Immagine pezzo principale

Adozioni internazionali:costi e numeri

I dati più recenti mostrano un calo delle adozioni internazionali. Una ricerca della Bocconi rivela, invece, i costi altissimi per le famiglie.


Pubblicità

Diminuiscono del 2,6%, rispetto al 2010, i bambini stranieri adottati in Italia. Nel 2011, secondo i dati provvisori del Rapporto annuale sulle adozioni dall'estero nel nostro Paese, elaborato dalla Commissione per le adozioni internazionali (Cai), sono stati adottati 4.022 piccoli stranieri. Erano 4.130 l’ anno precedente. Il Rapporto mostra anche i Paesi di provenienza dei bambini dove troviamo al primo posto la Federazione Russa, con 781 minori; seguono la Colombia (554), Brasile (304), Ucraina (297) ed Etiopia (296).     

Le coppie adottive sono 3.154 e la Lombardia si conferma la regione in cui risiede il maggior numero (559 coppie, il 17, 7% del totale). Dai dati si rileva, inoltre, l'incremento delle adozioni in alcune regioni del Sud.

Secondo il Cai la lieve flessione «è dovuta principalmente al forte rallentamento delle attività in alcuni Paesi, quali il Vietnam e la Cambogia, conseguente alle recenti riforme legislative nella materia della protezione dell'infanzia e delle adozioni, nazionali e internazionali».

Infine il Rapporto  sottolinea che è anche calato il numero delle adozioni in Ucraina, Paese che non ha ancora ratificato la Convenzione de L'Aja e che modifica continuamente le condizioni per l'espletamento delle procedure e per l'adottabilità dei minori. Si sta consolidando invece l'attività in Cina, Paese con il quale la collaborazione è stata avviata nel 2007.

                                                                                                  Orsola Vetri

Una ricerca realizzata dal Cergas (Centro di Ricerche sulla Gestione dell'assistenza Sanitaria Sociale) della Bocconi in collaborazione con il Coordinamento degli enti autorizzati (Cea), il coordinamento Oltre Associazione e alcuni altri enti tra cui l’ ente Arai della Regione Piemonte ha analizzato i costi italiani delle adozioni internazionali, facendo emergere un quadro poco roseo per tasche di famiglie ed enti.

Attilio Gugiatti
, ricercatore del Cergas e coordinatore della ricerca, spiega  «Attualmente i costi per la parte Italia richiesti alle famiglie sono quelli fissati nel 2003, salvo adeguamenti comunicati alla Cai (Commissione adozioni internazionali) sulla base di una scheda inviata annualmente dagli enti» e aggiunge «Lo studio ha evidenziato che oggi tali costi per le famiglie non sono più sufficienti per coprire le spese sostenute dagli enti per realizzare un percorso adottivo che sia in linea con gli standard qualitativi richiesti dalla Commissione».

Ma di che cifre si parla? La spesa che le famiglie adottive devono sostenere per i servizi resi dagli enti per il percorso pre e post adozione supera i 4 mila euro. I costi a carico degli stessi enti sono stati quantificati in 7.500 euro (dato medio calcolato secondo un modello di costo definito dallo studio). Per rientrare delle maggiori spese sostenute questi «devono fare sempre più ricorso al volontariato, utilizzando personale meno qualificato, specializzarsi su pochi paesi, trovare finanziamenti attraverso attività di cooperazione internazionale e grazie alle donazioni», spiega il coordinatore della ricerca.


Soluzioni che si scontrano con l’ attuale contesto delle adozioni internazionali, in cui l’ elevata percentuale di bambini adottati (40 ogni 100) presenta situazioni e necessità particolari che richiedono un’ alta specializzazione del personale impiegato dagli enti. Per le famiglie la situazione non è meno problematica: se i soli costi italiani ammontano a più di 4 mila euro, «il percorso completo può superare facilmente i 20 mila euro» aggiunge Gugiatti. Cifre che rischiano di essere proibitive per molte famiglie, soprattutto in un momento di crisi economica come quella che stiamo vivendo.

Dalla ricerca emerge quindi una duplice necessità. Da un lato si dovrebbe rivedere il tariffario stabilito nel 2003 in modo da permettere agli enti di investire maggiormente nella formazione interna e di impiegare personale altamente specializzato. Dall’ altro lo stesso direttore del Cergas Bocconi suggerisce ad enti e Cai di «attivarsi presso il sistema creditizio per aumentare il numero delle iniziative di concessione di linee di credito specifiche per le famiglie adottive».

La ricerca fornisce anche alcune indicazioni di policy nazionale, tra cui la riduzione del numero e della frammentazione degli enti autorizzati operanti e la creazione di un organismo pubblico che operi su tutto il territorio nazionale; mentre a livello europeo bisognerebbe iniziare a considerare le adozioni tra le politiche europee sviluppando la collaborazione fra gli stati membri. 

                                                                                                     Irene Moretti

Adozioni internazionali dai costi in crescita. «A fronte dei contributi che noi enti chiediamo, c'è da parte nostra un costo più elevato da sostenere per fornire i servizi. Il problema è duplice: da un lato la  sostenibilità nostra e dei nostri bilanci, dall'altro l'esigenza di non gravare troppo sulle famiglie».

A parlare è Paola Crestani, presidente del CIAI (Centro italiano aiuti all'infanzia), ente che per primo ha introdotto in Italia l’ adozione internazionale nel 1968 e che fa parte del Coordinamento Oltre l’ Adozione. Ammonta, infatti, a oltre 4 mila euro la spesa che le famiglie adottive devono sostenere in Italia per i servizi resi dagli enti autorizzati che si occupano di seguire il percorso pre e post adozione, a fronte dei circa 7.500 euro di costo medio per ogni ente (dati Cergas Bocconi, cfr pezzo precedente).

E con un ammontare complessivo per i genitori, comprese le spese all'estero, che può superare i 20 mila euro. «I costi sono quelli fissati dalla Commissione adozioni internazionali nel 2003, senza poi essere stati più aggiornati e non corrispondono dunque alla realtà: ecco il motivo della discrepanza. Si rileva in questi anni un aumento dell'età dei bambini in arrivo e di quelli con problemi di salute, gli "special needs", con una relativa crescita delle esigenze. In Italia è poi aumentato il costo della vita, sono aumentati anche gli impegni e i servizi che l'ente deve erogare, come richiesto dalle linee guida della Cai».

I bambini che hanno bisogno di famiglia non sono più, dunque, quelli di 20 anni fa: «Ci sono i piccoli con problemi che non vengono adottati nei paesi d'origine e noi abbiamo delle risorse preziose, le famiglie disponibili a farsi carico di essi in base alle loro capacità e al loro amore, non al reddito». Soluzioni possibili? «In questo momento l'unica, putroppo, è gravare ancora di più sui genitori adottivi, se dobbiamo mettere in conto ciò che ricade su nostra spalle. Occorre, però, un intervento di finanziamento da parte dello Stato. In questo momento, tuttavia, non c'è ancora una proposta concreta: abbiamo chiesto alla Cai un colloquio che tra Commissione ed enti manca da un anno e mezzo».

Come trovate il denaro, intanto? «In modo diverso: attraverso la quota soci o le persone di cuore che ci sostengono: siamo professionisti e non intendiamo per nessuna ragione abbassare gli standard di qualità. Come Ciai siamo inoltre dell'idea che sarebbe auspicabile una diminuzione del numero enti, con una razionalizzazione e una maggiore possibilità di controllo. Oggi siamo 65, sarebbe auspicabile che si fosse tra i 20 e 30».   Intanto, in termini di sostegno, qualcosa a livello locale si muove. In Toscana risale a qualche giorno fa un accordo di collaborazione e una convenzione per supportare le coppie che decidono di avviare l’ iter di adozione nazionale e internazionale.

L’ accordo individua modalità di intervento per assistere le coppie nelle varie fasi dell’ iter adottivo, attraverso la creazione di una collaborazione attiva tra i soggetti coinvolti ed è stato firmato dai rappresentanti della regione Toscana, dai comuni capofila dei quattro centri adozioni toscani (Firenze, Prato, Pisa e Siena) e dagli enti autorizzati per l’ adozione internazionale operanti sul territorio. La convenzione, in particolare, attiva un fondo da 300 mila euro per la copertura degli interessi sui prestiti contratti durante l’ iter adottivo.

                                                                                                   Maria Gallelli

Immagine articolo
Loading

Pubblicità
Iniziative San Paolo