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Cattive coscienze e trappole siriane

Dalla tragedia della Siria, di cui padre Dall'Oglio conosce molto bene le insidie, dipende il futuro stesso del Medio Oriente. Ma sembra che ai media internazionali non interessi più mentre Europa e Stati Uniti non fanno nulla e stanno alla finestra a guardare


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Nella trappola siriana è facilissimo rimanere impigliati. Ma padre Paolo Dall’ Oglio conosce molto bene i rischi e soprattutto conosce il prisma di specchi che la riflette.

La partita siriana è sempre più complicata, tragedia che nessuno più racconta e che gli ultimi avvenimenti egiziani hanno relegato nell’ angolo dell’ informazione internazionale.

Nessuno ha interesse per ignavia o cattiva coscienza a riportare la questione sui tavoli internazionali. A cominciare dall’ Europa e dagli Stati Uniti che hanno improvvisamente deciso di autorizzare un nuovo tavolo della trattativa israelo-palestinese, per approntare solo un’ ennesima agenda, in modo da stendere un altro velo sulla tragedia di Damasco.

Sul terreno le operazioni militari sono incerte tra propagande feroci da entrambe parti, come avviene di solito per le guerre dimenticate, altrimenti detta a bassa intensità, un eufemismo per dire della cattiva coscienza di chi se ne lava le mani e al contrario dei drammi per le popolazioni.
Dal punto di vista diplomatico regna il caos più totale e nessuno parla più di Ginevra 2, il grande appuntamento delle Nazioni Unite, destinato a fallire prima ancora di essere convocato come accade normalmente per le convention della pace, buone solo per silenziare le coscienze.

L’ area del punto di vista geopolitica è incandescente e la trappola siriana rischia di estendersi ai conflitti che in questi anni hanno continuato a covare sotto la cenere. La questione curda che intreccia Siria, Turchia e Iraq sul confine nord della Siria non è affatto risolta e la guerra in Siria la sta complicando, rischiando di mandare a gambe all’ aria anche l’ accordo faticosamente  raggiunto tra Ankara e i ribelli del Pkk.
Poi rischia di ripresentarsi una questione armena sempre a causa dei profughi che fuggono dalla Siria percorrendo a ritroso le strade lungo le quali furono massacrati nel genocidio degli inizia del secolo Novecento. Oltre naturalmente alla eterna questione libanese, che resta sottotraccia ma solo per la memoria degli orrori del passato.

Su tutto regna la paura per il mondo intero di trovarsi sulle spalle un nuovo Afghanistan. Così è meglio restare alla finestra e osservare scorrere il sangue. La vera questione in realtà è altra, perché la Siria resta un nodo decisivo in una strategia globale di ristrutturazione del Medio Oriente.

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