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Ma la famiglia viene sempre dopo

Senza introdurre il “fattore famiglia” nelle riforme c’ è da attendersi una crescita dell'impoverimento, più precarietà, nuove disuguaglianze. E una continua emergenza senza soluzioni.


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L’ Italia sta cercando di uscire dalla profonda crisi in cui si trova, che non è solo economica, ma anche e soprattutto sociale e politica, ignorando il fattore decisivo delle sue possibilità di ripresa. E, in prospettiva, svalorizzando la risorsa primaria di uno sviluppo equo e sostenibile. Parliamo della famiglia. È evidente che i riflessi ultimi di tutte le riforme in atto ricadono sulla famiglia, sulla quale si riversano i costi, ma la famiglia è lasciata fuori da tutti i tavoli.

La conseguenza è una persistente e crescente penalizzazione della famiglia stessa.
Nella riforma fiscale non è stato introdotto un criterio adeguato di tassazione, che tenga conto in modo significativo dei carichi familiari dei contribuenti. Una soluzione equa consisterebbe nella adozione del “fattore famiglia”, che è stato completamente ignorato
. La riforma del mercato del lavoro viene oggi condotta secondo linee antiquate che guardano agli aspetti economici e normativi del trattamento individuale e collettivo dei lavoratori, senza considerare che la produttività e la capacità delle imprese di stare sul mercato dipende dalle misure di conciliazione tra famiglia e lavoro.

La Germania, come la Francia e i Paesi scandinavi lo dimostrano. La loro economia va molto meglio della nostra proprio perché hanno adottato in modo diffuso politiche che introducono nei contratti di lavoro il welfare familiare. Da noi, numerose ricerche sulle buone pratiche di conciliazione e da ultimo il Piano nazionale delle politiche familiari predisposto dall’ Osservatorio nazionale sulla famiglia hanno da tempo proposto di far entrare la famiglia come variabile decisiva per le varie riforme fiscali e di welfare.

Ma i politici sembrano non accorgersene. Essi ignorano il fatto che la crisi che stiamo vivendo ha le sue cause più profonde, ancorché poco visibili, nella crescente debolezza e frammentazione delle famiglie. Se le famiglie saranno portate a indebolirsi sempre di più, non ci sarà riforma delle pensioni, del fisco, del lavoro, del welfare che potrà contrastare i vasti e profondi squilibri che stanno emergendo in questo Paese. Senza introdurre il “fattore famiglia” nelle riforme c’ è da attendersi una crescita dei processi di impoverimento, una maggiore precarietà, nuove disuguaglianze. E, alla fine, una continua emergenza senza soluzioni.

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Il sociologo Pierpaolo Donati.
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