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Dal calcio alla lirica, viaggio in una città che perde colpi


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I baristi di Parma hanno affisso in vetrina il faccione dell’ ex patron della squadra di calcio, l’ imprenditore Tommaso Ghirardi. «Io qui non posso entrare», hanno scritto, forse per esorcizzare la paura del fallimento. «Tra l’ altro lui non c’ entra con noi, è di Brescia, lombardo come quell’ altro». Quell’ altro, ovvero l’ attuale presidente, Pietro Manenti, che a quanto si dice ha comprato la squadra per un euro e adesso si rifiuta di portare i libri in tribunale.

Anche il sindaco l’ ha giudicato inattendibile, mentre la Finanza ha messo sotto sequestro la società, dai computer alle panchine degli spogliatoi. Ai giocatori è stata risparmiata l’ umiliazione di andare in trasferta a Genova con le loro auto, ma il rinvio della partita forse ha peggiorato le cose perché la squadra si è sentita abbandonata anche dai vertici della federazione. «In realtà la gente ha fatto un minestrone: è la squadra di calcio che sta andando in disfacimento, la città per fortuna è sana».

Cerca di tenere i piedi per terra Pier Paolo Mendogni, critico d’ arte della Gazzetta di Parma. E mette il dito sulla vera piaga. Lo scandalo che due anni fa ha portato all’ arresto dell’ ex sindaco Pietro Vignali per corruzione e peculato, coinvolgendo funzionari comunali, partecipate e imprenditori. La città ducale, proiettata in un futuro da Piccola Parigi, è arrivata vicino alla bancarotta e l’ attuale sindaco, il pentastellato Federico Pizzarotti, ha ereditato un buco da 800 milioni. «La città ha sofferto moralmente», continua Mendogni, «e oggi continua a sentirsi umiliata e ferita».

Addio modello Parma

Per essere onesti, al di là della crisi del Parmigiano reggiano, che sembra legata soprattutto al ribasso dei prezzi, ci sono indicatori positivi. Primo tra tutti il tasso di disoccupazione, che qui si mantiene intorno al 7,5%, contro il 12,9% della media italiana. L’ export dell’ agroalimentare è cresciuto, le classifiche confermano la città ai primi posti per la qualità della vita. Al secondo in Emilia, subito dopo Reggio. Eppure sembrano lontani i tempi in cui si veniva qui per studiare il modello Parma. Una formula magica per coniugare cultura e sviluppo, tradizione e innovazione, che oggi ha paura di specchiarsi nella bancarotta della squadra di calcio.

Forse è solo suggestione, ma anche il centro storico appare di una bellezza un po’ struggente, come se il marmo rosa del Duomo rimandasse a un passato ormai perduto. Le grandi stagioni del Teatro Regio, l’ attesa corale del Festival verdiano, i negozi con le vetrine da fotografare, il piazzale della Pilotta pieno di gente e di fioriere colorate. Eppure i dati parlano di un aumento dell’ 8% del turismo, con 300 mila presenze nell’ ultimo anno. «Quello è un turismo che fa più male che bene alla città, gente che arriva con i pullman, va a vedere il duomo, mangia il panino, lascia la carta per terra e se ne va».
È severo il giudizio di Marco Parizzi, patron dello storico ristorante stellato. «La verità è che molte attività stanno chiudendo e che la tassa di soggiorno introdotta dal sindaco ha fatto fuggire un pezzo importante del nostro turismo, quello legato al commercio e alle aziende. Mentre la crisi del Regio ci ha sottratto quello culturale».

Pollice verso anche sul piano rifiuti e la raccolta differenziata, fiore all’ occhiello del Comune. «L’ hanno introdotta per dimostrare che l’ inceneritore non serve, ma è male organizzata. Alle sette di sera i marciapiedi sono pieni di sacchi e la città sembra un immondezzaio».

Un’ altra cosa che i parmigiani non hanno perdonato al sindaco. In campagna elettorale aveva promesso che con lui l’ inceneritore non l’ avrebbe mai spuntata, una promessa che non ha potuto mantenere. «Credo sia una persona brava e onesta, ma ormai ha tutti contro, compresa la Regione e persino il suo partito: così siamo fuori dai giochi». In effetti Pizzarotti è rimasto con il cerino in mano anche alla Fondazione del Regio. «Si sono ritirati tutti, dalla Camera di Commercio alle fondazioni bancarie», spiega Mauro Massa, presidente della casa edile trice Diabasis e responsabile delle relazioni esterne del colosso farmaceutico Chiesi. «Adesso rischiamo di perdere anche l’ aeroporto, che è sano ma non fa reddito», aggiunge, «per fortuna le nostre aziende creano benessere ». Aziende titolate che però non si stanno facendo avanti. Né per l’ aeroporto, né per il calcio, né per il teatro, «anche perché il Comune non riesce a essere stringente, con un progetto».

Intanto Parma si è vista declassata dalla riforma la storica Biblioteca Palatina e la Galleria Nazionale, che dipenderà da Bologna. Il critico letterario e scrittore Mario Lavagetto ha promosso una raccolta di firme, arrivata a quota 6 mila: «Un successo che mi dà speranza, perché sono firme di persone normalissime, che hanno capito che stanno per perdere qualcosa di prezioso. Peccato che il sindaco non abbia firmato».

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