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Credere

Si può chiedere al Signore di mandare croci?

Forse è giusto non cercare le croci, ma quando giungono non dovremmo sprecarle. La riflessione del teologo Robert Cheaib


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Se la domanda ti sembra strana e quasi perversa, ti prospetto due istanze che fanno capire che non è una domanda nata dalle elucubrazioni di un teologo alla ricerca di domande per risposte che vuole proporre. La prima istanza viene dall’ esperienza di alcuni santi che chiedono le croci per essere maggiormente in comunione con Cristo. Gli esempi – soprattutto dai tempi passati – possono essere plurimi. Menziono una santa che conosco bene, santa Rafqa. Era una monaca libanese maronita di  ne XIX secolo, che in quanto sposa di Cristo crocifisso si sente distante da lui perché sta benissimo. In altri termini, Rafqa chiede la croce per essere conforme a Cristo. La seconda istanza che evoco è più recente. E devo dire che l’ ho sentita da più persone. Una di queste è una mia amica infermiera che ha lavorato in un reparto di oncologia infantile. Conversando insieme, mi ha molto colpito quello che mi diceva, lei che aveva avuto in passato alcuni problemi di salute: «Non mi faccio la domanda “perché a me?”, ma “perché non a me?”». Alla luce di queste due istanze, si capisce che la domanda posta all’ inizio non è superficiale e nemmeno superba. La prima istanza ci dice che, per amore, alcuni santi hanno desiderato portare la croce con Gesù. La seconda ci fa pensare che di per sé il privilegio del benessere non è scontato. Che fare dunque? Lo spazio qui è troppo stretto per una risposta esaustiva. Ma è opportuno per dare un orientamento. Che riassumerei così (e che spiegherò in seguito): «Non cercare le croci, ma non sprecarle». Mi permetto di discostarmi dall’ amata santa Rafqa, le cui intuizioni erano sicuramente ispirate e anche benedette. Ma il cristianesimo non è solo questo. Ci sono vari volti di cristianesimo e ognuno di noi è chiamato a viverne uno particolare in un’ epoca precisa. Nondimeno, piuttosto che sprecare le croci che la vita ci mette davanti, impariamo a viverle come insegna san Paolo, dando «compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne, a favore del suo corpo che è la Chiesa» (Colossesi 1,24). Mi permetto poi di prendere spunto dall’ amica infermiera per domandarmi: «Che missione c’ è dietro al fatto che una certa croce mi è stata risparmiata?». Piuttosto che cercare il patire, cercare di vivere l’ empatia. Questo tratto è esplicito in Cristo, il buon samaritano per eccellenza. E questo aspetto non tramonterà mai.

Inviate le vostre domande a lettori.credere@stpauls.it

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