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Copiare a scuola: dal senso del dovere al carcere

Negli Usa gli studenti non ci pensano nemmeno. In Cina si va in carcere (fino a 7 anni). E in Italia decidono i professori...


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Ci sono i bigliettini da nascondere in tasca e i microappunti scritti tra le pagine del vocabolario, ma anche le squadrette per disegnare nel compito di matematica, sicuri che non saranno sequestrate, per arrivare addirittura al braccio finto (metodo segnalato dal sito studenti.it)  da tenere appoggiato al banco mentre quello reale scorre le schermate del cellulare… I metodi per copiare a scuola da che mondo è mondo sono i più diversi e sofisticati, un’ ovvietà nel nostro Paese dove non ci si meraviglia di escamotage impensabili altrove.

Negli Stati Uniti, per esempio, copiare non è assolutamente impensabile, con buona pace degli insegnanti che possono uscire ed entrare in classe durante i compiti in classe evitando di aggirarsi tra i banchi come come fanno i colleghi italiani nelle vesti di gendarmi inflessibili. Lì semplicemente sono i ragazzi a non richiedere suggerimenti e neanche a concederli perché copiare che neglo States chiamano cheating (cioè imbrogliare) è considerato riprovevole, un pensiero encomiabile che però va coniugato con la più prosaica tendenza ad affermare sé stessi, anche perché in quel Paese i risultati e le graduatorie possono determinare l’ ingresso – o meno -in una scuola o l’ ottenimento di una borsa di studio.

  D’ altro canto in Cina, dove evidentemente non basta contare sulla buona  volontà dei singoli di non sgarrare,  ci sarà presto una legge che punirà addirittura col  carcere chi copia nelle prove per accedere all’ università, soprattutto perché in alcunio casi gli studenti hanno mandato dei sosia preparatissimi a sostituirli. Le pene severe fino a 7 anni di detenzione, fra l’ altro, sarebbero previste anche per i genitori che sono complici dei diversi sistemi per truccare gli esami.

 Tra questi due estremi, in Italia i professori si regolano secondo le proprie idee e indirizzi edicativi. C'è chi fa finta di non vedere e chi inventa sistemi di controllo con una fantasia pari almeno a quella degli studenti per avere un aiutino nascosto... In un liceo milanese, proprio di recente, ai ragazzi che avevano escogitato il modo di fotografare col telefonino la prova d’ istituto per mandarla alle classi che avrebbero dovuto risolverla più tardi, è stata “inferta” la pena di un voto in meno in condotta, che, come si sa, negli ultimi tre anni contribuisce alla media per i crediti da presentare all’ esame di maturità.

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