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«Don Roberto un Santo della porta accanto, aveva scelto lui i più poveri»

Dal vescovo di Como, Oscar Cantoni, al presidente della Casa della Carità di Milano, don Virginio Colmegna. Il ricordo del sacerdote assassinato e della sua scelta di servire gli ultimi


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Molte le reazioni per la morte violenza di don Roberto Malgesini. Il vescovo della diocesi di Como, Oscar Cantoni, in un videomessaggio afferma: «Sono convinto che don Roberto sia stato un Santo della porta accanto per la sua semplicità, per l’ amorevolezza con cui è andato incontro a tutti, per la stima che ha ricevuto da tanta gente anche non credente o non cristiana, per l’ aiuto fraterno e solidale che ha voluto dare a tutti a questa città che ha tanto bisogno di imparare la solidarietà perché questo è il nuovo nome della pace». Il sacerdote era particolarmente attivo da anni nel prestare aiuto e sostegno ai più poveri, specie i senza dimora che trovavano la sua porta sempre aperta. In tanti si sono ritrovati questa mattina sul luogo del delitto. «Don Roberto – prosegue mons. Cantoni – ha svolto il suo ministero in una dimensione veramente pastorale si è donato a tutti perché mi ripeteva spesso ‘I poveri sono la vera carne di Cristo’ . Il suo servizio era rivolto alle singole persone per poter far sperimentare la tenerezza di Dio che si piega e si china sulle persone bisognose». Per fare questo, aggiunge il vescovo di Como, «non si è mai risparmiato, la sua è stata una vita che dona tutto».

Questo, prosegue mons. Cantoni, «lo si vede nella grande risonanza che ha avuto la sua morte tra i poveri, tra quelli per cui è stato davvero un padre. Vi invito tutti – ha concluso il vescovo – a pregare. Con chi potrà, questa sera, ci ritroveremo in Cattedrale. Pregheremo per don Roberto, per la sua famiglia ma anche per colui che lo ha ucciso».

Il ricordo di don Virginio Colmegna

Don Roberto Malgesini aveva tre fratelli e una sorella. In lacrime hanno voluto vedere il punto in cui è stato ucciso e poi, stretti al parroco Gianluigi Bollini e al rettore di Sant'Abbondio don Andrea Messaggi, hanno recitato una preghiera. Sempre piangendo sono poi andati via. Don Roberto era molto affezionato ai fratelli e ai suoi nipotini e, secondo quanto hanno raccontato alcuni conoscenti, qualche volta portava pure uno dei suoi assistiti più giovani a qualche ricorrenza familiare. «Era molto amato, siamo tutti addolorati - ha detto il parroco Gianluigi Bollini che regge sia la parrocchia di San Rocco che la vicina San Bartolomeo - Mancherà a tutti moltissimo». «Aveva un suo compito stabilito in accordo con i vescovi: stare con gli ultimi», le parole di don Andrea Messaggi, rettore della Basilica di Como dedicata a Sant'Abbondio, smentendo alcune voci in base alle quali l'impegno di don Roberto, il sacerdote ucciso questa mattina, non aveva del tutto l'appoggio della Chiesa.

«Don Roberto aveva scelto questa strada e ogni decisione era in comune accordo» ha aggiunto Don Andrea - Era un uomo semplice, semplice vuol dire che aveva intuito che per il suo ministero doveva fare questo e lo aveva chiesto al Vescovo di poter svolgere il suo ministero di sacerdote in questo modo. Per la chiesa di Como c'è tristezza ma anche orgoglio e la letizia», ha concluso.

Anche il presidente della Casa della carità di Milano, don Virginio Colmegna, conosceva bene don Roberto: «Aveva condiviso anche l’ esperienza di Casa della carità, quando la nostra Fondazione era agli inizi», la commentato, «davanti a questa tragedia non possiamo non pensare a quanto sia necessario continuare a prendersi cura delle persone più fragili, segnate anche dalla sofferenza psichica, che non possono essere abbandonate da sole sulla strada».

«“Mi ha mandato il vescovo Diego Coletti, mi ha detto vai lì a vedere un po’ , a fare esperienza. Ed eccomi qui”. Così si era presentato don Roberto il primo giorno che venne in Casa della Carità agli inizi della nostra accoglienza», ricorda Fiorenzo De Molli, responsabile del Settore Ospitalità e Accoglienza della Casa della Carità. Valtellinese di origine e si vedeva: «Un ragazzo gentile, delicato, attento, con una voce lieve quasi non volesse disturbare e con un volto da ragazzino ma con una presenza efficace e concreta come tutti gli uomini di montagna. La sua - aggiunge De Molli - è stata una presenza garbata, ma decisamente efficace, capace di entrare in punta di piedi nella relazione con gli ospiti e anche con le volontarie. Quasi non si vedeva, eppure la sua presenza la si sentiva. Libero di scegliere dove posizionarsi, si è collocato naturalmente alle docce dove ha servito gli ultimi degli ultimi». Dopo un anno è tornato in diocesi a Como pronto, come diceva lui, a «servire il Signore negli ultimi».

«L'ultima volta che ci siamo visti fu in occasione della massiccia presenza dei profughi a Como. L'abbiamo chiamato e subito è venuto a introdurci fra i profughi ammucchiati fuori dalla stazione in attesa di tentare il passaggio in Svizzera. Ne conosceva tantissimi, si capiva che si sentiva a casa» spiega. La Casa della carità tutta, si legge in un comunicato, «si stringe intorno a familiari e amici di don Roberto e si unisce al dolore della Diocesi di Como, partecipando idealmente al momento di preghiera che questa sera sarà guidato dal vescovo della città Oscar Cantoni».

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