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Canoe e pagaie, arrivare alla Gmg a pelo d'acqua

L'originale scelta di una trentina di ragazzi veronesi, due diciottenni, gli altri fra i 21 e i 28 anni, guidati da don Emanuele, vice direttore del Centro diocesano di pastorale giovanile. Dalla regione dei "mille laghi" al Castello di Wawel.


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Arriveranno ‘da mille strade diverse e in mille modi diversi’ alla XXXI Giornata mondiale della Gioventù, che si svolgerà a Cracovia, Polonia, dal 26 al 31 luglio. Una trentina di giovani veronesi, ragazzi e ragazze, due diciottenni, gli altri fra i 21 e i 28 anni, guidati da don Emanuele Bortolazzi, vice direttore del Centro di pastorale adolescenti e giovani della diocesi di Verona, ha scelto la canoa. «Partiamo dalla regione dei ‘mille laghi’ , che si trova a nord, al confine con la Lituania e il mar Baltico – spiega don Emanuele –, per conoscere la figura di san Giovanni Paolo II, percorrendo i luoghi a lui tanto cari. Proprio Woytila, il ‘papa canoista’ , ci ha ispirati per quest’ avventura, che ci vedrà di giorno pagaiare, mentre al mattino e alla sera ci dedicheremo alla lettura dei suoi testi, a meditare sulla Parola, a celebrare l’ Eucaristia, a pregare e a riflettere insieme».

Il gruppo ha cominciato la sua avventura domenica 17 luglio con il volo Bergamo-Varsavia, all’ arrivo s'è trasferito in pullman al nord, dove ha affrontato il percorso in canoe biposto, insieme a dieci ragazzi polacchi e don Martino, sacerdote della diocesi di Elk,
eretta proprio da Giovanni Paolo II nel 1992. Cinque giorni nella regione detta dei ‘mille laghi’ , proprio perché sono presenti migliaia di laghi, tutti collegati fra loro da fiumi e canali, ammirando panorami incontaminati, e accampandosi la sera sulle sponde, proprio nei posti dove Carol Woytila da giovane prete prima e da vescovo poi, organizzava i campi estivi per ragazzi e famiglie, e dove sono presenti alcuni santuari a lui dedicati. Con il treno, poi, vogliono arrivare a Cracovia, e lì hanno in programma di imbarcarsi di nuovo, per riprendere ancora una volta le canoe e percorrere gli ultimi 20 chilometri sul fiume Vistola, fino al Castello di Wawel, simbolo della città ‘capitale culturale della Polonia’ , e punto di riferimento per i pellegrini italiani.

L’ idea nasce quasi per scherzo, durante un’ esperienza simile, una ‘pagaiata’ sul Tevere da fuori Roma fino a Castel Gandolfo, che uno dei partecipanti, Nicolò Foletto, 29 anni, definisce “da brividi”. Stessi brividi che si aspetta dai ‘mille laghi’ . «Non siamo atleti – dice -, nessuno di noi è esperto di canoa, andiamo semplicemente a fare un giro alla scoperta della figura di Giovanni Paolo II. Saranno momenti unici, di preghiera e di silenzio. Per poi unirci con tutti gli altri giovani del mondo a Cracovia, giusto in tempo per accogliere papa Francesco». «Lo slogan che ci guiderà sarà il ‘Non abbiate paura’ del Papa polacco – spiega don Emanuele, che si è ‘inventato’ i pellegrinaggi in canoa qualche anno fa, riuscendo a convincere un gruppo di adolescenti particolarmente difficili ad affrontare l’ Adige -. Quel "Non abbiate paura" è un invito forte, una chiamata alla vita, a scelte profonde, è una profezia di futuro. E poi, in ambienti destrutturati, i ragazzi rispondono per quello che sono, emergono la fede genuina e la profondità interiore. Non partiamo allo sbaraglio, abbiamo provato la capacità fisica un paio di volte sul Garda, ma abbiamo anche seguito un cammino di preparazione sulla figura di Giovanni Paolo II, che ha riguardato tutta la diocesi, dalla quale complessivamente muoveranno per Cracovia 1.500 persone, chi in treno, chi in bus, chi in bici, chi a piedi».

Don Emanuele, perché voi avete scelto la canoa? «
Perché ‘pagaiando’ si impara la vita. Non per lo sforzo fisico, anche se è indubbio che la fatica comune unisce, e neppure per la vittoria sugli imprevisti che inevitabilmente si presenteranno. Si impara la vita nel percepire come tutto scorre come un fiume, verso una meta irresistibile a cui l’ uomo non può sottrarsi. Una specie di nostalgia di Dio capace di risvegliare in ciascuno, passi di misericordia e carezze di perdono in cui si sente avvolto. Per questi giovani vivere questa esperienza avrà il sapore di una piccola barca su cui ognuno diventa protagonista della propria vita accanto a centinaia di altre vite, in cammino verso l’ unico mare accanto ad una barca più grande che è la Chiesa. Non tiriamo fuori nessuna magia del cappello, perché anche Gesù usava una barca. E poi ci sono l’ esperienza di meditazione personale e la dimensione contemplativa della natura, che solo stando all’ interno di un fiume o di un lago si possono vivere in pienezza. In un legame molto delicato tra antico e nuovo, cerchiamo strade per coinvolgere i giovani, perché è vero che i grandi eventi aggregativi sono importanti, ma poi bisogna dare prossimità, accompagnamento personale, i giovani non vanno lasciati soli». 

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