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Il tribunale di Firenze ordina a Just Eat di fornire guanti e mascherina ai riders

Un fattorino al quale non erano stati ancora distribuiti i dispositivi di protezione individuale ha messo in mora l'azienda pretendendo l'assegnazione di mascherine, guanti e gel disinfettante, per poter consegnare in sicurezza. E il giudice gli ha dato ragione perché «sussiste il rischio di danni anche irreparabili del diritto alla salute»


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I fattorini per poter consegnare cibo a domicilio in questo periodo di pandemia devono essere dotati dalle piattaforme digitali per cui lavorano di tutti i dispositivi di protezione (DPI): mascherina protettiva, guanti monouso, gel disinfettanti e prodotti a base alcolica per la pulizia dello zaino. E inoltre «pur se qualificabile come autonomo, il rapporto di lavoro in questione pare ricondursi a quelli disciplinati dall’ art. 2 D.Lgs. 81/2015 (il Jobs Act, ndr), per i quali, “in un'ottica sia di prevenzione sia “rimediale”, si applica la disciplina del rapporto di lavoro subordinato quando la prestazione del collaboratore sia esclusivamente personale, venga svolta in maniera continuativa nel tempo e le modalità di esecuzione della prestazione, anche in relazione ai tempi ed al luogo di lavoro, siano organizzate dal committente». È quanto ha deciso il tribunale di Firenze, giudice Tommaso Maria Gualano, accogliendo il ricorso urgente di Yiftalem Parigi, un rider che lavora per Just Eat e che aveva fatto ricorso mettendo in mora la società pretendendo l'assegnazione di mascherine, guanti e gel disinfettante, per poter consegnare in sicurezza alimenti e cibi da asporto per conto di esercizi convenzionati della società. Secondo il giudice, «il committente che utilizzi la piattaforma anche digitale» è «tenuto nei confronti dei lavoratori di cui al comma 1, a propria cura e spese, al rispetto dell’ articolo 71 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81».

Tale articolo stabilisce che il datore di lavoro deve mettere «a disposizione dei lavoratori attrezzature conformi ai requisiti di cui all'articolo precedente, idonee ai fini della salute e sicurezza e adeguate al lavoro da svolgere o adattate a tali scopi che devono essere utilizzate conformemente alle disposizioni legislative di recepimento delle direttive comunitarie».

Nel decreto il giudice scrive che Just Eat «nonostante le richieste in tal senso del lavoratore non abbia messo a disposizione dello stesso dispositivi individuali di protezione contro il rischio COVID-19 (guanti, gel igienizzanti e prodotti di pulizia dello zaino), il cui utilizzo (quanto ai guanti ed alla mascherina) è stato consigliato dalla stessa società ai fini dello svolgimento dell’ attività lavorativa in questo periodo di notoria emergenza epidemiologica». Il giudice con un provvedimento provvisorio d'urgenza, senza ascoltare la società, ha quindi riconosciuto al fattorino, alla luce dell'emergenza sanitaria e del pericolo di contagio in corso, il diritto a disporre dei DPI obbligando Just Eat a rimediare perché, scrive, «sussiste il pregiudizio imminente ed irreparabile, in quanto la protrazione dello svolgimento dell’ attività di lavoro in assenza dei predetti dispositivi individuali di protezione potrebbe esporre il ricorrente,durante il tempo occorrente per una pronuncia di merito, a pregiudizi, anche irreparabili, del diritto alla salute.La natura del diritto coinvolto e l’ attuale rischio di possibile contagio da COVID-19 durante lo svolgimento dell’ attività lavorativa sono tali che la convocazione della controparte potrebbe pregiudicare l’ attuazione del provvedimento».

«Ora le piattaforme del food delivery devono adeguarsi»

Nell’ Italia chiusa per coronavirus i riders sono gli unici a lavorare nelle città, venendo a contatto con centinaia di persone e senza aver i dispositivi di protezione (guanti, mascherine e gel disinfettante per le mani) come abbiamo raccontato con un ampio reportage. Per la segretaria confederale della Cgil, Tania Scacchetti, la decisione, come riferisce l'agenzia Dire, rappresenta un «risultato dall'alto valore sociale, il primo provvedimento» giuridico «che estende la disciplina antinfortunistica ai lavoratori delle piattaforme del food delivery. Un risultato frutto della vasta campagna avviata dalle categorie della Cgil NIdiL, Filcams e Filt, fin dall'inizio dell'emergenza covid-19».

Angelo Avelli, portavoce di Deliverance Milano, il sindacato dei riders della città, esprime soddisfazione per la decisione del tribunale di Firenze: «Da settimane denunciamo che il servizio va bloccato perché il rischio di contagio è altissimo», spiega, «anche perché a Milano come in altre città italiane molti fattorini, e il caso di Firenze lo dimostra, non hanno i DPI per poter svolgere in sicurezza le consegne. Questo provvedimento del tribunale è un altro passo importante verso il riconoscimento dei diritti dei riders come collaboratori sì ma con diritti che si possono equiparare a quelli di un lavoratore subordinato. Tutte le aziende del delivery si adeguino subito al provvedimento, perché ad oggi gli standard di salute e sicurezza previsti dalla legge non sono garantiti a tutte e a tutti. Ora le piattaforme non hanno più scuse».

Avelli segnala anche diversi episodi a Milano di aggressione e furti ai riders in giro a fare consegne nella città deserta: «Una situazione difficile, casi analoghi sono accaduti anche a Palermo e Firenze. Oltre alla salute, è a rischio anche la sicurezza di queste persone e questo non è tollerabile».

La posizione di Just Eat: «Salute e sicurezza al primo posto»

In seguito alla decisione del Tribunale di Firenze l’ ufficio stampa di Just Eat Italia invia questa nota di precisazione che pubblichiamo di seguito:

«Da sempre, e in tutti i mercati in cui Just Eat opera, la sicurezza e la salute di clienti, ristoranti e rider è di primaria importanza. Stiamo affrontando un momento di grande emergenza e in continua evoluzione per tutti, per far fronte al quale abbiamo introdotto tempestivamente, e fin dall’ inizio, una serie di misure precauzionali a tutela dei clienti, ristoranti e dei rider che consegnano con noi. La modalità con cui è stata riportata la notizia lascia intendere che Just Eat sia stata condannata, con sentenza, a conformarsi a quanto disposto dal Tribunale. Al contrario, ciò che è stato emanato è un decreto cautelare concesso “inaudita altera parte”, cioè, in assenza di contraddittorio e, quindi, senza aver prima ascoltato le ragioni di Just Eat. Ciò significa che si tratta di un provvedimento per sua natura provvisorio, che potrà essere oggetto di conferma, modifica o revoca successivamente, dopo aver ascoltato le ragioni di Just Eat.

Peraltro, anche tale provvedimento di conferma, modifica o revoca del decreto cautelare sarà per sua natura provvisorio e potrà essere impugnato, salva in ogni caso la decisione che il Tribunale di Firenze assumerà, questa volta sì con sentenza, alla fine del giudizio di merito, al momento nemmeno iniziato.

Ci teniamo a precisare comunque la totale correttezza del nostro operato, e chiariamo che il provvedimento del Tribunale di Firenze non ha impatti sull’ operatività quotidiana di Just Eat. A tal proposito, nella situazione di attuale emergenza, in linea con il nostro approccio responsabile e a prescindere dalla normativa legale e contrattuale applicabile, ci siamo infatti immediatamente attivati, fin dall'inizio dell'emergenza, per acquistare e distribuire mascherine e guanti monouso, che sono in continua consegna ai rider. Stiamo già lavorando inoltre, per mettere a disposizione gel e prodotti disinfettanti. Sempre per il medesimo senso di responsabilità sociale, abbiamo inoltre messo a disposizione un supporto economico per aiutare i rider in caso di contagio da COVID-19 o necessità di autoisolamento. Sono attivi poi anche una serie di misure precauzionali per la sicurezza non solo dei rider ma di tutto lo svolgimento delle consegne a domicilio: la modalità di consegna CONTACTLESS, senza contatti; le modifiche sull’ app rider con costanti informative comportamentali relative alla prevenzione nei confronti del virus; indicazioni costanti sul divieto di assembramenti e un documento di linee guida specifiche per l’ attività di food delivery, realizzato insieme a Fipe e Assodelivery. Ci teniamo pertanto a ribadire che continueremo a lavorare e a fare tutto il possibile per garantire un servizio utile e sicuro per tutti, rider, ristoranti e clienti finali».

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