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Città: si vive male e si muore di più

Rapporto dell'Università Cattolica: Italia vecchia, poco verde e aria inquinata. Sale l'età del parto. A Genova il record di aborti, a Bari il numero più basso. Troppo traffico.


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L’ Italia è un Paese vecchio: ogni sette abitanti uno ha più di 65 anni. E nelle grandi città si vive peggio e si muore di più. Il Rapporto dell’ Osservatorio nazionale per la salute nelle Regioni italiani della Università Cattolica del Sacro Cuore, presentato a Roma al Policlinico Gemelli, mette in fila i numeri di una fatica che fa male al Paese. La provincia “più giovane” è Napoli per uomini e donne, mentre la “più vecchia” è Trieste per le donne e Genova per gli uomini. Il tasso di invecchiamento, cioè l’ incremento maggiore degli anziani, registra un picco a Cagliari per gli uomini e a Messina per le donne.

 Si nasce di più a Napoli e a Palermo, mentre il tasso di fecondità femminile è più basso a Cagliari e a Trieste. Sale anche l’ età media delle donne che partoriscono. A Trieste, Genova e Roma si partorisce a 32 anni. A Napoli e Catania a 29. Ma l’ incremento maggiore si registra a Milano dove l’ età media al parto delle donne è passata in quattro anni da 30 a 32 anni. Anche l’ aborto incide in modo diverso a livello territoriale. A Genova l’ aumento è stato dell’ 11 per cento, a Cagliari il trend invece è in diminuzione di una esattamente pari a quella di Cagliari. Il decremento maggiore si è registrato tuttavia nella provincia di Bari con meno 17 per cento. Si muore di meno a Firenze, che è la provincia più longeva, e si vive di meno a Napoli dove l’ aspettativa di vita è di molti punti più bassa delle media nazionale. Per la mortalità infantile il primato negativo va alla provincia di Messina, ma tutto il Sud ha numeri sopra la media, mentre Genova e Cagliari presentano valori tra i più bassi d’ Italia. La prima causa di morte sia per uomini che donne sono le malattie del sistema cardiocircolatorio. Si muore meno per tumori al Sud e di più al centro nord.

 Il Rapporto mette in evidenza anche i problemi ambientali connessi alla salute. Gli impianti di depurazione delle acque hanno registrato un incremento in tutte le città. Ma se a Torino e a Cagliari il 100 per cento delle acque è depurato a Catania e a Palermo ciò accade solo per il 35 per cento. Anche la raccolta dei rifiuti vede Torino in testa per smaltimento e riciclaggio, mentre Trieste e Reggio Calabria sono in fondo alla fila. C’ è poi il traffico, indicato come elemento critico per la salute, che continua ad aumentare. In alcune città del Sud la concentrazione di polveri sottili assai pericolose è notevolmente aumentato. Roma è l’ area metropolitana con il più basso numero di centraline per la verifica della qualità dell’ aria d’ Italia. Invece diminuisce a livello nazionale il verde pubblico a disposizione dei cittadini nelle città. Il professor Gualtiero Ricciardi, che ha coordinato il Rapporto, raccomanda alle istituzioni e soprattutto al servizio sanitario delle Regioni di tenere conto del fatto che il quadro che emerge è “abbastanza problematico” soprattutto  per le fasce di popolazione più svantaggiate per reddito e più colpite dalla crisi.

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