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«E' stato lui a investire il ciclista», il gesto esemplare di due genitori

Hanno denunciato il figlio, spiega lo psicoterapeuta Alberto Pellai, compiendo una scelta in controtendenza. Ma lo hanno salvato aiutandolo ad assumersi le proprie responsabilità e a intraprendere la strada verso l'età adulta.


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Questa storia inizia come una delle numerose e drammatiche vicende di incidenti stradali e omissioni di soccorso. Un ciclista sloveno di 72 anni ha perso la vita lo scorso 28 agosto a Eraclea Mare in provincia di Venezia. E’ morto sul colpo investito da un pirata della strada che è fuggito lasciandolo in terra. Immediate le ricerche da parte dei carabinieri per individuare il responsabile del tragico incidente.  Si è rivelato essere un giovane di 18 anni che rientrato a casa, dopo un racconto confuso e poco veritiero riguardante un incidente dovuto a un pneumatico forato, ha cercato di nascondere in famiglia cosa era realmente accaduto. I due genitori e la sorella maggiore, insospettiti e rendendosi conto che i danni all’ automobile significavano qualcosa di più grave, hanno ripercorso la strada che aveva fatto il figlio e fratello. Sul luogo dell’ incidente hanno capito cosa era successo veramente. E qui la svolta della nostra vicenda. Non hanno cercato di coprirlo, di giustificarlo o difenderlo. Pur con gran dolore lo hanno subito denunciato ai carabinieri e hanno accompagnato gli uomini dell’ Arma a casa dove il ragazzo è stato arrestato e accusato di omicidio stradale.

Una scelta che ci colpisce perché «dolorosa ed esemplare» come la definisce Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta, esperto di tematiche legate all’ educazione e alle relazioni familiari:  «Siamo molto  colpiti da questa vicenda perché ci costringe a chiederci cosa significhi volere bene a un figlio». Pellai sottolinea che i due genitori hanno trattato il figlio come un adulto: «Si sono sentiti responsabili di farlo sentire responsabile. Lui questo passaggio non  lo aveva ancora compiuto. Era un figlio che pur essendo maggiorenne si è comportato come il peggiore dei preadolescenti ».

Si tratta di un'azione molto in controtendenza rispetto a ciò che succede in questo momento  nel mondo degli adulti, «che non hanno la percezione delle responsabilità etiche correlate ai comportamenti dei figli e che tendono piuttosto a giustificarli. Per questo ci appare come un fatto clamoroso poiché in seguito a questa denuncia sicuramente il ragazzo avrà, come è giusto, conseguenze gravissime. Ma è anche l’ unico modo per salvarlo. In quanto madre e padre i due genitori sono responsabili della sua formazione. In questo caso lo hanno preso per mano e lo hanno accompagnato verso l’ età adulta. Scontando l'errore e assumendosi le responsabilità il figlio non sarà per tutta la vita l’ errore che ha fatto ma diventerà qualcos’ altro».

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