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«Don Alberto, che cosa avevi visto di speciale in me?»

Il prete, un giuseppino, se l'è portato via il Covid-19. La nostra lettrice, Beatrice, ci invia alcune riflessioni, che danno da pensare, sulla figura di questo sacerdote. E su una sua insolita, e insoluta, domanda


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Per fare un salto, allontanati

Lo sanno tutti che per fare un salto bisogna allontanarsi e prendere la rincorsa; io ci sto provando, ma quando arrivo al limite mi blocco perché non è facile parlare della morte, questa cosa disgustosa  che è entrata di prepotenza nella vita delle nostre case, nascondendosi dietro la mascherina dei  numeri anonimi, delle aree territoriali, degli ospedali da campo, della perizia dei sanitari, delle trasmissioni televisive che alleggeriscono la solitudine esistenziale di noi poveretti costretti a casa, degli  applausi dai balconi.

Quando la morte entra dentro di te, portandosi via qualcuno dei tuoi cari, che non hai potuto neppure salutare e che come un macabro dono ti verranno restituiti in una scatoletta piena di cenere, allora capisci che è tutto vero e che non puoi più rimandare la verifica della tua vita. Capisci che Dio non è la risposta, ma è la domanda. Dio è quello che dall'inizio dei tempi ti ha chiesto: “Tu da che parte vuoi stare? Vuoi fare della tua un salto nel vuoto, aggrappandoti a tutte le inezie che ti capitano sotto mano, per usarle e manovrarle a tuo piacimento, oppure vuoi scegliere di far parte di un progetto immenso, in cui tu con umiltà puoi fare la tua parte. Perché tu sei la risposta alle domande che Dio fa all'uomo?”

Queste cose ce le ripeteva don Alberto, un prete torinese, Giuseppino del Murialdo, arrivato fresco di ordinazione al Lorenteggio di Milano, che se ti incontrava per la strada, ti fermava e diceva: “Vedo qualcosa di speciale in te, mi piacerebbe diventare tuo amico”. Lo diceva con tanta convinzione che ci siamo "cascati" in tanti e con lui abbiamo fatto ritiri spirituali, adorazioni, catechesi, campi di lavoro, follie del tipo di andare con i figli piccoli in Friuli quando c'è stato il terremoto, per mesi, per anni.  E poi la montagna; diceva che quando arrampichi la montagna è una metafora di Dio: tu hai bisogno lei, o di Lui; farne parte è un privilegio che ti viene concesso.

Si sono dipanati gli anni e don Alberto è andato un po' qua un po' là; alla fine è diventato direttore del seminario di Valbrembo, vita diversa, altre cose, ma i molti amici degli inizi sono rimasti sempre molto legati, anzi qualcuno è uscito dal gregge ed è diventato una pietra viva della Chiesa. La notte di san Giuseppe don Alberto è morto per il coronavirus all'ospedale di Bergamo. Noi all'inizio non ci abbiamo creduto, poi ci siamo rimasti male perché non aveva ancora risposto alla domanda che ognuno di noi non aveva mai avuto il coraggio di fargli: “Che cosa avevi visto di speciale in me?”

 

Beatrice

Milano

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Don Alberto
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