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La Scala riparte con il Requiem di Verdi nel Duomo di Milano, Bergamo e Brescia

Il nuovo calendario del teatro esordisce con un omaggio alle vittime dell'epidemia. Si continuerà con la "Nona" di Beethoven e, finalmente, con la lirica: la "Traviata" e "Aida" in forma di concerto


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11 calendari diversi. Il primo prevedeva di riaprire le porte del teatro il 15 di aprile. Poi le cose sono andate come tutti sappiamo: e solo lunedì 27 luglio il Teatro alla Scala ha presentato il programma della riapertura fissata per settembre, con opere, concerti, balletti, recital di canto, grandi solisti, spettacoli per bambini.

Ma tutto è stato molto difficile, ed abbiamo dovuto tenere conto dei contratti già firmati anche nella scelta delle opere, degli impegni presi, della necessità di non lasciare senza lavoro gli artisti ed ovviamente delle restrizioni imposte. Piano piano, un passo alla volta il nostro pubblico tornerà in sala. Per quest’ anno il bilancio chiuderà in pareggio. L’ anno prossimo non sarà facile, anche perché non avremo i turisti dall’ estero. Presenteremo il programma in ottobre”: queste le parole di Dominique Meyer, le prime pubblicamente espresse da quando ha assunto l’ incarico di direttore artistico e sovrintendente del più prestigioso teatro italiano. Un incarico assolto a distanza (era a Vienna, impossibilitato, come tutti, a viaggiare), ma con un impegno che “giorno e notte” ha permesso di arrivare alla formulazione delle nuove proposte.

A luglio ci sono stati 4 concerti con organici diversi: hanno dato indicazioni sulle modalità di accesso del pubblico, sulle restrizioni: “con settembre apriremo anche le gallerie e consentiremo ai nuclei familiari di occupare posti vicini. Passeremo da 600 a 750 spettatori per spettacolo”, ha continuato Meyer. Ma, come si usa dire un pò per retorica ed un pò perché è vero, anche la riapertura della Scala - in ambito musicale la più attesa nel nostro Paese - è un segnale che il peggio è alle spalle. E per ricordare quei giorni, le vittime, la tragedia vissuta, la Scala sarà prima di tutto ospite del Duomo di Milano: “ho subito detto di sì quando mi è stato chiesto - ha sottolineato monsignor Gianantonio Borgonovo, arciprete della Cattedrale - e spero che il Duomo venga considerato non come una, ma come 3 chiese, in modo da portare la capienza da 200 a 600 presenze.

Il 4 settembre sarà infatti la Messa da Requiem di Verdi diretta da Riccardo Chailly in memoria delle vittime della pandemia a segnare il ritorno dei complessi scaligeri: con repliche il 7 nel Duomo di Bergamo ed il 9 in quello di Brescia.

Il rientro nella grande sala del Piermarini è invece previsto il 12 settembre, sempre con Chailly e con la Nona di Beethoven. Il grande concerto in piazza Duomo della Filarmonica saltato nel mese di giugno diventerà il 13 settembre il “Concerto per l’ Italia”: ancora Chailly sul podio, Vengerov solista e 2.000 spettatori nella piazza: ma l’ orchestra suonerà sul sagrato questa volta, “perché la facciata del Duomo sia visibile a tutti”.

La copertura mediatica e televisiva allargherà le platee delle citate manifestazioni ben al di là delle presenze fisiche (“si sta anche studiando di diffondere il Requiem nelle chiese”, ha sottolineato monsignor Borgonovo). Il programma è fitto, tantissimi i grandi nomi (Pollini, Kaufmann, la Netrebko, Berenboim, Domingo, Whun Chung) e non mancherà la danza con le star. Né, come detto, gli spettacoli per i piccoli: con La Cenerentola pensata per loro ed una bellissima sorpresa per Milano: “Un coro in Città”.

Ma il pubblico milanese attende l’ opera. E sarà ripresa in due modalità: La Traviata (con Zubin Mehta sul podio) in settembre e Aida (con Chailly, in ottobre, con il recupero della versione del Cairo del III atto, mai più ripresa) in forma di concerto. E poi La bohème in novembre con l’ allestimento di Zeffirelli: “una prova generale”, ha spiegato Meyer: “ma se dovesse essere fattibile, significherebbe che anche per l’ inaugurazione tutto tornerà alla normalità”.

C’ è ancora molta strada da percorrere: e Riccardo Chailly ce lo ricorda a conferenza finita: “mi attende un grande lavoro. Concertare Aida con orchestrali e coristi distanziati non sarà facile. Per noi il suono è elemento centrale dell’ esecuzione. E dovremo capire come arrivare ad un risultato ottimale. I mezzi tecnici non servono in questo caso. La musica è musica dal vivo”.

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