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Ed Eloisa divenne cartonera

La straordinaria storia di una piccola casa editrice argentina, che nella crisi economica cominciò a usare i cartoni raccolti per strada e poi...


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Carlos Gardel, Eva Peron, Diego Maradona. Eccoli lí, in sorridenti figure di cartapesta, i personaggi emblema del variopinto quartiere popolare di La Boca, a Buenos Aires. Se il tango di Gardel, i gol del pibe de oro e il carisma di Evita, regina dei descamizados, dipingono la gloria dell'Argentina, un altro emblema della nazione sudamericana, ben più triste, si aggira nei vicoli dela capitale: i cartoneros.

     Famiglie intere tentano di sfuggire a un quotidiano di miseria raccogliendo cartoni abbandonati e imballaggi vuoti in giro per la città, per poi rivenderli a prezzi ridicoli. Sono un universo parallelo che molti fanno finta di non vedere. Sono il risultato delle tremenda crisi economica che ha affossato il Paese dalla fine degli Anni Novanta in poi. Nel 2002, nella sola capitale se ne contavano circa 40 mila. Carrette tirate da ragazzini esausti, stracariche di cartacce, si incontrano oggi anche nei quartieri più chic: la Palermo Hollywood dove vengono girate le telenovelas strappalacrime, l'austera Recoleta e la vibrante San Telmo. Macchie in bianco e nero in mezzo a una polaroid colorata.

   

     Ed Eloisa divenne cartonera

     Ma c'é chi, fra di loro, non ha voluto rassegnarsi a un percorso a tinte lugubri. Un'idea brillante ha riscattato molti giovani da un destino già tracciato. Tutto ebbe inizio nel 2003. A Buenos Aires esisteva una minuscola casa editrice fondata da uno scrittore visionario, Washington Cucurto, e da uno scultore, Javier Barilaro. Quest'ultimo si innamorò, ahimé senza essere ricambiato, di una giovane boliviana di nome Eloisa. In mancanza di love story, l'artista trovò almeno l'ispirazione per dare un nome alla sua piccola società: "Libros de Eloisa". La crisi minacciò la casa editrice di sparire se i due fondatori avessero continuato a stampare libri con i metodi tradizionali: il materiale aveva raggiunto costi esorbitanti. Cosí venne escogitata una soluzione: acquistare la carta ai cartoneros per strada e utilizzarla per stampare le pubblicazioni, decorando con la tempera i cartoni più duri usati per la copertina.

     E cosí, "Eloisa" divenne cartonera e i suoi libri, piccole opere d'arte, dipinte dagli stessi ragazzi di strada. Molti giovani autori sudamericani sono accorsi per sostenere il progetto e attualmente, Eloisa vanta un catalogo di duecento titoli. Racconti, libri per bambini, saggi, romanzi-culto di giovani autori quali Gabriela Bejerman, fanno parte dell'"universo Eloisa". Quest'anno Buenos Aires é stata scelta come Capitale Internazionale del Libro. C'è da credere che per la casa editrice dei cartoneros questo sarà ancora un trampolino verso il successo.

     Ballerini di tango e artisti di strada

     Nel quartiere de La Boca, fra artisti di strada e ballerini di tango in costume gessato, i ragazzi di Eloisa e i loro libri sono una vera e propria istituzione. Nella vetrina di calle Aristobulo del Valle le copertine spiccano coi loro colori vivaci, e una grafica molto simile a quella dei graffiti metropolitani. L'impegno politico non ė estraneo agli obiettivi della casa editrice. "Non può essere diversamente" spiega Alejandro, uno dei fondatori della cooperativa. "Siamo nati nel 2003, quando nelle strade di Buenos Aires scoppiava il finimondo per via della crisi e ogni giorno, migliaia di persone scendevano in Plaza de Mayo per protestare contro l'aumento dei prezzi".

     In quell'anno, le elezioni presidenziali decretarono la vittoria del peronista Nestor Kirchner, che si trovò ad affrontare una situazione economica disperata. Ogni giorno, i cosiddetti trenos blancos arrivavano alla stazione di Retiro, riversando sulle banchine migliaia di cartoneros giunti da ogni parte della Provincia. Erano treni speciali, senza posti a sedere, dove gli uomini stavano stipati come in carri bestiame. Ma i trenos blancos rappresentavano la possibilità di raggiungere la città e racimolare qualche pesos a fine giornata. La loro soppressione nel 2008 creò dei veri e propri tumulti.

     "Ognuno si arrangiava come poteva, Eloisa nacque in questo tipo di contesto, dovevamo produrre tutto in modo autarchico e ancora oggi i libri sono tagliati, rilegati, decorati e stampati interamente nel nostro laboratorio". La stampa avviene su una vecchia e lenta ("Ma fedelissima", assicura Alejandro) Germania Multilit 1250, un marchingegno che sembra piovuto qui direttamente dai tempi di Gutenberg. E fra le prossime fatiche della stampatrice, nei sogni dei soci di Eloisa, c'è quello di mettere nero su bianco l'intera opera di Rodolfo Walsh, il padre del giornalismo di investigazione argentino, ammazzato dai militari della famigerata giunta nella primavera del 1977.

     "Vogliamo dare il nostro piccolo contributo alla democrazia nel nostro Paese", sottolineano gli insoliti editori. E il contributo é già assai visibile, nelle decine di ragazzi che ogni giorno bussano alla porta per vendere il loro cartone, pagato qui cinque volte il prezzo pagato nei depositi ordinari, e nei giovani intenti ad attingere i pennelli nella tempera per dar sfogo alla loro fantasia sulle copertine. L'ottimismo é il motore della vita, qui più che altrove. La vecchia sede di Eloisa era una galleria d'arte alternativa che aveva per nome "No hay cuchillo sin rosas" (Non c'é spina senza rose). Mai nome fu più profetico.

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La sede di Eloisa Cartonera a Buenos Aires.
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