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Come religiosi dobbiamo tormentarci: non come "eroi", ma stando accanto agli altri

Il messaggio di papa Francesco alla XXV assemblea generale della conferenza spagnola dei religiosi: «Questa è una grande sfida: stare accanto ai giovani per contagiarli con la gioia del Vangelo e l’ appartenenza a Cristo. C’ è bisogno di religiosi audaci»


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Cari fratelli e sorelle,

Sono lieto di salutarvi in occasione della vostra Assemblea generale, in cui celebrate proprio il XXV anniversario dell’ Unione delle Confer maschile e femminile. Questi anni di stretta collaborazione tra religiosi e religiose sono stati, senza dubbio, fecondi. Si sono creati vincoli di fraternità, di reciprocità e di comunione, sia nei compiti propri della Confer sia attraverso la solidarietà e l’ aiuto tra consacrati e consacrate in molti momenti e circostanze.

Vi invito a guardare con fiducia al futuro della vita consacrata in Spagna, secondo il motto scelto per questa assemblea: «Vi concederò un futuro pieno di speranza» (cfr. Ger 29, 11).

Il Signore ci dà speranza con i suoi costanti messaggi di amore e con le sue sorprese, che a volte ci possono lasciare disorientati, ma ci aiutano a uscire dalle nostre chiusure mentali e spirituali. La sua presenza è di tenerezza, ci accompagna e c’ impegna. Per questo dice: «Io conosco i progetti che ho fatto a vostro riguardo... progetti di pace e non di sventura, per concedervi un futuro pieno di speranza. Voi mi invocherete e ricorrerete a me e io vi esaudirò; mi cercherete e mi troverete, perché mi cercherete con tutto il cuore; mi lascerò trovare da voi... cambierò in meglio la vostra sorte» (Ger 29, 11-14). Il cammino compiuto come Confer ha una storia feconda, ricca di esempi di dedizione e di santità nascosta e silenziosa. Non si devono lesinare sforzi per servire e animare la vita consacrata spagnola, affinché non le manchi la memoria grata, né lo sguardo verso il futuro, poiché non c’ è dubbio che lo stato della vita religiosa, senza nascondere incertezze e preoccupazioni, è pieno di opportunità e anche di entusiasmo, passione e consapevolezza che la vita consacrata oggi ha senso.

La Chiesa ci vuole profeti, ossia uomini e donne di speranza. Giustamente uno degli obiettivi dell’ anno della vita consacrata incoraggiava ad «abbracciare il futuro con speranza». Conosciamo le difficoltà che vive oggi la vita religiosa, come la diminuzione di vocazioni e l’ invecchiamento dei suoi membri, problemi economici e la sfida dell’ internazionalità e della globalizzazione, le insidie del relativismo, l’ emarginazione e l’ irrilevanza sociale...; ma in queste circostanze si leva la nostra speranza nel Signore, l’ unico che ci può soccorrere e salvare (cfr. Lettera apostolica A tutti i consacrati in occasione dell’ Anno della Vita Consacrata, 21 novembre 2014, n. 3). Questa speranza ci porta a chiedere al Signore della messe di mandare operai alla sua messe (cfr. Mt 9, 38), e a lavorare nell’ evangelizzazione dei giovani affinché si aprano alla chiamata del Signore. Questa è una grande sfida: stare accanto ai giovani per contagiarli con la gioia del Vangelo e l’ appartenenza a Cristo. C’ è bisogno di religiosi audaci, che aprano nuovi cammini, e di presentare la questione vocazionale come opzione fondamentale cristiana. Ogni tratto della storia è tempo di Dio, anche il nostro, poiché il suo Spirito soffia dove vuole, come vuole e quando vuole (cfr. Gv 3, 8). Qualunque momento e circostanza può trasformarsi in un “kairos”, bisogna solo stare attenti a riconoscerlo e a viverlo come tale.

Maria, nostra Madre, che «serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore» (Lc 2, 19), ci aiuterà a contemplare e a guardare tutto ciò che non capiamo del momento attuale, accogliendolo, in attesa di un futuro che, sebbene diverso, continuerà a essere fecondo per la vita consacrata.

La vita consacrata cammina in santità. Come religiosi dobbiamo tormentarci, spenderci e stancarci vivendo le opere di misericordia, che sono il programma della nostra vita (cfr. Esortazione apostolica Gaudete et exsultate, n. 107). Non si tratta di essere eroi né di presentarci agli altri come modelli, ma di stare con quanti soffrono, accompagnare, cercare con gli altri cammini alternativi, consapevoli della nostra povertà, ma anche con la fiducia riposta nel Signore e nel suo amore senza limiti. Da qui la necessità di riascoltare la chiamata a vivere con la Chiesa e nella Chiesa, uscendo dai nostri schemi e comodità, per stare vicino a situazioni umane di sofferenza e di scoraggiamento che attendono la luce del Vangelo. Le sfide che si presentano alla vita religiosa oggigiorno sono molte. La realtà in cui viviamo richiede risposte e decisioni audaci dinanzi a tali sfide. I tempi sono cambiati e le nostre risposte devono essere diverse. Vi incoraggio a dare risposta, tanto a situazioni strutturali che richiedono nuove forme di organizzazione, quanto al bisogno di uscire e cercare nuove presenze per essere fedeli al Vangelo e canali dell’ amore di Dio. La vita di preghiera, l’ incontro personale con Gesù Cristo, il discernimento comunitario, il dialogo con il vescovo devono essere prioritari al momento di prendere decisioni. Dobbiamo vivere con umile audacia guardando al futuro e in atteggiamento di ascolto dello Spirito; con lui possiamo essere profeti di speranza.

Che il Signore vi benedica e la Vergine Maria vi accompagni e vi aiuti a scoprire il cammino da seguire. E, per favore, non vi dimenticate di pregare per me.

Vaticano, 5 novembre 2018

Francesco

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