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Cose nostre, le storie di chi ha detto no alla 'ndrangheta

Sono amministratori, imprenditori o semplici cittadini accomunati dal coraggio di non essersi piegati ai clan e, pur pagando un prezzo altissimo, non hanno lasciato la Calabria. Ecco le loro storie, di cui nessuno parla mai e che Raiuno porta in prima serata: questo è il servizio pubblico che ci piace


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Questa sera su Rai 1 si parlerà in prima serata di “Cose Nostre”, puntata speciale della trasmissione andata in onda lo scorso inverno che racconta le storie di imprenditori, amministratori e semplici cittadini calabresi che si sono opposti alla ‘ndragheta pagando un prezzo molto alto. C’ è la vicenda di Antonino Bartuccio, ex sindaco di Rizziconi (RC) che vive sotto scorta da quando denunciò le ingerenze delle cosche. Bartuccio faceva il commercialista, ma all’ ennesimo crimine mafioso commesso nel suo paese, l’ uccisione di un ragazzino figlio di un politico locale, decise che era il momento di impegnarsi in prima persona e nel 2010 divenne sindaco a sorpresa, perché l’ altra lista non fu ammessa per irregolarità. La giovane giunta da lui formata durò solo un anno perché i boss locali costrinsero i consiglieri a dimettersi uno a uno. Dimessosi anche lui, Nino Bartuccio andò dritto a denunciare i componenti dei clan e li fece arrestare. Dopo essere stato picchiato, dopo che il figlio tredicenne e il padre settantenni sono stati aggrediti, Bartuccio è tornato a svolgere il suo lavoro di commercialista con la scorta che non lo molla un attimo.

“Cose Nostre” affronta anche la storia di Gaetano Saffiotti, imprenditore edile di Palmi al quale la scorta “fa compagnia” da 15 anni, da quando, dopo aver subito intimidazioni e danneggiamenti ai suoi cantieri per non aver dato alla ‘ndrangheta “la sua parte”, andò a denunciare alla magistratura numerosi esponenti delle famiglie mafiose. Nel 2014 Saffiotti si offrì tra l’ altro di demolire gratuitamente la villa abusiva del clan Pesce a Rosarno perché nessun altro aveva avuto il coraggio di farlo neanche a pagamento.

I giornalisti della trasmissione hanno incontrato anche Viviana Balletta, vedova di Fortunato De Rosa, oculista di Canolo (RC) ucciso nel 2005 con tre colpi di fucile perché chiuse il passaggio del suo campo alle mandrie della ‘ndrangheta (le cosiddette “vacche sacre”) che per una legge non scritta possono pascolare libere in ogni proprietà. Oggi  Viviana continua a coltivare quei terreni dell’ Aspromonte. Infine c’ è la storia di Antonino De Masi, imprenditore di Gioia Tauro che dopo varie intimidazioni nel 2013 venne messo sotto scorta (la sua azienda è protetta dall’ esercito) dopo che contro un suo capannone vennero esplosi 40 colpi di kalashnikov. Oltre a dover affrontare la ‘ndrangheta De Masi ha denunciato le banche per usura e, come i protagonisti delle altre storie, continua a vivere in Calabria.

Ogni testimonianza è raccontata in prima persona dal protagonista e nel corso della trasmissione ci saranno interventi del Procucuratore di Reggio Calabria, Federico Cafiero de Raho e del Procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri. “Cose nostre”, a partire dal 29 ottobre, tornerà in seconda serata, sempre su Rai1, con nuove puntate, nelle quali continuerà ad occuparsi di criminalità organizzata  e a raccontare, con il linguaggio innovativo che ha caratterizzato la prima serie, le storie di chi si è ribellato alla mafia. I protagonisti saranno imprenditori, giornalisti, amministratori, sacerdoti, uomini e donne che hanno avuto il coraggio di denunciare le minacce, le violenze e gli affari sporchi delle cosche, in ogni parte d’ Italia. Persone che spesso pagano la loro scelta con la limitazione della libertà, costringendo spesso anche la loro famiglia ad una vita sotto scorta.  

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