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Diabolica Angelina (Jolie)

L'attrice e compagna di Brad Pitt è la strega cattiva in "Maleficent" della Disney. Un'originale rivisitazione della "Bella addormentata nel bosco": qui proviamo a raccontarvi la morale della favola...


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Diceva il critico cinematografico Roger Ebert che «ogni film vale solo quanto il suo cattivo». Se assumiamo questo criterio per giudicare Maleficent, il nuovo film della Disney nelle sale in questi giorni, non ci resta che riconoscere la fascinazione emanata dal cattivo di turno.

Per forza: è Angelina Jolie. Sì, l’ affascinante attrice di Hollywood, un premio Oscar e tre Golden Globe, compagna di Brad Pitt, madre di sei figli, ambasciatrice dell’ Onu per i rifugiati, questa volta fa la malvagia. E non una qualsiasi, bensì la strega perfida e terribile che in La bella addormentata nel bosco lancia quella terribile maledizione alla giovane principessa: al compimento del 16° anno, si sarebbe punta un dito e sarebbe caduta in un sonno profondo, dal quale l’ avrebbe potuta risvegliare soltanto un bacio. Purché, questo bacio, esprimesse autentico amore.

UN TRUCCO DA FAR PAURA. Poche scene di Maleficent, esaltate dal 3D, e si capisce che Angelina è una cattiva di tutto rispetto: zigomi accentuati, pelle bianchissima, labbra rosse, due inquietanti corna che spuntano dalla testa, un lungo mantello nero che scivola fino a terra... Basti dire che persino il figlio Pax ne è rimasto atterrito e lamamma ha dovuto smascherarsi di fronte a lui per fargli capire che era sempre lei e, dopo aver visto scappare a gambe levate diverse bambine candidate al ruolo della principessa Aurora da piccina, la scelta è caduta giocoforza sulla figlia Vivienne che, ai tempi delle riprese, aveva cinque anni: era l’ unica che non fuggisse inorridita...

Non è difficile capire perché Angelina Jolie sia rimasta intrigata dalla sfida. Maleficent è una sorta di prequel della favola classica La bella addormentata nel bosco, che la Disney portò al cinema nel 1959 ispirandosi alla storia di Perrault e dei fratelli Grimm. Scopriamo così che in principio Malefica era una fata buona, che regnava su una brughiera incantata separata dal regno degli uomini.

IL TRADIMENTO. Un bel giorno, o forse sarebbe meglio dire un brutto giorno, un ragazzo, Stefano, finì per caso nella brughiera: i due si conobbero e si innamorarono perdutamente l’ uno dell’ altra. Divenuto adulto, però, Stefano si lasciò conquistare dall’ avidità e dal desiderio di potere e tradì Malefica, che poi lanciò la celebre maledizione su sua figlia, Aurora...

Il film esplora insomma le ragioni per le quali Malefica, da fata buona e innocente qual era, si è trasformata in una strega cattiva. Si incomincia così a intravedere la morale della favola: nessuno nasce cattivo, lo si diventa in seguito a un trauma, un dolore – straziante il grido di Angelina-Malefica allorché scopre l’ orribile scempio che le ha inflitto il ragazzo di cui si fidava – un tradimento, un’ ingiustizia. Il male è sempre l’ effetto di una mancanza d’ amore: infatti solo un bacio di vero amore (quello che è stato sottratto a Malefica) potrà spezzare l’ incantesimo. E dalla mancanza d’ amore scaturiscono la voglia di vendetta, la maledizione, la guerra, in una spirale perversa che sarebbe senza fine, se...

Ricostruita la vicenda di Malefica fino al punto in cui si ricongiunge con la fiaba tradizionale, il film se ne discosta con varianti narrative che, oltre a sorprendere lo spettatore, contengono implicazioni psicologiche e morali interessanti. Non sveleremo qui lo svolgimento della trama, a beneficio di chi andrà a vedere il film, ma vale la pena osservare che propone riflessioni sul pentimento, il perdono, l’ amore materno come sentimento in grado di rovesciare un destino che sembrava ineludibile...

In particolare, il sorprendente sviluppo narrativo suggerisce che l'amore materno, il sentimento che lega una madre a una figlia è più forte di qualsiasi altro sentimento. Persino di quello fra un uomo e un donna, visto i deludenti esiti del bacio del principe azzurro alla bella addormentata. A proposito del concetto di maternità, poi, la trama ne propone una biologica e una culturale. La madre che ha generato Aurora si eclissa, travolta dalla malattia e dalla superbia del marito. La cattiva Malefica, invece, sentirà nascere dentro di sé, quasi suo malgrado, un affetto irreprimibile per la ragazzina, standole accanto giorno dopo giorno, spiandola, giocando con lei, seguendone la crescita attimo dopo attimo... Come dire: quel che conta e vale, alla fine, è l'amore speso quotidianamente.

Forse ci allontaniamo anche troppo dal film - ma non è questo il bello dell'arte, che nella fruzione personale l'opera ermeneuticamente si trasforma, arricchisce, complica, al di là delle intenzioni dell'autore stesso? -, ma si può ravvisare l'idea che un sentimento, per essere davvero forte e vero, ha bisogno dell'autenticazione del tempo, della durata, della costanza; insomma dell'impegno. Ecco che il famoso amore a prima vista non basta più: non è detto che non esista - e infatti il principino si rifarà vivo, una volta che la principessa sarà stata svegliata, non da lui... -, ma per rivelarsi reale e profondo dovrà svilupparsi, snodarsi nei giorni, inverarsi nella quotidianità...

EROI E ANTIEROI. Il tema dei cattivi è connaturato al cinema e i più grandi attori hanno colto al volo l’ occasione di misurarsi con il ruolo. D’ altra parte, la presenza del male e del cattivo sono una necessità narrativa: senza i cattivi, i buoni non avrebbero ragione di esistere. Impossibile immaginare Topolino senza Gambadilegno, Peter Pan senza Capitan Uncino, Harry Potter senza Voldemort. È nel confronto con l’ antagonista che l’ eroe trae la sua forza e la sua identità.

Maleficent suggerisce altri due spunti. Il primo è che in ciascuno di noi è presente il bene come il male (lo ha spiegato Dottor Jekill e Mr Hyde di Robert Louis Stevenson): sono l’ amore o la sua assenza a far prevalere l’ uno o l’ altro. La seconda è che ogni persona è libera e responsabile del suo destino e può imprimere la direzione voluta alla sua esistenza.

Come Raskolnikov, il ragazzo-omicida di Delitto e castigo di Dostoevskij, e come il cattivissimo Gru, protagonista di Cattivissimo me, anche la più malvagia delle streghe può riscoprire l’ amore.

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