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«È giusto vivere soli a 70 anni quando io e una vedova ci amiamo?»


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È giusto vivere soli, da più che settantenni, quando nella stessa scala c’ è una vedova che prova sentimenti di affetto ricambiati? Le donne sante della parrocchia hanno una soluzione estrema: vivere nella solitudine perché loro, vedove, sono fedeli al proprio uomo. Che fare?

PASQUALE

— Caro Pasquale, intanto complimenti: da più che settantenne ti stai spiegando benissimo! Ti vorremmo regalare una risposta a due livelli. Il primo: che due vedovi anziani, anzi “grandi anziani” come te, provino affetto reciproco e vogliano condividere le loro solitudini è cosa molto buona. Bella la tua osservazione della “stessa scala” dove vivete, ambedue chiusi nella solitudine come fosse un tributo dovuto al coniuge defunto: e spalancatevi le porte, vicendevolmente! Il Signore Dio non ci vuole trincerati nella tristezza. E se noi, poveri umani, proviamo per te e la vedova della stessa scala un briciolo di tenerezza, chissà quanta ne prova il Signore della vita che vi guarda con immenso amore. E probabilmente la stessa tenerezza possono provarla anche i coniugi defunti: lassù non si vivono gli stessi sentimenti di quaggiù, non si è prigionieri di esclusivismi... ci sembra. E forse i vostri defunti possono vedere ora con il loro amore quanto sia pesante trovarsi soli in un condominio anonimo della grande città e vogliono il vostro bene, attinto dal Bene supremo che è amore. La seconda risposta riguarda «le donne sante della parrocchia» che hanno deciso la «soluzione estrema», come dici tu e cioè rimanere fedeli al loro uomo. Dalla tua lettera non abbiamo capito se queste “donne sante” ti hanno guardato male o ti hanno criticato perché tu bussi alla porta della vedova della stessa scala. E magari, meraviglia, vi hanno visto per strada tenervi teneramente per mano. Non conosciamo le loro eventuali critiche, ma ciò che conta è che tu non ti senta giudicato. Possiamo, però, avanzare un dubbio: forse stai proiettando su di loro, le donne sante, le tue stesse incertezze e forse sei tu che non sei proprio d’ accordo con te stesso. Quindi prova un poco a darti pace, a prenderti i tuoi tempi: sai, c’ è sempre tempo, anche a ottant’ anni! Anzi, più che mai nella vecchiaia, dove, sottratti ai mille impegni, si può imparare a guardare gli altri con gratitudine.

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