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La verità in un sogno


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Ora che ha sognato il papà, l’ ex senatore Sergio De Gregorio ha deciso di dire tutta la verità, nient’ altro che la verità. Soprattutto, deve dire che cosa successe nel periodo in cui sedette tra i banchi di Palazzo Madama, dal 2006 al 2012. La vicenda di questo ex giornalista è davvero singolare: dopo essere passato per Paese Sera, Oggi, la Rai, l’ Espresso, la Finivest, nel 1994 cambia casacca politica lasciando il Psi per Forza Italia. Due anni dopo, diventa direttore del giornale L’ Avanti!, nulla a che vedere con la storica testa socialista.
Quest’ ultima, infatti, è priva dell’ articolo e dell’ apostrofo. Due piccolezze che potrebbero confondere le idee, ma non a De Gregorio e non, soprattutto, a Valter Lavitola, che de L’ Avanti! è proprietario attraverso una cooperativa giornalistica, International Press. Il giornale vive solo da marzo a dicembre 1996: la direzione De Gregorio evidentemente non riesce a “sfondare”.

Poco male, però, perché De Gregorio è un vulcano d’ idee, soprattutto politiche. Così, nel 2000, fonda un’ associazione, Italiani nel mondo, per diffondere l’ immagine dei nostri connazionali all’ estero e del nostro Paese (evidentemente ancora poco conosciuto) oltre che essere assistente parlamentare (leggasi portaborse) al Parlamento europeo fino al 2004, anche se nella sua biografia non viene specificato chi fosse l’ assistito.
Sempre in azione, nel 2005 si presenta candidato alle regionali della Campania nella Democrazia cristiana per le autonomie di Gianfranco Rotondi. Trasforma Italiani nel mondo da associazione in movimento politico, così da candidarsi al Parlamento italiano ma al fianco dell’ Italia dei valori. Viene eletto senatore alle politiche del 2006 e Antonio Di Pietro, assai generoso, gli affida la direzione editoriale del giornale di partito.

Lui, per ringraziarlo… si fa eleggere con i voti del centrodestra alla presidenza della Commissione Difesa, contro la candidata del centrosinistra Lidia Menapace. Di Pietro direbbe: che c’ azzecca? Nulla, anzi… Però, decide di punire De Gregorio, si fa per dire, costringendolo alle dimissioni da direttore editoriale del giornale. De Gregorio non s’ abbatte più di tanto e quando s’ astiene in Commissione sull’ indulto è la volta che Di Pietro scoppia.

Il senatore, come se fosse la cosa più normale del mondo, lascia il centrosinistra e se ne va a destra con il suo Italiani nel mondo firmando un patto con Forza Italia. Poi, provvede a far cadere il governo Prodi votandogli contro nel 2008. Ma se De Gregorio una ne fa e cento ne pensa, anche la magistratura non sta con le mani in mano. Prima la Procura antimafia di Napoli lo indaga per riciclaggio e favoreggiamento della camorra poi la Procura di Roma lo iscrive nel registro degli indagati per corruzione.

Nel 2012 è la volta delle voci “truffa” e “false fatturazioni” nell’ inchiesta sui finanziamenti al quotidiano L’ Avanti!. Segue un ordine di custodia cautelare agli arresti domiciliari. Infine, arriva anche l’ accusa di essere stato corrotto con 3 milioni di euro per passare dal centrosinistra al centrodestra nel 2007. Il concessore sarebbe Silvio Berlusconi, a sua volta indagato. Ed è qui che De Gregorio si trasforma. Senza farsi alcun problema, decide di parlare. Lo fa prima pubblicamente, ai suoi ex colleghi, i giornalisti: dice che due di quei tre milioni erano in nero, pagati in rate da 200 o 300 mila euro per volta.

E che a consegnargli i soldi è stato Valter Lavitola. Così, per Berlusconi scatta anche il rinvio a giudizio per presunta compravendita dei senatori, nel tentativo di far cadere Prodi. Oggi De Gregorio parla, ma ai tempi quei passaggi di denari e di poltrone gli erano sembrati normale dialettica partitica, tanto che, secondo il quotidiano Il Fatto, dai verbali degli interrogatori coi magistrati De Gregorio, ai bei tempi, discutendo su come far cadere il governo Prodi, si era offerto come tramite per corrompere altri senatori: «Dissi a Berlusconi che forse il senatore Caforio poteva essere iscritto tra gli indecisi. Lui mi disse: cosa gli puoi offrire? Io risposi: di rendersi autonomo e magari gli date un finanziamento alla sua forza politica. Lui mi disse: puoi offrirgli fino a cinque milioni».

Che queste siano davvero le dichiarazioni ai magistrati di De Gregorio è ancora tutto da stabilire, anche se i dubbi sembrano diradarsi, dal momento che lo stesso Caforio, dal 2006 al 2008 senatore di Italia dei valori, intervistato da Repubblica, ha dichiarato che nel 2006 De Gregorio lo chiamò al telefono offrendogli cinque milioni per passare col centrodestra. Ora, però, De Gregorio, novello Saul, è stato fulminato sulla via di Rebibbia, come ha dichiarato a Il Fatto quotidiano:
«L’ estate scorsa ho sognato mio padre, che ho perso nell’ aprile 2011. Mi suggeriva di mollare la politica e mi faceva anche una previsione: Antonio Di Pietro non sarebbe stato rieletto. Fui turbato dal sogno che contribuì alla mia decisione di fare chiarezza con i magistrati. Non sto inventando».

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