Immagine pezzo principale

Abbado, ritorno sul podio “di casa”

Milano celebra il ritorno di Claudio Abbado, ex direttore musicale e fondatore della Filarmonica della Scala. Nonostante le preoccupazioni sulla prossima stagione scaligera.


Pubblicità

Sono passati 52 anni da quando, giovanissimo, Claudio Abbado diresse al Teatro alla Scala per la prima volta: il programma era un omaggio ad Alessandro Scarlatti. E ne sono passati 26 da quando ha lasciato la direzione di un Teatro al quale ha legato alcuni dei capitoli più importanti della sua storia artistica ed umana. In 26 anni alla Scala è tornato in 3 occasioni: ma come ospite e con altre orchestre. Non fu un addio senza polemiche il suo. Come non lo è stato quello, più recente, di Riccardo Muti. I “matrimoni artistici” con la Scala sono difficili da sciogliere.

Certo è che da quel 1960 per il maestro milanese nato nel ’ 33 in una famiglia di musicisti il percorso è stato esaltante. Milano, Vienna e Berlino (ereditò i mitici Berliner Philarmoniker da Herbert von Karajan, ma non volle essere nominato direttore a vita) sono le città della vita. Successi, allestimenti memorabili (come quelli scaligeri che lo hanno associato a Giorgio Strehler), Festival, fondazione di orchestre (giovanili soprattutto), incarichi, passioni (per alcuni autori, per la musica contemporanea) ed una forte visione sovranazionale della musica ne hanno fatto un grande personaggio del nostro tempo: oltre che un direttore che può davvero fregiarsi del titolo di “interprete”. Nemmeno il cancro lo ha fermato: meglio, la musica lo ha perfino salvato dalla malattia. E c’ è chi lo ricorda, convalescente ma non ancora ripreso dall’ operazione, in tourneé con Beethoven a Roma, Vienna, in Giappone nel 2000.

Il 30 ottobre Claudio Abbado ritorna sul podio della Filarmonica della Scala, da lui fondata. Avrà di fronte a sé strumentisti che non sono gli stessi che aveva lasciato, ed altri volti a lui noti per rinforzare l’ organico: sono alcuni componenti dell’ Orchestra Mozart di Bologna, sua ultima creatura generata nella città dove vive da anni vicino alla figlia. Accompagnerà l’ amico Daniel Baremboin in un concerto per pianoforte di Chopin nell’ ambito di una breve serie pensata per festeggiare i 70 anni del direttore-pianista che ha ereditato l’ incarico di Abbado e Muti in seno al Teatro. E nella seconda parte suonerà la Sesta Sinfonia dell’ amato Mahler: un Autore che Abbado sceglie sempre nelle occasioni cruciali.

Il ritorno doveva avvenire nel 2010 ed il musicista aveva chiesto che si piantassero alberi per compensarlo del suo lavoro (quella di piantare un albero è un’ altra passione dell’ uomo Abbado: per lui ha un significato molto simbolico). Ma poi l’ appuntamento saltò, ufficialmente per ragioni di salute. Fatto sta che degli alberi non se ne è saputo più nulla. Mentre l’ attesissimo concerto ora è alle porte. Le emozioni che avvertirà nel tornare su quel podio “di casa” saranno come sempre celate dal pudore caratteriale e dalla riservatezza dell’ uomo. Per il pubblico sarà un momento di ricordi, di nostalgia e di tripudio.

Che Teatro alla Scala ritroverà Claudio Abbado il 30 novembre? Anche da questo punto di vista è passata talmente tanta acqua sotto i ponti (non solo del Teatro, ma della cultura italiana, dell’ economia, della stessa organizzazione dell’ Ente diventato una Fondazione) da rischiare di non riconoscerlo più: e non solo per via del restauro della struttura.

Ma Abbado torna nell’ era Stéphane Lissner, il sovrintendente che ha cambiato la fisionomia del più famoso teatro lirico del mondo. Un’ era che però è destinata a concludersi. Nel 2015, anno dell’ Expo, Lissner lascerà il suo incarico per trasferirsi all’ Opéra di Parigi. Non senza polemiche, visto che il suo contratto sarebbe scaduto nel 2017. Qualcuno osserva che fino ad allora sarà un sovrintendente a metà servizio, visto che dovrà comunque essere presente anche a Parigi. Lui rassicura, ma intanto si pensa alla successione.

La politica tornerà ad alzare la voce? Succederà qualche cosa di simile al Teatro Massimo di Palermo, in questi giorni al centro di una polemica perché il nuovo sindaco ha chiesto le dimissioni del sovrintendente Cognata, un uomo che ha fatto rinascere il teatro e pareggiato i conti? O si procederà ad una scelta “competente”? E che ne sarà di Daniel Baremboim, il direttore musicale, che secondo alcuni è molto più legato a Berlino piuttosto che a Milano? E con i tanti direttori italiani di prestigio nel mondo, primo fra tutti Daniele Gatti, non è pensabile una soluzione italiana? Interrogativi, ai quali si aggiungono le incertezze economiche e le sicurezze su quanto la cultura, l’ arte, il patrimonio possano significare per il nostro Paese.

In attesa delle risposte, ecco la Stagione 2012-2013, facile da riassumere: Wagner e Verdi. Si festeggiano i bicentenari della loro nascita ed il cartellone si adegua. Nella tarda primavera sarà anche rappresentato il Ciclo completo dell’ Anello del Nibelungo: le 4 opere wagneriane più amate dai fautori del genio tedesco. E poi balletto, concerti, solisti per un totale di 280 spettacoli. Ma l’ attenzione è per quel che succederà dopo.  

 

Loading

Pubblicità
Iniziative San Paolo