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È proprio necessario andare a scuola?

Accanto ai protocolli sanitari ci sta a cuore anche il contenuto dell’ istruzione? La riflessione del teologo Gaetano Piccolo


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Con l’ inizio del nuovo anno scolastico ci troviamo ad affrontare l’ emergenza Covid-19 anche da un altro punto di vista: l’ opportunità o meno di riaprire le scuole. Molti genitori temono infatti non solo per la salute dei loro figli, ma anche per le conseguenze che avrebbe una possibile quarantena sulle loro attività lavorative e sull’ economia della famiglia. Praticamente ci sono in gioco diversi valori che faticano a stare insieme: da una parte la difesa della salute, soprattutto quella delle persone più deboli, dall’ altra parte la tenuta dell’ economia familiare. Molto più raramente, vediamo entrare in questo dibattito il valore dell’ istruzione. Sembra che la scuola, soprattutto quella primaria, abbia smarrito, agli occhi dei genitori, il suo ruolo formativo per appiattirsi su una funzione di intrattenimento e socializzazione. Ciò che dovrebbe preoccupare in questo momento è il messaggio implicito che sta passando ai più piccoli: la lotta politica è sulla capacità o meno di aprire delle strutture, il più possibile in sicurezza. Ciò che è importante è dimostrare che più siamo prudenti e ligi alle norme più riusciremo a evitare i contagi. Appare molto meno nel dibattito attuale quello che i ragazzi stanno imparando o meno, quali lacune (o voragini), a volte irrecuperabili, si stanno aprendo nel percorso educativo dei nostri figli. Desta una certa impressione che tutt’ al più ci si interroghi sull’ acquisto di dispositivi elettronici e molto meno sulle strade per recuperare quei ragazzi che, se prima si disperdevano, adesso risultano completamente scomparsi. Come possiamo aiutare i nostri ragazzi a sentire che a noi stanno a cuore non soltanto i protocolli sanitari, ma anche il contenuto dell’ istruzione? Quello che sta nei libri, la sapienza che ci è stata trasmessa, lo sviluppo di una capacità di osservazione e di critica non è irrilevante né secondario nella loro crescita. Forse dovremmo chiedere un po’ a tutti gli attori adulti in gioco, genitori, politici, insegnanti, di prestare un po’ più attenzione a quella conoscenza e a quel sapere necessari per essere persone, cittadini, uomini e donne migliori.

Inviate le vostre domande a lettori.credere@stpauls.it

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