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Ricominciamo con un cuore nuovo, lettera di monsignor Bertolone

In uno scritto indirizzato a tutti i fedeli, l'arcivescovo di di Catanzaro-Squillace riflette sul Sacro Cuore di Gesù, al quale è dedicato il mese di giugno. Coniuga cronaca e teologia. "Dal termine “cuore”, deriva anche la parola coraggio, carissimi, cioè la forza morale che permette di affrontare situazioni difficili come quelli che viviamo. Riportiamo Dio al centro e al primo posto della nostra esistenza, a partire da preghiera quotidiana, Confessione e Comunione, per essere attenti e premurosi verso coloro che domandano, spesso silenziosamente, il nostro intervento.


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Coniuga cronaca e teologia con uno stile appassionato, impreziosito da diverse citazione d'autore (il cardinaleJohn Henry Newman e il filosofo Søren Kierkegaard, tra gli altri) e che non esclude qualche pennellata d'ironia. Monsignor Vincenzo Bertolone, arcivescovo di Catanzaro-Squillace e presidente della Conferenza episcopale calabra ha scritto una lettera ai fedeli (titolata Di cuore, coraggio!, qui il testo integrale) per il mese di giugno, il quale com'è noto è dedicato al Sacro Cuore di Gesù.  «Nuova lena, cuori nuovi», esordisce il presule: «"Se qualcuno ritiene di essere religioso, ma non frena la lingua e inganna così il suo cuore, la sua religione è vana» (Gc 1,26). Carissimi, in questo tempo di pandemia, siamo stati sollecitati ad un cambiamento nell’ idea dei nostri rapporti con il pianeta terra, gli animali, le cose… Tutto è connesso, come ci ha mostrato il contagio. Tutto è connesso anche nel bene, come ci ricorda la teoria dei vasi comunicanti applicati al corpo ecclesiale. Il rinnovamento spirituale e pastorale di uno incide su tutta la Chiesa».

Monsignor Bertolone si concede una pennellata ironica ricordando «una vignetta che è circolata sui social nei giorni del distanziamento sociale totale: si vede il diavolo che provoca il Signore: “Ti ho fatto chiudere tutte le chiese”; e il Signore che sorride: “E io ne ho aperta una in ogni casa!”. Questa vignetta sembra, tuttavia, anche un’ accettazione soddisfatta – e non tanto consapevole – della sufficienza di una Chiesa “virtuale”, in cui ciò che conta è il servizio sacro che ci raggiunge a domicilio, con la grave perdita degli aspetti di annuncio, di celebrazione e di carità. Anche la Chiesa (o più precisamente, il sacro) rischia di essere interpretato sul modello degli acquisti on line, come un servizio non essenziale che, tuttavia, può essere offerto on demand (con la consegna a domicilio). In realtà, la rinuncia alla “carne” della comunione ecclesiale (l’ Eucaristia, la Confessione, la comunione concreta tra le membra dell’ unico Corpo, la carità dell’ andare incontro all’ altro, le relazioni interpersonali…) è stato il più grave vulnus inferto al corpo ecclesiale. Ne ha sofferto l’ intero corpo della Chiesa, ne hanno sofferto i singoli. Ma ora, si apre un mese in cui avremo come una trasfusione di sangue ossigenato. È il mese del Sacro Cuore!» 

«Il dramma del coronavirus, sul piano pastorale, non andrà mai rimosso», sottolinea l'arcivescovo di Catanzaro-Squillace, «non dovrà mai essere utilizzato come “colpa” degli uomini verso il Signore, o peggio come “punizione divina”, ma valorizzando il significato del virus come prodotto dell’ offesa degli uomini al creato (dono gratuito del Signore), esso va riscattato con la conversione degli animi e dei comportamenti sociali,  ma sia anche occasione di riconciliazione, di solidarietà e di condivisione, come risposta di Dio al turbamento ed alla paura, e con la coerenza dei comportamenti individuali e di gruppo nel rispetto del Creato e del suo equilibrio sostenibile. A tutti particolarmente alle famiglie, ricordo una delle promesse del Sacro Cuore a santa Margherita: “Porterò soccorso alle famiglie che si trovano in difficoltà e metterò la pace nelle famiglie divise”. 

Il cuore del messaggio è un ripetuto e insistito invito alla conversione. Personale e sociale. «Gesù è davvero innamorato di noi, anche quando, peccando, cerchiamo di allontanarci da Lui. Ci aspetta, arde d’ amore per noi, parla al nostro intimo, Cuore a cuore, e c’ invita pertanto alla penitenza, alla confessione, promettendoci misericordia. Intensifichiamo, in questo mese, la pratica della Confessione individuale, chiedendo ai nostri sacerdoti il ministero della confessione! - In secondo luogo, vi chiedo di valorizzare nel corso di questo mese tutte quelle persone che, apparentemente, sembrano nell’ abisso dell’ indegnità e dell’ ignoranza – i “vinti” dalla vita, gli “scartati” dalla società, coloro che sono stati resi “invisibili” dalla “guerra del contagio”…: siano non soltanto i “destinatari” della nostra beneficenza e solidarietà, ma gli attori di una rinascita cristiana, che faccia leva sull’ amore! La missione riparta  dagli ultimi: questo slogan c’ invita a valorizzare gli ultimi per una nuova missione evangelizzatrice.  - Inoltre, vi chiedo di cominciare da ognuno di noi – di fronte a Dio siamo tutti veri e propri abissi d’ indegnità e d’ ignoranza – per riportare Dio al centro e al primo posto della nostra esistenza: preghiera quotidiana, coroncina al sacro Cuore di Gesù, comunione riparatrice, azioni di prossimità e di vicinanza a coloro che domandano, spesso silenziosamente, il nostro intervento».

Infine, una nota storica. «Cor ad cor loquitur: "Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa" (1Gv 3,20). Il mese dedicato al cuore di Gesù Cristo mi fa pensare ai tre cuori (probabilmente le tre Persone divine) che il John Henry Newman scelse per il suo stemma cardinalizio. Quando nel 1879 fu nominato Cardinale, non si fece disegnare un proprio stemma, ma adottò con pochi cambiamenti uno stemma del XVII secolo, ereditato dal padre. Egli non formulò nemmeno un proprio motto, ma scelse il detto: “Cor ad cor loquitur” (il Cuore parla al cuore; ma anche; Cuore a cuore) che sentiva così familiare tanto da ritenerlo della Bibbia o dell’ Imitazione di Cristo. Il primo Cuore che parla ai cuori è senza dubbio quello di Cristo; il secondo, mi piace pensare sia il Cuore della Madre di Gesù (il cui mese di maggio ci lascia per consegnarci il mese dedicato al Figlio), trafitto da sette spade perché vibrante all’ unisono col cuore del suo Figlio trafitto dalla spada e Risorto. E il terzo cuore? Non è forse il cuore di ciascuno di noi, Vescovo, preti, consacrati/e e laici, chiamati a vibrare all’ unisono coi cuori di Maria e di Gesù, per pulsare costantemente il sangue dell’ amore (il sangue eucaristico!)? Questo Sangue prezioso rivitalizzi tutto il corpo e lo renda, da inerte, vivente e vivace per l’ amore agli altri, alle creature, alla Terra. Ricordiamo una delle promesse del Sacro Cuore a Santa Margherita: “Benedirò i luoghi dove l’ immagine del mio Sacro Cuore verrà esposta e onorata”».

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