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Don Bosco e i ragazzi della movida

Abbiamo seguito un oratorio di strada salesiano, a Torino, lungo i Murazzi, in riva al Po. Giochi, animazione e tanta musica. Rap, ma non solo. Poi ecco Pirandello...


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Accadeva centocinquant'anni fa con i ragazzi di don Bosco. Continua ad accadere oggi con i nuovi giovani arrivati dall'Africa e da altri posti lontani. Nel frattempo Torino ha cambiato pelle, ma c'è una sfida che non si è mai interrotta. E' la sfida educativa. Che non ha confini: strade, piazze, locali. Una sfida che oggi viaggia anche sulle ruote di un camper, parla molte lingue e balla a ritmo di hip-hop. Il suo obiettivo è portare un po' di calore e un raggio di speranza anche nelle pieghe più nascoste della città, sempre e comunque in compagnia degli ultimi, accanto a quei giovani che, nati e cresciuti in ambienti difficili, faticano ad avere una vita normale.

Siamo ai Murazzi del Po, una sottile striscia di terra adagiata lungo il fiume, a due passi dal centro città. Ai tempi di don Bosco questa zona era praticamente disabitata: c'era solo qualche basso fabbricato e alcune rimesse per le barche. Oggi è famosa per i locali notturni (molti aperti fino all'alba) e per la "movida". E' uno spazio che vive sul limite e spesso lo oltrepassa, fra paure e pregiudizi: giovani in cerca di sballo, schiamazzi, decibel, eccessi, abuso di alcol e droghe. Questa però non è una serata come le altre. Davanti al locale Magazzino sul Po è parcheggiato il camper dell'oratorio San Luigi. Sta per iniziare una festa, unica nel suo genere. Da diversi anni l'oratorio, che si trova nel quartiere San Salvario (zona problematica, di antica e nuova immigrazione) ha intrapreso il progetto dell'educativa di strada, sperimentando coraggiose attività in varie zone di Torino (Murazzi compresi).

Ci sono momenti di aggregazione attraverso lo sport e diverse proposte culturali, ma anche corsi di italiano e uno sportello di accompagnamento al lavoro. I ragazzi coinvolti sono più di cento. «Il nostro obiettivo – spiega don Mauro Mergola, direttore dell'oratorio – non è solo offrire dei servizi. Noi desideriamo essere presenti nella vita dei ragazzi, condividere le loro fatiche e le loro urgenze, aiutarli a esprimersi e trovare insieme a loro una strada che li faccia crescere». A volte si comincia con una partita a ping-pong, poi due chiacchiere diventano la premessa per una conoscenza, per un rapporto più duraturo, basato sulla fiducia.

Certo, è una strada impervia e i problemi da fronteggiare sono enormi. Tra i primi c'è l'emergenza droga: molti dei ragazzi la consumano e qualcuno anche la spaccia. Per questo l'oratorio si è impegnato in un prezioso lavoro di prevenzione, che inizia con la distribuzione di materiale informativo in diverse lingue. Punto di forza dell'educativa è il gioco di squadra. Dell'equipe fanno parte Matteo Aigotti (coordinatore e assistente sociale), Simone Spadarotto (psicologo) e Marco Antonio Mele (educatore): figure complementari che sanno integrarsi. «Nel nostro stare con i ragazzi – racconta Spadarotto – cerchiamo di togliere le etichette e i pregiudizi. Ricordo ancora con emozione la festa di compleanno che abbiamo preparato per uno dei nostri giovani amici. Lui non se l'aspettava e forse era la prima volta in vita sua che poteva godersi una festa "personale", fatta con semplicità ma in modo autentico. E' stato un momento incredibile».

 

«In questi anni di attività – aggiunge Mele – abbiamo scoperto che, paradossalmente, è più facile entrare in dialogo con i ragazzi stranieri. Spesso, infatti, hanno necessità urgenti: hanno bisogno che qualcuno che li aiuti a trovare un posto dove mangiare o dormire, oppure hanno problemi con i documenti. Così a volte sono loro i primi a cercarci». Da quest'anno l'oratorio ha proposto anche un corso per dj e rapper, destinato inizialmente ai giovani rifugiati politici, ma poi esteso anche ad altri ragazzi: «Il rap nasce dalla strada – spiegano i responsabili – cosa c'è di meglio per un progetto come il nostro?». Ecco allora il senso della festa hip-hop. Bastano pochi minuti di musica e i ragazzi si sciolgono, in un ritmo "cattivo" (ma buono) che unisce terre lontanissime: il Marocco, l'Egitto, il Mali, il Togo, il Kurdistan. I più coraggiosi si avvicinano al microfono e iniziano a "rappare" nelle loro lingue: parole incomprensibili a un orecchio italiano, eppure misteriosamente cariche di senso. Parole, volti, storie che don Mauro e gli educatori conoscono bene. Tra i ragazzi c'è chi ha attraversato il Mediterraneo a bordo di un barcone e chi, poco più che bambino, è fuggito dall'Africa lasciandosi alle spalle un destino di soldato. 

La serata è anche occasione per ricordare Luigi Pirandello, in una singolare tappa del Festival nazionale a lui dedicato. «Un siciliano trasferitosi per qualche tempo in Piemonte – spiega Giulio Graglia, autore, regista Rai e promotore del Festival, nonché ideatore di uno spettacolo che unisce le parole del grande drammaturgo alla musica hip-hop – in un certo senso era un "extracomunitario" del suo tempo». Così, a fine serata, grazie anche alle testimonianze di Gabriele Novarese (vicepresidente e formatore dell'associazione culturale Ubiquity Inc) e di Fausto Sorino (responsabile assistenza sociale Ufficio Minori Stranieri) si scopre che l'oratorio, l'hip-hop dei Murazzi e Pirandello non sono poi così distanti. «Sono tutti aspetti che si possono legare alla dimensione profonda del vivere» conclude don Mauro. Durante la festa, grazie al coinvolgimento del Magazzino sul Po (che durante l'anno ha anche messo a disposizione i suoi spazi per l'attività del progetto) vengono offerte bibite analcoliche al prezzo scontato di 1 euro e 50 centesimi. Come a dire che è possibile divertirsi anche senza sballo.

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Torino, Lungopo, Murazzi. Attività estiva dell'oratorio di strada San Luigi. Tutte le fotografie di questo servizio sono di Paolo Siccardi/Sync.
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