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«Dov'è Dio quando tutto va storto? Che me ne faccio di un Dio così debole?»

Preferiremmo un Dio invincibile che ci libera in fretta dal male. Ma Dio non è un idolo e dalla Croce ci insegna che «il potere di questo mondo passa, mentre l’ amore resta. E Dio non ci lascia soli. In questi giorni guardiamo il Crocifisso e prendiamo in mano il Vangelo»


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Dov’ è Dio? È la domanda che torna quando tutto va storto, quando viviamo settimane come queste, «di apprensione per la pandemia che sta facendo soffrire tanto il mondo». Dio ci appare debole, vorremmo che risolvesse subito i problemi, ci chiediamo cosa faccia davanti al nostro dolore. Papa Francesco, nell’ udienza generale, ricorda che, in soccorso su questi dubbi, ci viene il racconto della Passione di Gesù. Chi si aspettava un Dio potente, quando lo vede crocifisso, lo abbandona. La folla che lo aveva osannato grida di ucciderlo, «quelli che lo seguivano, confusi e spaventati, lo abbandonano. Pensavano: se la sorte di Gesù è questa, il Messia non è Lui, perché Dio è forte, Dio è invincibile».

Ma, andando avanti nel racconto, vediamo che chi riconosce la divinità di Gesù è «il centurione romano, che non era credente, non era ebreo, era un pagano, che lo aveva visto soffrire in croce, che lo aveva sentito perdonare tutti, che aveva toccato con mano il suo amore senza misura» e che «confessa: “Davvero quest’ uomo era Figlio di Dio"». Dice il contrario degli altri. Dice che lì c’ è Dio, c’ è Dio davvero”».

Anche oggi possiamo chiederci qual è il vero volto di Dio, se è un volto in cui proiettiamo «quello che siamo, alla massima potenza: il nostro successo, il nostro senso di giustizia, e anche il nostro sdegno», oppure se è quello che ci propone il Vangelo, il Dio che si è fatto vicino a noi, che ci è venuto incontro e che, proprio a «Pasqua si è rivelato completamente. Dove si è rivelato completamente? Sulla croce. Lì impariamo i tratti del volto di Dio. Non dimentichiamo, fratelli e sorelle, che la Croce è la cattedra di Dio. Ci farà bene stare a guardare il Crocifisso in silenzio e vedere chi è il nostro Signore: è Colui che non punta il dito contro qualcuno, neppure contro coloro che lo stanno crocifiggendo, ma spalanca le braccia a tutti; che non ci schiaccia con la sua gloria, ma si lascia spogliare per noi; che non ci ama a parole, ma ci dà la vita in silenzio; che non ci costringe, ma ci libera; che non ci tratta da estranei, ma prende su di sé il nostro male, i nostri peccati. Per liberarci dai pregiudizi su Dio, guardiamo il Crocifisso. E poi apriamo il Vangelo».

Papa Francesco invita, in «questi giorni, tutti in quarantena, a casa, chiusi» a prendere due cose: «Il Crocifisso, guardiamolo, e prendiamo il Vangelo. Questa sarà per noi la grande liturgia domestica perché non possiamo andare a messa in questi giorni; allora prendiamo il Crocifisso e il Vangelo».

E nel Vangelo leggiamo che, «quando la gente va da Gesù per farlo re, ad esempio dopo la moltiplicazione dei pani, Egli se ne va. E quando i diavoli vogliono rivelare la sua maestà divina, Egli li mette a tacere». Perché Gesù «non vuole essere frainteso, non vuole che la gente confonda il Dio vero, che è amore umile, con un dio falso, un dio mondano che dà spettacolo e s’ impone con la forza». Dio non è un idolo, Dio è amore. L’ identità di Gesù viene proclamata solennemente solennemente «quando il centurione dice: “Davvero era Figlio di Dio”. Viene detto lì, appena ha dato la vita sulla croce, perché non ci si può più sbagliare: si vede Dio che è onnipotente nell’ amore, e non in altro modo. È la sua natura, perché è fatto così. Egli è Amore».

Qualcuno può obiettare «Che me ne faccio di un Dio così debole? Che muore? Preferirei un dio forte, un dio potente!». Ma, spiega il Papa «il potere di questo mondo passa, mentre l’ amore resta. Solo l’ amore custodisce la vita che abbiamo, perché abbraccia le nostre fragilità e le trasforma. È l’ amore di Dio che a Pasqua ha guarito il nostro peccato col suo perdono, che ha fatto della morte un passaggio di vita, che ha cambiato la nostra paura in fiducia, la nostra angoscia in speranza. La Pasqua ci dice che Dio può volgere tutto in bene. Che con Lui possiamo davvero confidare che tutto andrà bene. E questo non è un’ illusione perché la morte e la resurrezione di Gesù non è una illusione, è stata una verità». Per questo ci viene detto, la mattina di Pasqua: «Non abbiate paura!». Certo, «le angoscianti domande sul male non svaniscono di colpo, ma trovano nel Risorto il fondamento solido che ci permette di non naufragare».

Per quanto la storia sia ancora segnata dal male, Gesù l’ ha cambiata e l’ ha resa storia di salvezza. «Offrendo la sua vita sulla croce», conclude Francesco, «Gesù ha vinto anche la morte. Dal cuore aperto del Crocifisso, l’ amore di Dio raggiunge ognuno di noi. Noi possiamo cambiare le nostre storie avvicinandoci a Lui, accogliendo la salvezza che ci offre. Fratelli e sorelle, apriamogli tutto il cuore nella preghiera. In questa settimana, in questi giorni, con il Crocifisso e il Vangelo. Non dimentichiamolo: la liturgia domestica sarà quella. Apriamo tutto il cuore nella preghiera. Lasciamo che il suo sguardo si posi su di noi. Capiremo che non siamo soli, ma amati, perché il Signore non ci abbandona e non si dimentica di noi, mai».

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