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«Il perdono di mamma Liana è Vangelo incarnato perché dal male ha fatto germogliare il bene»

La riflessione di don Maurizio Patriciello, parroco di Caivano, sul delitto di Avellino e la scelta di Liana Ferraiolo di stare accanto alla figlia che ha ucciso il padre e voleva uccidere anche lei: «Grazie perché ci fai comprendere che solo il perdono genera vita e apre alla speranza. La Giustizia farà il suo corso. Tu mamma Liana hai già deciso il tuo»


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Liana Ferraiolo, 50 anni, commercialista con la passione per la politica, è la moglie di Aldo Gioia, ucciso a coltellate sul divano di casa a Napoli dal fidanzato della figlia, finita in carcere anche lei con l'accusa di concorso in omicidio. Secondo il piano dei due fidanzati, dovevano essere eliminate anche la madre e la sorella perché d’ ostacolo alla storia d'amore tra i due ragazzi. Ma Liana ha detto: «Voleva farci uccidere tutti ma non posso lasciarla sola». Il commento di don Maurizio Patriciello

Piccoli libri che sfidano i secoli senza mai invecchiare, i Vangeli; pozzi senza fondo, in cui più si scava più si trova. Esegeti, santi, semplici cristiani, a quei pozzi si sono dissetati per secoli, eppure quella Parola continua a rimanere vergine. «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno»: nel momento della vita più dolorosamente assurdo, malmenato e beffeggiato, Gesù ha a cuore i suoi torturatori. Per loro intercede; non vuole che siano puniti, ma compresi e perdonati. Non è solo preghiera dettata dall’ amore la sua, è rivoluzione, è luce per chi vorrà aderire alla sua chiamata. I cristiani di ogni tempo hanno provato a seguire il loro fondatore, nessuno ci riuscì, né mai ci riuscirà, del tutto. A lui, però, potranno paurosamente avvicinarsi.

Se piuttosto semplice è stato condividere la sete di giustizia del Nazareno, la stessa cosa non possiamo dire per la sua sete di amore e di perdono. Se naturale ci viene schierarci dalla parte della vittima, terribilmente crocifiggente è rimanere accanto al carnefice. Verità e amore non sempre si amalgamano a prima vista, eppure al mondo siamo debitori di entrambe. Verità e amore si bramano, si cercano, si rincorrono. Guai a separarle, è un matrimonio indissolubile il loro. È nel faticoso e meraviglioso intreccio di entrambe che la carità non temerà di scadere nel sentimentalismo e la verità potrà illuminare gli orizzonti bui. Verità nella carità. Carità vera. Dio nessuno mai l’ ha visto, Gesù ce lo ha rivelato. Gesù nessuno di noi l’ ha visto, i Vangeli, la Chiesa e i suoi testimoni ce l’ hanno presentato.

Anche noi abbiamo il dovere di dare gratuitamente ciò che ricevemmo in dono. La prova del nove del nostro essere cristiani la scoviamo proprio in quelle parole biascicate tra i rantoli sulla croce: «Padre, perdonali». Perdonali, perché io li ho già perdonati; perdonali perche non sia resa vana la mia morte. Perdonali perché non hanno capito, non si sono resi conto. Che dici, Gesù? Lo sai che questa “giustificazione” potrebbe suscitare un moto d’ incomprensione e di ribellione? Sapevano bene quello che stavano facendo, i tuoi aguzzini. Gesù, di certo, non è un buonista o un parolaio. Egli sa bene che cosa sta chiedendo al Padre. Perdonare chi t’ inchioda in croce, allora, anche per noi, può essere difficile ma non impossibile.

Tante piccole luci brillano nel buio del male, sono le vite di coloro che dal male non si lasciarono sopraffare. In ogni tempo, anche nel nostro. La conferma oggi ci viene da Liana, la mamma di Avellino, che ha avuto la vita sconvolta in un istante. Abbiamo seguito la tragedia che si è abbattuta sulla sua casa; abbiamo pregato per lei e la sua famiglia. Increduli e impauriti, anche noi ci siamo chiesti come sia possibile per una ragazza appena maggiorenne arrivare progettare lo sterminio dei propri cari. Ha vissuto questa mamma ore di sofferenza indicibilmente laceranti. Ore in cui sembra che il mondo intero gravi sulle tue spalle, sul tuo cuore, sulla tua vita.

Un animo dilaniato tra dolore, rabbia, rimorsi, amore pesa più di una montagna. E tu non ce la fai, non puoi farcela. Chiedi aiuto, ti aggrappi ai tuoi ricordi, ai tuoi amici, alla tua fede. Preghi per svegliarti da quell’ incubo che ti sta schiacciando. Poi capisci. C’ è un solo modo per ricominciare: perdonare. «Rimarrò accanto a mia figlia» hai detto, lasciando tutti di stucco. Lo scandalo della croce. Luce sul mondo, luce sugli altari, luce nelle famiglie. Luce nei cuori. Due anni fa, Antonietta Gargiulo, ridotta in fin di vita dal marito, che dopo averle ucciso le due figlie, si suicidò, perdonò l’ uomo che le aveva sconvolto la vita.

Anche il papà di Erika, la ragazza che nel 2001, insieme al fidanzato uccise la mamma e il fratellino a Novi Ligure è rimasto accanto a sua figlia. E l’ ha vista risorgere. Percorsi dolorosissimi, incompresi, ma liberanti. Vite che non si arrendono al male, ma che dal male fanno germogliare boccioli di bene. Pagine di Vangelo incise nella propria carne.

Le parole farfugliate sulla croce due millenni or sono rimbombano oggi per il mondo sulle labbra di questa mamma di Avellino. Grazie, mamma Liana. Grazie per questa lezione di vero cristianesimo che hai elargito alla Chiesa e all’ umanità. Grazie perché ci fai comprendere che solo il perdono si affaccia sul futuro, solo il perdono genera vita, solo il perdono apre alla speranza. La Giustizia farà il suo corso. Tu mamma Liana hai già deciso il tuo.

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