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E ingrassa i fabbricanti di armi

Nel 2013 per cannoni, fucili, bombe e jet si sono spesi circa 1.747 miliardi di dollari, l'1,9% in meno rispetto al 2012. Diminusice solo l'Occidente. Altrove, invece, è boom. Fra gli Stati che hanno maggiormente investito nel settore militare, ci sono Cina, Russia e Arabia Saudita.


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Sono state tagliate in alcune aree del pianeta. In altre no: sono aumentate,  anche di molto. Nel 2013 nel mondo per riempire gli arsenali sono stati spesi 1.747 miliardi di dollari. In termini percentuali si registra un passo indietro dell'1,9 per cento. Ma questa potatura è dovuta solamete alla drastica spending review effettuata dagli Usa e da altri Paesi dell'Occidente. In altre aree del pianeta, incluse purtroppo quelle dove si spara o quelle dove i diritti umani sono sistematiocamenbte violati, le spese per armamenti si sono ulteriormente impennate. E’ quanto emerge dal rapporto sulle spese militari per il 2013 pubblicato dall’ Istituto internazionale di ricerca per la Pace di Stoccolma (Sipri).

Fa un certo effetto scomporre la cifra e apprendere che, stando ai dati dell'anno scorso, ogni minuto che passa si spendono nel mondo, a scopo militare, 3,3 milioni di dol­lari, 198 milioni ogni ora, quasi 4,8 miliardi al giorno. Fra gli Stati che hanno  investito di più nel settore bellico, ci sono la Cina, la Russia e l'Arabia Saudita, diventata la quarta potenza ''armata'' del mondo (l'Italia è undicesima, posizione che aveva già nel 2012). E proprio questo cospicuo rialzo dell'Arabia Saudita (più 14 per cento) può far parlare di corsa al riarmo in Medio Oriente dove, in generale, la spesa militare è aumentata del 4%. L'aumento è stato piegato dagli analisti principalmente con le tensioni che i Paesi limitrofi hanno con l’ Iran e con il timore del difodenersi nell'area di rivolte tipo "primavera araba". In ogni caso, spiegano al Sipri, stime e riflessioni sono rese incerte dal fatto che non vi sono dati disponibili per il 2013 relativi ad Iran, Qatar, Siria ed Emirati Arabi Uniti.

Anche chi taglia, comunque, non svuota le caserme. Anzi. Il 9 novembre 2013, gli Usa hanno varato la super­por­tae­rei Gerald Ford (la prima di una serie), la nave da guerra più costosa mai costruita: a cose fatte tra i 13 e i 14 miliardi di dol­lari. Gra­zie a nuove cata­pulte, i suoi 75 aerei (il cui costo si aggiunge a quello della nave) possono  effet­tuare il 25% in più di attac­chi rispetto a quelli imbar­cati sulle attuali por­tae­rei Nimitz.Dopo il varo ufficiale, la Gerald Ford  necessita opere di completamento: l'entrata in servizio nella Us Navy è programmata nel 2016.  Qualche gorno fa, poi, ha cominciato a solcare il mare la super­por­tae­rei inglese Queen Eli­za­beth da 65 mila tonnellate  (il tri­plo dell’ attuale classe Invin­ci­ble), cui seguirà una unità gemella. La spesa complessiva dichiarata, per le due grandi navi, sfiora i12 miliardi di dol­lari, cui andrà aggiunta quella degli aerei imbar­cati: gli F-35, che potranno essere por­tati dall’ hangar sul ponte di volo in 60 secondi.

Nel recente Rapporto del Sipri vengono specificati i Paesi che hanno raddoppiato le spese militari tra il 2004 e il 2013. Ci sono nomi noti (le già citate Russia, Cina e Arabia Saudita) e nomi meno ricorrenti nel lessico geopolitico mondiale: Vietnm, Cambogia, Honduras, Ecuador, Paraguay più un'insospettabile Argentina.

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