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Pizzarotti: «E' in declino l'Italia, non Parma»

Parla il sindaco grillino: «Se andiamo a guardare i dati, a parte il calcio, sono tutti positivi. Vorrei una città che si piangesse meno addosso»


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«Se mi sono pentito? Nemmeno per sogno, sono ottimista per natura e vado avanti». Federico Pizzarotti, da tre anni sindaco di Parma, ci riceve nell’ elegante salottino Maria Luigia del suo studio, affacciato sulla centralissima piazza Garibaldi.
Ex project manager di un istituto bancario, 42 anni, sposato da dodici, si definisce cattolico ma “pragmatico”. «Mi ritrovo nella Chiesa di papa Francesco», dice, «soprattutto nelle cose che fa». Certamente è il più informale, oltre che il più giovane, nell’ elenco dei primi cittadini della Piccola Parigi: così informale da apparire indifeso. Le opposizioni, specie il Pd, lo stanno facendo a pezzi.

- Partiamo dal Parma Calcio...

«È un modo di fare opposizione che non condivido, perché fa del male alla città. La vogliono brutta e triste, per dipingerci come altrettanti incompetenti».

- Anche voi grillini con il disfattismo siete andati giù duro…

«Ho già dimostrato di non essere uniformabile, del resto dobbiamo essere noi a cambiare il movimento in meglio. Di fronte a un problema io preferisco fare un elenco delle possibili soluzioni. Bisogna dare un messaggio di positività».

- Quindi Parma non è in declino?

«È l’ Italia che sta decadendo, noi stiamo molto meglio di altri. L’ immagine che il Parma Calcio sta dando di sé non corrisponde allo stato di salute della città. Parma oggi si sta riprendendo, tutti i dati sono positivi, a cominciare dal fatto che abbiamo ridotto il debito del 40 per cento».

- Dal di fuori però Parma sembra ingrigita: lei ha tolto le fioriere, ha chiuso anche le fontane…

«I guai della città, che hanno portato agli scandali e agli arresti dell’ “affaire Parma”, sono cominciati proprio con una fattura di 250.000 euro per rose che non sono mai state piantate. Quanto alle fontane, non posso spendere milioni in bollette. Quando sono arrivato ho trovato bollette insolute del 2010. In un momento di crisi dobbiamo stabilire delle priorità. E la priorità non sono le fontane ma i servizi».

- Anche su questo i suoi concittadini si lamentano…

«In realtà non abbiamo tagliato niente, semmai abbiamo corretto qualcosa. Per esempio, nelle tariffe dei nidi (le più basse dell’ Emilia) e delle materne abbiamo introdotto un criterio di progressione, a seconda dei redditi».

- Ma lei ha tagliato anche la stagione del Regio, si è lasciato scappare un direttore come Carlo Fontana…

«Bisogna sfatare i falsi miti. In realtà noi stiamo uscendo dalle difficoltà perché anche il Regio, al mio arrivo, aveva un indebitamento di 11 milioni e io l’ ho ridotto, in tre anni, del 50%. Fontana se n’ è andato perché l’ idea di teatro che aveva in mente necessitava di risorse che oggi non ci sono, per nessuno. La crisi ha colpito tutti i teatri di tradizione, non possiamo vivere al di sopra delle nostre possibilità».

- Com’ è la Parma che vorrebbe?

«Vorrei una città che non si piange addosso. Vorrei che i miei concittadini avessero uno scatto d’ orgoglio e andassero fieri di una città bellissima. Una città per cui vale la pena lottare, senza sedersi sugli allori».

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