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Covid, l'Italia sull'orlo dello scenario "4", undici Regioni a rischio elevato

Il rapporto settimanale dell'Istituto superiore di sanità analizza la situazione del contagio: aumenta la preoccupazione per la pressione sul sistema sanitario e per la difficoltà di contenimento dell'epidemia


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L’ orlo della voragine su cui camminiamo si intravedeva già nel documento intitolato Prevenzione e risposta a COVID-19: evoluzione della strategia e pianificazione nella fase di transizione per il periodo autunno-invernale, approntato dai tecnici del Comitato tecnico scientifico e diffuso dal Ministero della Salute e dall’ Istituto superiore di sanità.

La chiave di volta è il numero dell’ indice Rt, che indica il fattore di diffusione del contagio: finché l’ indice Rt è pari a uno sappiamo che in media ogni persona infetta ne contagia un’ altra, se è maggiore ne contagia di più in base al numero. La soglia di 1,5 è quella indicata come critica dal rapporto di cui sopra: è la linea di demarcazione tra lo scenario numero 3, quello della «Trasmissibilità sostenuta e diffusa con rischi di tenuta del sistema sanitario nel medio periodo», con indice tra 1,25 e 1,5, che l'Italia sta mediamente superando e lo scenario numero 4, il 4° di quattro, e il più critico, quello della «trasmissibilità non controllata con criticità nella tenuta del sistema sanitario nel breve periodo».

Cambiando lo scenario cambia anche il programma delle misure a contrasto previste: si passa da «Interventi straordinari estesi (restrizioni locali temporanee su scala sub provinciale), quelli messi in atto dall’ ultimo Dpcm per intenderci (coprifuoco, chiusura ristoranti e bar alle 18, didattica a distanza dal 75% in su alle superiori ecc) a «possibilità di restrizioni regionali e/o provinciali» e più dettagliatamente possibilità di «restrizioni generalizzate con estensione e durata da definirsi rispetto allo scenario epidemiologico. In caso di restrizioni localizzate, limitazione della mobilità da/per zone interessate e chiusura di scuole università di durata da definirsi in base al quadro epidemiologico con attivazione di didattica a distanza dov’ è possibile».

Il tempo di valutazione non è giornaliero ma sull’ arco delle tre/quattro settimane, e la misura non un automatismo ma una “possibilità” da valutarsi in base ai numeri anche perché per ogni scenario sono previsti quattro diversi livelli di rischio. Ma le cifre presentate il 30 ottobre nel rapporto settimanale - che analizzano la situazione confrontando non i giorni singoli ma un periodo di una-due settimane, - non sono affatto incoraggianti, anzi:  dicono che l’ indice Rt medio a livello nazionale è arrivato a 1,7, in Lombardia e Piemonte supera il 2, per il periodo dal 19 al 25 ottobre, i numeri volgono sempre al peggio.  L'allarme è scattato in quasi tutto il Peese: «11 Regioni e Province autonome sono da considerare a rischio elevato di una trasmissione non controllata e 8 sono classificate a rischio moderato con probabilità elevata di progredire a rischio alto nel prossimo mese». Le situazioni più critiche sono: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Liguria, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sicilia, Toscana, Val d'Aosta, Veneto, un rischio già compatibile con lo scenario 4; mentre Campania, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Molise, Umbria e nelle Province di Bolzano e Trento stanno tra 3 e 4, che significa situazione critica sul sistema sanitario nel medio periodo. Soltanto il Molise sta un poco meglio. L’ indicazione dell’ Istitututo superiore di sanità è chiara: «Sono necessarie misure che favoriscano una drastica riduzione delle interazioni fisiche tra le persone e che possano alleggerire la pressione sui sistemi sanitari, comprese restrizioni di attività non essenziali e restrizioni della mobilità nonché l'attuazione delle altre misure previste», dallo scenario 4. I cittadini sono invitati a rimanere a casa il più possibile. È «fondamentale» dicono gli esperti. Chi esce comunque deve rispettare, igiene, obbligo di mascherine e distanziamento in modo rigoroso. Le Regioni vengono invitate «nuovamente» ad analizzare il rischio sul proprio territorio e a «considerare un tempestivo innalzamento delle misure di mitigazione nelle aree maggiormente affette in base al livello di rischio e sulla base delle linee di indirizzo». Diversamente potrebbe essere difficile assistere tutte le persone che si ammalano. 

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