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Camilleri agli studenti: «Non credete a Renzi e ai grillini, sono già morti»

Lo scrittore si rivolge ai giovani in un incontro ospitato nella sua abitazione romana con gli allievi del suo stesso liceo di Agrigento: «Rifate la politica e ricordatevi Pericle, il discorso che fa sulla democrazia. Applicatelo. Voi giovani siete in condizioni di farlo. Renzi e i Cinque Stelle sono già cadaveri, già fuori dalla vostra storia e dal vostro avvenire. Teneteli lontani»


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Andrea Camilleri non le manda a dire. Incontra, nella sua casa romana, un gruppo di studenti del Liceo classico Empedocle di Agrigento, lo stesso frequentato da ragazzo dallo scrittore, e parla di tutto: i suoi romanzi, la lingua inventata per il Commissario Montalbano, la letteratura e la politica. Lancia frecciate molto polemiche: «Non credete ai Renzi e ai Cinque Stelle» perché «sono già cadaveri».

Questo l'invito dello scrittore. Dal dialogo con gli studenti è venuto fuori un video proposto giovedì sera ad Agrigento nel corso di una affollata “Serata Camilleri” organizzata nell'ambito del Festival della Strada degli Scrittori. Un video destinato a suscitare polemiche nel mondo politico. Camilleri dispensa infatti consigli affilati come lame, invitando i ragazzi «a non credere ai Renzi o ai CinqueStelle» perché «sono già cadaveri, già fuori dalla vostra storia e dal vostro avvenire. Teneteli lontani dal vostro avvenire. Fatevelo voi...».

Ricordatevi Pericle, il discorso che fa sulla democrazia. Applicatelo

Alla prima domanda dei ragazzi Camilleri racconta il suo rapporto con i vecchi partiti: «Mai votata la Democrazia cristiana. Io ho sempre votato Partito comunista che, bene o male, aveva il rispetto delle istituzioni». E oggi? «Oggi la politica è rappresentata da gente che ha degradato il lavoro. Nel lavoro consiste buona parte della dignità dell'uomo... E ci si domanda che valore abbia l'articolo 1 della Costituzione. La verità è che i primi a non considerarla sono i partiti della sinistra, del cosiddetto centrosinistra».

Prevale un certo pessimismo nelle parole consegnate agli studenti dell'Empedocle da Andrea Camilleri che, per la prima volta, parla della sua vista, sempre più spenta. Ma a turbarlo è la condizione della politica: «Sono scoraggiato. Alle ultime elezioni romane non sono andato a votare. Sono invece andato al referendum. Anche se per andarci mi sono dovuto sottoporre a tre visite mediche per accertare la mia cecità e potere andare in cabina elettorale accompagnato». Ed ancora: «Voglio darvi un consiglio: rifate la politica che è diventata quasi sinonimo di disonestà. Ricordatevi Pericle, il discorso che fa sulla democrazia. Applicatelo. Voi giovani siete in condizioni di farlo».

Infine una riflessione sui vecchi e i giovani, sulle responsabilità degli adulti: «Anch'io mi sento responsabile... Ho vissuto l'entusiasmo del 1945, del 1947 per rifare l'Italia. E poi? Poi io consegno a mia pronipote e a voi un futuro incerto. Questo è un fallimento che mi porto nella tomba». Ma non è un invito ad estraniarsi dalla vita pubblica, come conclude Camilleri: «È facile cadere nell'antipolitica, ma il populismo è la fiammata di un mattino. Appunto, non crediate ai Renzi o ai CinqueStelle...».

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