preghiera insieme può ricondurre i cristiani a condividere la medesima fede e a testimoniarla di fronte a chi non confessa Gesù Cristo a propria salvezza? «A pregare si impara pregando», e questo è vero non solo per il singolo cristiano nel suo itinerario di dialogo personale con il Signore, ma anche per le comunità cristiane che, convocate in assemblea dalla Parola di Dio, proprio nell’ ascolto dell’ unica Parola di vita imparano a presentarsi davanti al Signore insieme, dopo essersi riconciliati con il fratello (cfr. Mt 5,23-24).

E pregare non lascia mai l’ orante – sia esso singolo o comunità – nella medesima condizione di prima della preghiera. Così l’ amore di Cristo ci spinge a riconciliarci, a fare dell’ ecumenismo non una scelta pastorale opzionale bensì un ineludibile cammino che apre il cammino verso la piena unità visibile.

“Camminare insieme” è l’ invito che anche papa Francesco non si stanca di ripetere, perché oggi più che mai l’ umanità intera ha bisogno della riconciliazione autentica tra i cristiani, quella che sgorga dalla preghiera comune, dal presentarsi insieme di fronte a Colui che vuole che i suoi discepoli siano una cosa sola.

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