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Divorziati, conviventi e Battesimo

Possono un divorziato e la sua convivente far battezzare il proprio bambino? Sì, a condizione che ambedue i genitori, o almeno uno di essi, garantiscano l'educazione cristiana.


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Possono un divorziato e la sua convivente far battezzare il proprio bambino?

Lettera firmata

La Chiesa, che con tutte le sue forze difende l’ ideale evangelico del matrimonio unico e indissolubile, non chiude la porta del Battesimo ai bambini, figli di conviventi, che con storie assai diverse si trovano in una evidente situazione familiare “irregolare”, cioè non secondo il progetto ideale cristiano.

I bambini davanti a Dio sono tutti uguali e ugualmente chiamati a instaurare un rapporto di comunione con Dio. Anche nel caso in cui non fosse possibile regolarizzare la posizione matrimoniale dei genitori, è possibile battezzare il bambino «a condizione che ambedue i genitori, o almeno uno di essi, garantiscano di dare ai loro figli una vera educazione cristiana».

Se i genitori non si sentono in grado di farlo, il padrino o la madrina, o un parente prossimo o un membro qualificato della comunità cristiana, deve assumersi seriamente questa responsabilità e impegnarsi ad accompagnare il bambino fino al completamento della sua iniziazione cristiana con la Cresima e la prima partecipazione all’ Eucaristia. E, possibilmente, anche dopo, fin quando necessario o opportuno.

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Risponde il teologo Silvano Sirboni
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