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Cei e migranti: «No alla paura. Accogliamoli con autentica fraternità»

È questo l’ appello della Conferenza Episcopale Italiana in merito all'accoglienza dei migranti. Lo sprone a custodire la vita. Ogni vita. A partire da quella più esposta, umiliata e calpestata


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«Gli occhi sbarrati e lo sguardo vitreo di chi si vede sottratto in extremis all’ abisso che ha inghiottito altre vite umane sono solo l’ ultima immagine di una tragedia alla quale non ci è dato di assuefarci». Inizia così la nota della Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana pubblicata ieri, giovedì19 luglio, dopo l’ ennesima tragedia in mare. Il riferimento è al volto di Yoseph una donna camerunense rimasta per due giorni in acqua dopo il naufragio del barcone su cui viaggiava. «Ci sentiamo responsabili di questo esercito di poveri, vittime di guerre e fame, di deserti e torture» continua la nota. «È la storia sofferta di uomini e donne e bambini che – mentre impedisce di chiudere frontiere e alzare barriere – ci chiede di osare la solidarietà, la giustizia e la pace».

La Cei che non intende volgere lo sguardo altrove: «Come Pastori della Chiesa non pretendiamo di offrire soluzioni a buon mercato. Rispetto a quanto accade non intendiamo, però, né volgere lo sguardo altrove, né far nostre parole sprezzanti e atteggiamenti aggressivi. Non possiamo lasciare che inquietudini e paure condizionino le nostre scelte, determinino le nostre risposte, alimentino un clima di diffidenza e disprezzo, di rabbia e rifiuto».

Ma ribadisce la volontà di prestare voce a chi non ne ha: «Animati dal Vangelo di Gesù Cristo continuiamo a prestare la nostra voce a chi ne è privo. Camminiamo con le nostre comunità cristiane, coinvolgendoci in un’ accoglienza diffusa e capace di autentica fraternità. Guardiamo con gratitudine a quanti – accanto e insieme a noi – con la loro disponibilità sono segno di compassione, lungimiranza e coraggio, costruttori di una cultura inclusiva, capace di proteggere, promuovere e integrare».

E indica la strada: «Avvertiamo in maniera inequivocabile che la via per salvare la nostra stessa umanità dalla volgarità e dall’ imbarbarimento passa dall’ impegno a custodire la vita. Ogni vita. A partire da quella più esposta, umiliata e calpestata».

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