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Contrastare la denatalità: una ricetta da Polonia e Ungheria

Dall'Europa Orientale numerosi spunti di riflessione per invertire la rotta della denatalità che flagella l'Italia e il vecchio continente. Solo in Montenegro, nel 2015, ci sono stati più nati che nel 2004, mentre gli altri Paesi europei hanno un dato inferiore (Italia compresa).


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Il secondo Budapest Demographic Forum, tenutosi il 25 maggio nella capitale ungherese, ha offerto una serie di informazioni e di esperienze,  a livello internazionale e soprattutto da diversi Paesi dell’ Europa orientale, che danno molti punti di riflessione per il nostro Paese, in particolare rispetto alle fragilità e alla scarsa importanza delle politiche per la famiglia.

In primo luogo emerge la possibilità di un impegno non marginale: in Polonia ad aprile 2016 è stato lanciato un Piano di intervento per sostenere la natalità, che ha stanziato 6 miliardi di Euro (!) in un anno. E già negli ultimi mesi del 2016 (e ancora di più nei primi del 2017) la natalità sta invertendo la propria tendenza, ed è decisamente aumentato il numero delle nascite. Quale misura per la famiglia nel nostro Paese è stata finanziata con altrettanto impegno? (tenendo conto che il PIL della Polonia non è certamente alla pari del nostro…).

Un secondo elemento, che segna l’ esperienza polacca ma anche quella ungherese, è il superamento della contrapposizione tra politiche familiari e di sostegno della natalità e politiche per il lavoro e per la conciliazione. In questi Paesi si sostiene la scelta delle madri di restare a casa il più possibile, e insieme si rilancia con decisione il sistema degli asili nido: sempre in Polonia, dal 2010 al 2017 si è passati dal 2,6% di bambini 0-3 anni al nido a oltre il 12%. E insieme si protegge la libertà di scelta di poter restare a casa. E inoltre si promuovono interventi per la conciliazione tra tempi di vita e lavoro, per madri e padri.

Un terzo elemento, molto chiaro nella programmazione del governo ungherese, è che la famiglia viene al primo posto, nelle scelte del Governo, e orienta le decisioni di tutti i ministeri. Proprio il contrario di quanto avviene in Italia, dove alla famiglia sono lasciate le briciole, a pie’ di lista. Di fatto nel nostro Paese alcuni contesti locali stanno concretamente tentando di avere la famiglia come “prisma iniziale” con cui progettare i propri interventi (la Provincia di Trento, il Comune di Castelnuovo del Garda, la sperimentazione del Comune di  Parma ai tempi dell’ Agenzia per la famiglia…), ma vedere questa dinamica operante a livello di governo nazionale fa davvero riflettere.

Quarto: promuovere la famiglia e la natalità significa sostenere i giovani: in Ungheria la restituzione dei prestiti agli studenti per gli studi viene dimezzata alla nascita del secondo figlio, e alla nascita del terzo figlio il debito viene totalmente cancellato. A riaffermare che chi investe il proprio progetto di vita sulla cura dei figli svolge un compito che ha interesse pubblico, e quindi merita un esplicito sostegno (concreto, non retorico).

In  conclusione: le politiche per la famiglia, se intraprese con coerenza e continuità, sono efficaci: il piccolo Montenegro è stato l’ unico Paese che nel 2015 ha avuto più nati che nel 2004, mentre gli altri Paesi europei hanno un dato inferiore (Italia compresa). E che rilanciare la natalità sia una priorità oggettiva per ogni sistema nazionale, in Europa, è dato consolidato, che nella conferenza di Budapest ha solo trovato nuovi riscontri oggettivi. Di fatto il rovesciamento della piramide demografica (pochissime nascite, crescente percentuale di anziani, diminuzione di persone in età attiva) genera già oggi grandi problemi di equilibrio economico e di welfare, che nei prossimi anni non potranno che peggiorare.

Politiche familiari e di promozione della natalità nono sono quindi politiche conservatrici,  ma sono scelte essenziali per ridare futuro ai nostri Paesi. E in questo il confronto internazionale è sicuramente prezioso. Forse la grande sfida, su cui l’ Italia potrebbe offrire un proprio contributo, è riuscire ad armonizzare politiche demografiche innovative per la famiglia e politiche migratorie di accoglienza, tema su cui la posizione del premier ungherese Orban rimane rigida, ruvida e nel complesso impossibile da tenere, nel medio periodo. Niente muri invalicabili per i grandi movimenti migratori, quindi: ma occorre anche una rinnovata fiducia nel capitale umano dei popoli europei, sostenendo concretamente famiglia e natalità.

(*direttore Cisf - Centro internazionale studi famiglia)

 

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