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Caro Csi, sulla bestemmia tolleranza zero

Il Csi ha da tempo inventato un cartellino azzurro, a metà tra ammonizione ed espulsione. Lo sta sperimentando per la bestemmia in campo. Scelta educativa, dicono, che però li espone alle critiche e non ci convince.


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«Educare attraverso lo sport è la mission del centro sportivo italiano». La scritta campeggia  in maiuscolo arancione sul sito del Csi Torino. Per raggiungere meglio lo scopo il Csi s’ è inventato da tempo il cartellino azzurro. Si tratta di una via di mezzo tra giallo e rosso che, per alcune infrazioni di gioco e disciplinari, il Centro sportivo italiano adopera per decretare anche nel calcio un’ espulsione temporanea alla maniera del pozzetto della pallanuoto: se si viene sanzionati con l’ azzurro, si sta fuori qualche minuto e poi si rientra in partita.

L’ azzurro si applica da tanto, per esempio, per il fallo da ultimo uomo, ora però è uscita la notizia che nella giurisdizione della sede torinese scatterà anche per la bestemmia, che invece - lo ricordiamo - nella Guida pratica con cui l’ Associazione italiana arbitri della Federcalcio dà ai direttori di gara indicazioni per l’ interpretazione del regolamento, viene indicata come «scorrettezza da espulsione». Una scelta quella del Csi, che ha certo in buona fede mille ragioni ragioni, ma che all’ esterno ha indotto a pensare che da quelle parti si chiuda un occhio sulle trivialità da strada.
 
In effetti, ci può anche stare che in campionati in cui ci si propone di educare, facendo giocare tutti, si decida di derogare al regolamento, per non sanzionare con l’ espulsione falli di gioco che possono scaturire non solo dalla cattiveria agonistica ma anche da un gesto atletico maldestro. L’ azzurro lì potrebbe servire a non penalizzare troppo i bambini tecnicamente meno dotati con espulsioni massicce.

Riesce, però, anche a noi un po’ difficile capire la logica che ha portato a “derogare” altrettanto a una regola che sanziona soltanto mancanza di rispetto e maleducazione: sarà pur vero che i campionati di calcio di ogni ordine e grado sono carichi di imprecazioni blasfeme a mo’ di intercalare, e che a essere davvero fiscali c’ è il rischio di far finire le partite con l’ arbitro da solo in campo. Ma, forse, interrompere una partita per eccesso di bestemmie, potrebbe pure servire di clamorosa lezione. E se, invece è vero, come rilevano al Csi, che il fenomeno da quelle parti non è così diffuso da far correre il rischio di svuotare i campi, un rosso ogni tanto che sarà mai. In fondo educare è avere il coraggio di un evangelico «sì sì no no», incoraggiando gli arbitri ad applicare le regole, se non altro per mandare ai ragazzi un messaggio di chiarezza e di coerenza.   

Un calcione maldestro a uno scarso di piedi può scappare, ma sul “moccolo” si può pure imparare a trattenersi. Se non altro perché da grandi non in tutti i contesti sarà permesso bestemmiare e adoperare “brutte parole” a piacimento. Tanto vale impararlo presto, anche rimettendoci qualche partita.

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