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Coronavirus, il Papa prega per «i fratelli e le sorelle in carcere»

La Messa mattutina viene trasmessa in streaming e senza fedeli a causa del rischio del contagio. Francesco ha affidato al carcere di Padova le meditazioni della Via Crucis. Nell’ omelia ha parlato anche di Asia Bibi: dietro le persecuzioni che ha subito c’ è il diavolo


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Papa Francesco ha pregato «per i nostri fratelli e le nostre sorelle rinchiusi in carcere» nel corso della messa mattutina a Casa Santa Marta trasmessa in streaming da lunedì per l’ emergenza del coronavirus.

«Continuiamo a pregare per gli ammalati di questa epidemia. E oggi, in modo speciale vorrei pregare per i carcerati, per i nostri fratelli e le nostre sorelle rinchiusi in carcere. Loro soffrono e dobbiamo essere vicini a loro con la preghiera, perché il Signore li aiuti, li consoli in questo momento difficile», ha detto il Papa, che ha poi letto l’ antifona del salmista: «Non abbandonarmi, Signore mio Dio, da me non stare lontano; vieni presto in mio aiuto, Signore, mia salvezza».

E' di ieri la notizia, resa nota da egli stesso in una lettera al Mattino di Padova, che il Papa ha affidato al mondo del carcere della città veneta – detenuti, agenti della Polizia penitenziaria, volontari, famigliari dei carcerati, magistrati di sorveglianza, funzionari pedagogici – le meditazioni della Via Crucis del venerdì santo al Colosseo.

Per evitare il contagio anche le attività pubbliche del Papa si sono ridotte. Se l’ Angelus e l’ udienza generale del mercoledì non si svolgono più con la presenza di fedeli, anche la messa quotidiana che Francesco celebra ogni mattina nella cappella della sua abitazione vaticana avviene senza assemblea. Ma la messa viene straordinariamente trasmessa in streaming su Vatican News per permettere ai fedeli tutti di essere in comunione con il vescovo di Roma in questo momento particolare.

Francesco ha incentrato oggi l’ omelia sulla persecuzione dei cristiani, arrivando a dire che dietro le persecuzioni subite da Asia Bibi, la donna pakistana incarcerata per blasfemia e rilasciata nove anni dopo per decisione della Corte suprema, c’ è «l’ accanimento del diavolo».

Prendendo spunto dalla lettura odierna del profeta Geremia, «una profezia sulla Passione del Signore», il Papa ha notato che «quando c’ è accanimento nella persecuzione di un cristiano, di una persona, c’ è il demonio. Il demonio ha due stili: la seduzione, con le promesse del mondo, come ha voluto fare con Gesù nel deserto, sedurlo e con la seduzione fargli cambiare il piano della redenzione, e se questo non va, l’ accanimento. Non ha mezzi termini, il demonio. La sua superbia è così grande che cerca di distruggere, e distruggere godendo della distruzione con l’ accanimento.

Pensiamo alle persecuzioni di tanti santi, di tanti cristiani che non (solo) li uccidono, ma anche li fanno soffrire e cercano per tutte le vie di umiliarli, fino alla fine. Non confondere una semplice persecuzione sociale, politica, religiosa – ha sottolineato il Papa – con l’ accanimento del diavolo. Il diavolo si accanisce, per distruggere». La preghiera conclusiva del Papa è stata «che il Signore ci dia la grazia di saper discernere quando c’ è lo spirito che vuole distruggerci con l’ accanimento, e quando lo stesso spirito vuole consolarci con le apparenze del mondo, con la vanità. Ma non dimentichiamo: quando c’ è accanimento, c’ è l’ odio, la vendetta del diavolo sconfitto. È così fino a oggi, nella Chiesa. Pensiamo a tanti cristiani, come sono crudelmente perseguitati. In questi giorni, i giornali parlavano di Asia Bibi: nove anni in carcere, soffrendo. E’ – ha detto Francesco –l’ accanimento del diavolo. Che il Signore ci dia la grazia di discernere il cammino del Signore, che è Croce, dal cammino del mondo, che è vanità, apparire, maquillage».

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