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Su Craxi discutiamo pure, ma dedicargli una via no

Nell'anniversario della morte di Bettino Craxi si torna a discutere di dedicargli una via di Milano. Ma un conto è il dibattito sulla figura politica, altro è un onore che si può fare solo a chi ha rispettato la Costituzione. Le istituzioni devono decidere da che parte stare


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Ciclicamente la questione si riaccende: in occasione dell’ aniversario della morte, c’ è sempre qualcuno che propone di dedicare una strada o un luogo di Milano a Bettino Craxi. Anche al nuovo sindaco è stato chiesto un parere in merito. «È un argomento», ha detto il Beppe Sala, «che ha suscitato tante polemiche. Io sono favorevole a riaprire il dibattito, senza dare un giudizio che è ancora complesso. Non so se Milano sia pronta, bisogna ascoltare la città. Certamente è giusto interrogarsi per capirlo. Quindi bene il dibattito almeno».

 

Alla domanda se sarebbe favorevole a dedicargli un luogo, Sala ha risposto che «dipende da come e cosa. Ho incontrato la figlia anche recentemente. È una storia difficile su cui la mia opinione conta, ma conta soprattutto quella della città». Per poi precisare: «Io ho solamente ribadito che è un tema che appartiene alla storia di Milano ed è giusto discuterne, però sono ancora molto lontano da esprimere un giudizio. Quindi lasciamo che la città e il Consiglio comunale facciano la loro parte».

 

Mentre Il ministro degli Esteri Angelino Alfano, in visita ufficiale a Tunisi, invitato da Stefania Craxi, ha deposto un fiore sulla tomba di Craxi ad Hammamet, il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha detto di condividere la posizione del sindaco di Milano sul “riaprire la discussione”.

 

Tutto sta nell'intendersi sulla discussione, perché se stiamo anche parlando di dedicare vie e strade - una mozione in merito è stata è depositata a Palazzo Marino da Forza Italia - quale che sia l’ opinione della città, a noi pare che la questione stia a monte, che sia tutta in carico alle istituzioni e che non abbia a che fare con la maturazione dei tempi.

 

Un conto, infatti, è il giudizio sull’ operato politico di una persona, sul quale ognuno è libero di pensare ciò che crede. Tutt’ altro conto è dedicare una strada o un luogo pubblico: quello è un onore extra che le istituzioni fanno a qualcuno che ritengono meritevole.

 

E qui sta il nodo: possono le istituzioni onorare qualcuno che delle istituzioni medesime ha rifiutato le regole? La risposta, secondo noi, è no, a meno di non voler generare un’ immensa confusione.

 

Bettino Craxi è stato Presidente del Consiglio dal 1984 al 1987, quando ha assunto quella carica, secondo l’ articolo 93 della Costituzione, ha giurato fedeltà alla Repubblica con le parole allora in uso: "Giuro di essere fedele alla Repubblica italiana e al suo Capo e di osservare lealmente le leggi dello Stato e di adempiere le funzioni affidatemi con coscienza e diligenza e con l'unico intento di perseguire il pubblico interesse".

 

Anche senza scomodare l’ art. 54 della Costituzione che chiede a chi riveste cariche pubbliche di adempiervi con disciplina e onore (e la corruzione non vi pare ricompresa), resta il problema di quella “fedeltà” alla Repubblica, dell’ osservanza delle leggi dello Stato.

 

Bettino Craxi, al momento della morte, nel 2000, era per le leggi dello Stato italiano un condannato su cui pendevano due sentenze definitive. Si trovava ad Hammamet in Tunisia, dov’ era andato nel 1994 prima di essere raggiunto dalla prima richiesta di rinvio a giudizio, dal ritiro del passaporto e dal divieto di espatrio. Nel 1995 era stato ufficialmente dichiarato in stato di latitanza. Uscito dai confini italiani, riparato in uno Stato estero che non prevedeva estradizione, se fosse rientrato in Italia avrebbe dovuto scontare per corruzione e finanziamento illecito 5 anni e 6 mesi (Eni-Sai, sentenza diventata definitiva il 12 novembre del 1996) e 4 anni e 6 mesi (Metropolitana milanese, confermata in Cassazione il 20 aprile 1999).

 

Sottrarsi a un arresto e a maggior ragione all’ esecuzione di sentenze definitive, però, significa disconoscere le leggi dello Stato di diritto in cui si opera, a maggior ragione da parte di chi a quello Stato ha giurato fedeltà. Il contratto sociale prevede che chi sta nello Stato di diritto ne rispetti il patto e che in caso di violazione accetti le conseguenze, diversamente se ne chiama fuori.

 

Per questa ragione istituzioni che stanno dentro la Costituzione repubblicana possono dibattere finché vogliono ma non possono far pari e patta tra chi rispetta la Costituzione e chi la rinnega - men che meno tributandogli onori extra - a meno di non rinnegare anche sé stesse in una contraddizione insanabile.

 

Ps. In Italia la riabilitazione penale è un istituto giuridico che cancella gli effetti penali della condanna e le pene accessorie, ma la può chiedere solo chi abbia ristabilito il patto sociale scontando interamente e da un lasso di tempo previsto dalla legge la pena principale.

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