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Dimezzati gli F-35. È abbastanza?

La Camera dei Deputati ha votato a favore della mozione della maggioranza sul dimezzamento del budget dedicato all’ acquisto dei cacciabombardieri. Movimento 5 stelle e Sel ne chiedevano la cancellazione. Come pure i movimenti pacifisti e non violenti, secondo i quali si tratta solo «di un positivo passo avanti».


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Dimezzati, ma non cancellati. La Camera dei Deputati ha votato a favore delle mozioni di maggioranza e di Fi sulla partecipazione al programma F-35, che prevede il dimezzamento del numero dei cacciabombardieri da acquistare.

Meglio di prima. Sulla base dei dati disponibili, la spesa per il nostro Paese passerebbe quindi da 14 a 7 miliardi di euro per il puro acquisto, da 50 a 25 miliardi di euro considerando i costi accessori e la manutenzione.

Certo, un passo avanti nella riduzione delle spese militari. Ma – specie in tempi di buia crisi, di disoccupazione elevatissima, di tagli allo stato sociale – la domanda si ripropone, comunque: è davvero indispensabile, oggi, comprare 45 cacciabombardieri, che peraltro sembrano ancora avere non pochi problemi tecnici da risolvere (almeno a quanto risulta dalle stesse valutazioni della Difesa americana)?

In ogni caso, il voto di oggi porta a un’ altra sostanziosa riduzione (in origine i velivoli da acquistare dovevano essere 130). E non solo. In base ai testi approvati alla Camera, il governo risulta impegnato (mozione del Pd), «a riesaminare l'intero programma F-35 per chiarirne criticità e costi con l'obiettivo finale di dimezzare il budget finanziario originariamente previsto». Il riesame, viene spiegato nel testo, va fatto «così come indicato nel documento approvato dalla commissione Difesa della Camera dei deputati a conclusione dell'indagine conoscitiva sui sistemi d'arma, in vista del Consiglio europeo del dicembre 2013, tenendo conto dei ritorni economici e di carattere industriale da esso derivanti».

Il governo è poi impegnato «a ricercare, entro questi limiti, ogni possibile soluzione e accordo con i partner internazionali del programma F-35, al fine di massimizzare i ritorni economici, occupazionali e tecnologici, valorizzando gli investimenti già effettuati nella Faco e la sua potenzialità quale polo produttivo e logistico internazionale; a mantenere costante il controllo sulla piena rispondenza dei velivoli ai requisiti di efficienza e di sicurezza e ai criteri operativi delle Forze armate».

Gian Piero Scanu, capogruppo Pd in commissione Difesa della Camera, durante le dichiarazioni di voto delle mozioni sugli F-35 ha anche spiegato che il dimezzamento del programma F-35 è una «indicazione importante sia nel merito che nel metodo. Infatti, da una parte è giusto secondo noi razionalizzare le risorse destinate agli F-35 dall'altra è fondamentale che sia il Parlamento a decidere, così come ha stabilito la Riforma sui sistemi d'arma che noi abbiamo fortemente voluto alla fine della scorsa legislatura. La nostra mozione, dunque, è coerente con un percorso di revisione dello strumento militare e con i rigorosi vincoli di bilancio imposti dalla crisi».

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