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Chi ha incastrato Jugend Rettet?

È stato respinto il ricorso per dissequestrare la Iuventa, la nave della Ong tedesca (una delle 10 che faceva il soccorso in mare dei migranti). Intanto, l’ inchiesta della Procura di Trapani prosegue e si allarga. Ma dalle carte del procedimento emergono anche altri fatti inquietanti, che fanno capo ad azioni e personaggi della Imi Security Service. Solo una società di sicurezza? A scavare un po’ si scopre che…


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Non è finita. Il Caos Mediterraneo non si è placato con l'arrivo dell'autunno e il momentaneo diminuire dell'afflusso di migranti e rifugiati dalle coste della Libia. La C Star vaga ancora nelle acque tra Italia e Spagna, ferma in queste ore davanti al porto di Palamos, in Catalonia, mentre l'estrema destra identitaria promette a breve una terza missione contro le Ong umanitarie. La nave Iuventa, dei tedeschi di Jugend Rettet, è ferma al porto di Trapani, in attesa della decisione del Tribunale del riesame sulla sua sorte. E l'inchiesta condotta dai magistrati della città siciliana prosegue.

Venerdì il Tribunale del riesame ha respinto l'istanza di dissequestro presentata dal legale di Jugend Rettet, Leonardo Marino, e la vicenda probabilmente finirà ora a Roma, in Corte di Cassazione. Martedì scorso il sacerdote eritreo don Zerai è stato ascoltato dai Pm titolari dell'inchiesta, mentre si allarga la rosa degli indagati, coinvolgendo anche altre Ong. Secondo Il Fatto quotidiano anche il comandante della Vos Hestia – la nave di Save the Children – sarebbe indagato nell'ambito del procedimento che ha portato al sequestro, lo scorso 2 agosto, della Iuventa. E, infine, una perquisizione decisamente eclatante fa immaginare svolte nell'indagine forse inaspettate: uno dei principali testimoni dell'accusa, l'operatore della sicurezza dell'Imi Security Service che denunciò il caso Ong prima all'Aise e poi alla polizia di Trapani, Pietro Gallo, sarebbe stato perquisito nei giorni scorsi, sempre su ordine della Procura siciliana. Notizia anche questa riportata sul Fatto quotidiano.

La vicenda della Iuventa è ancora in buona parte da chiarire. La carte depositate dalla Procura di Trapani per la discussione della richiesta di dissequestro della nave presentata sono, probabilmente, solo una piccola parte dei documenti acquisiti nel corso delle indagini. Ma bastano per sollevare tanti, troppi dubbi su quella prima denuncia di alcuni operatori della Imi Security Service. È il punto di partenza dell'inchiesta, ed è anche uno degli elementi di prova presentati a carico della Ong tedesca. L'altro elemento, i report presentati dall'agente sotto copertura, inviato dalla Procura sulla nave Vos Hestia per monitorare la Iuventa, è poi stato contestato, senza successo, dalla Jugend Rettet nel corso del riesame.

IL REPORT ALL'AISE E I CONTATTI CON LA LEGA

È il 5 settembre del 2016. Un gruppo di quattro security – tutti dipendenti della Imi – salgono a bordo della nave di Save the children Vos Hestia. Oltre al titolare della società Cristian Ricci, ex ufficiale della Guardia Costiera, vi sono tre ex appartenenti alla Polizia di Stato: Floriana Ballestra, Pietro Gallo e Lucio Montanino. Il 25 settembre, dopo pochi giorni di navigazione, tre di loro (Ballestra, Gallo e Montanino) inviano un report all'Aise, il servizio segreto estero. Il documento già indica la nave Iuventa, accusandola di “concorso” con gli scafisti libici. Non finisce qui. Già il giorno dopo Ballestra e Gallo contattano la segreteria del leader della Lega Matteo Salvini per fornirgli le stesse informazioni. Circostanza questa confermata dal politico al Fatto quotidiano. Chi sono i tre? Floriana Ballestra fino al 2011 era un agente della Polizia stradale di Torino. Pietro Gallo, anche lui ex appartenente alla Polizia di Stato, secondo quanto ha raccontato agli investigatori di Trapani, sarebbe stato anche lui destituito dalla Polizia, nel lontano 1992 (all'epoca aveva appena 19 anni). Quasi un mese dopo quella prima denuncia gli operatori della Imi decidono di rivolgersi alla squadra mobile di Trapani, riportando i loro sospetti sulla Iuventa e sulla Vos Hestia. La Procura decide però di verificare con puntualità tutto, intercettando per diverso tempo le loro conversazioni telefoniche.

Maggio 2017. La Procura di Trapani invia l'agente dello Sco, Luca B., a bordo della Vos Hersia. Come sale? Lo aiuta l'Imi stessa, che lo inserisce nel nuovo gruppo di security a bordo della nave di Save the Children. Lo racconta sempre Pietro Gallo, che spiega di essere stato sostituito sulla nave da questo nuovo contractor (che in realtà agiva come agente sotto copertura). Ma non è solo a bordo.

IL CONTRACTOR E GLI INSULTI ALLA PRESIDENTE BOLDRINI

Per la Imi c'è anche un ex soldato dell'Esercito italiano inviato sempre dalla società di Ricci. Di cosa si deve occupare? Leggendo le regole di ingaggio contenute nei contratti della Imi, il suo compito è di consulente per la sicurezza della nave e di assistenza ai rifugiati salvati dagli annegamenti. Sono donne, bambini e uomini con alle spalle mesi di viaggi infernali in Libia, torture, stupri, violenze. E con negli occhi quel mare che ha ingoiato migliaia di vittime. Il curriculum del nuovo operatore dell'Imi? Tanti muscoli, un amore sfrenato per il fascismo e un odio evidente per migranti e rifugiati. Nella sua pagina Facebook pubblica il testo di Faccetta nera, tra foto di Mussolini e insulti xenofobi. Infine, il “classico” dell'onda di odio di questi ultimi anni, la denigrazione della presidente della Camera Laura Boldrini: “Boldrini sei una pazza folle... Abolisciti da sola”, scrive 29 agosto scorso. E ancora, lo stesso giorno: “Ma questa ha bevuto?? Ma la devono picchiare a sangue?”, commentando una foto della presidente della Camera. Lo stesso account Facebook è poi presente nel gruppo social aziendale della Imi, insieme a Gian Marco Concas, l'esponente di punta di Generazione identitaria.

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