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Dalla diaspora all'assenza

I politici cattolici sono afoni e insignificanti in entrambi i poli: poco considerati a destra e mal sopportati a sinistra. Comunque, non più protagonisti, ma gregari e portatori d’ acqua. Ecco perché.


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Le recenti polemiche sul silenzio dei cattolici, soprattutto quelli di destra, dopo le critiche dell’ onorevole Cicchitto a papa Francesco sul viaggio a Lampedusa, hanno evidenziato ancor più la sudditanza e l’ irrilevanza dei cattolici nelle vicende italiane, il loro scarsissimo coraggio e l’ infinita distanza che li separa dalla dottrina sociale della Chiesa. In questi ultimi decenni siamo passati dalla democristiana “balena bianca” a un indistinto “bianco pesciolino” in via di estinzione. I cattolici, ovunque schierati, sono diventati l’ appendice di altre formazioni politiche. O, peggio, una loro stampella, se non addirittura la “foglia di fico” a coprire vergognosi provvedimenti xenofobi, attacchi alle istituzioni dello Stato, leggi ad personam e comportamenti immorali, mossi più da ragioni di potere legate a Machiavelli che ispirati al Vangelo. Nonostante alcuni abbiamo conquistato o “implorato” una poltrona ministeriale (vedi Gianfranco Rotondi, ex “ministro del nulla”), i politici cattolici sono tuttora afoni e insignificanti in entrambi i poli: poco considerati a destra e mal sopportati a sinistra. Comunque, non più protagonisti, ma gregari e portatori d’ acqua. E anche servili verso un leader populista con una concezione padronale e aziendale della democrazia e delle istituzioni.

In più occasioni, non hanno mostrato neanche un briciolo di orgoglio e dignità personale, come quando hanno difeso la doppia morale di Berlusconi o votato per Ruby nipote di Mubarak. Così hanno contribuito a scrivere una delle più squallide pagine del Parlamento italiano. Da Todi in poi, nell’ autunno di due anni fa, i cattolici erano tornati a incontrarsi e dibattere, accendendo la speranza di un loro significativo “rientro” nella politica italiana, sempre più eticamente degradata e distante dagli interessi della gente e dal bene comune. Ma si sono subito smarriti, tra divisioni, incomprensioni e protagonismi personali e di gruppo. Un fuoco di paglia di brevissima durata, una grande occasione mancata.  Il bipolarismo ha reso i cattolici non solo poco incisivi nella vita del Paese, ma li ha spaccati in due fronti contrapposti: quelli che difendono la vita e quelli che difendono la solidarietà, come se i valori fossero tra loro inconciliabili. Mai una volta che i cattolici schierati a destra abbiano alzato la voce a difesa dei valori sociali e della solidarietà. E lo stesso a sinistra sui temi della bioetica.

L’ unità dei cattolici va ritrovata sui “contenuti” prima ancora che sul “contenitore”, senza abdicare alla propria identità cristiana per una poltrona o un “piatto di lenticchie”. E senza assoggettare il Vangelo alla disciplina di partito e agli ordini di scuderia. Se in questi anni i politici cattolici avessero ispirato i loro comportamenti alla dottrina sociale della Chiesa  con lo stesso zelo con cui hanno diffuso il “verbo berlusconiano”, oggi l’ Italia sarebbe senz’ altro migliore, più solidale e con più equità sociale. Anche l’ ultima infornata di cattolici in politica, come Andrea Olivero ex presidente Acli, Mario Marazziti ex portavoce di Sant’ Egidio, Ernesto Preziosi ex vice direttore nazionale dell’ Azione cattolica sono già sulla strada dell’ insignificanza politica totale. Per non dire del ministro Mario Mauro che eccelle solo per eccesso di zelo nella difesa dei cacciabombardieri F-35 e per aver “armato la pace”. Al Paese manca un grande progetto unitario dei cattolici italiani.  

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