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Imbriani, uno che non s'arrendeva

Se ne è andato a soli 37 anni, dopo aver combattuto a lungo contro il cancro. Non ha mai perso la speranza, anche quando la malattia ormai aveva segnato il suo destino.


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Mai arrendersi, fino alla fine. Un messaggio chiaro, che un ragazzo volato via troppo presto ci lascia in eredità. Se n’ è andato a soli 37 anni, Carmelo Imbriani. Lunghi mesi trascorsi a combattere un subdolo male, fino alla resa, purtroppo inevitabile quando il destino ha deciso così. Intorno a lui, due famiglie: la sua e quella del calcio, che quando serve sa far sentire il suo calore, la sua solidarietà.

Una vita stroncata troppo presto, quando una parentesi s’ era chiusa e un’ altra s’ era aperta. Aveva giocato al calcio, a buoni livelli, tra Napoli, Pistoiese, Casarano, Genoa, Cosenza, Benevento, Foggia e Catanzaro. Poi, attaccati gli scarpini al chiodo, s’ era seduto in panchina, da allenatore (a Benevento), per continuare a vivere nel mondo del pallone, quello che aveva sognato fin da ragazzino. Mai arrendersi, neppure davanti al nemico più terribile. Alla fine, vi è stato costretto, suo malgrado. Ma il messaggio resta, forte e indelebile. Lo ricordiamo ancora, roba di un po’ di mesi fa, a inizio dello scorso autunno. Quando la battaglia s’ era già fatta dura, ma le speranza di vincerla non erano poi così remote. Non che ne parlasse volentieri, a dire il vero. Ma sapeva farlo, nel modo giusto. Soprattutto, “perché può darsi che leggere la mia storia possa aiutare altre persone che soffrono”.

Aveva parlato del sogno realizzato, anche: il debutto con la maglia del Napoli, 19 anni fa tra pochi giorni (27 febbraio 1994). Un lungo inseguimento, alfine coronato da successo: “Un sogno inseguito e realizzato, a costo di tanti sacrifici a quell’ età: arrivai nelle giovanili del Napoli che ero ancora un ragazzino, lasciando il mio paese e la mia famiglia. Ma quando poi arrivi a giocare in prima squadra con un club di quel livello senti di aver fatto qualcosa di importante”. Ma non si poteva non scivolare verso argomenti meno allegri, verso il racconto della lotta contro il male, scoperto in estate, ai tempi del ritiro pre-campionato col Benevento, da tecnico: “Quando sei giovane non pensi mai a qualcosa di veramente brutto. Avevo avvertito dei dolori, poi avevo avuto febbre alta. Tenevo tutto dentro di me, senza farlo vedere al gruppo. Poi, ne parlai coi dirigenti, che mi consigliarono di sottopormi ad accertamenti. La prima diagnosi fu: broncopolmonite. Fin quando, si scoprì la vera origine di quei problemi”.

Poi, il resto. Un calvario, fatto di iniziali paure e sedute di chemioterapia. Senza mai, però, perdere la speranza: “Sono queste le vere battaglie della vita. Il calcio ti insegna a dare tutto per vincere, ma le prove della vita sono tutt’ altra cosa. Devi farti forza, credere di potercela fare, pensare a chi ti vuol bene, andare avanti giorno dopo giorno. Una splendida famiglia al mio fianco, tanta gente del mondo del calcio a supportarmi: questo dà la forza per combattere”. Mai arrendersi, fino alla fine. Lui ha dovuto, il destino è stato troppo forte e subdolo. Ma lascia in eredità un messaggio forte, per chiunque sia chiamato a battaglie così dure. Ciao Carmelo, dolce persona e giovane guerriero.

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Carmelo Imbriani. Grande il suo amore per il calcio: è stato sia giocatore che allenatore.
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