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Prandelli, calcio etico ma perdente

Sulla strada degli Europei la Nazionale non vince contro gli Stati Uniti. Pochi dei nostri hanno giocato davvero bene. Molti hanno giocato davvero male.


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La Nazionale etica di Cesare Prandelli ha perso a Genova, dove i tessili ed i marittimi inglesi fecero nascere il calcio italiano, un incontro decisamente amichevole con gli Stati Uniti: 1 a 0 su distrazione collettiva nel primo tempo e un secondo tempo senza reti, troppi cambi e con nostra grande però mai davvero pericolosa pressione. La non molta gente di Marassi non ha fischiato, il commissario tecnico azzurro si è detto certo che i suoi ragazzi faranno un grande campionato europeo (dall’ 8 giugno al 1° luglio in Polonia e Ucraina), il suo omologo Jurgen Klinsmann, un tedesco che ha giocato in Italia, Sampdoria e Inter, e che parla bene la nostra lingua, ha preso atto dei progressi dei suoi, parametrati su di noi che dunque qualcuno, anche fuori Italia, prende sul serio.


Prandelli non aveva convocato Osvaldo e Balotelli, della Roma e del Manchester City, perché non contento del comportamento dei due in campionato. Questione di etica, di serietà. Lo stesso Prandelli ha assolto ampiamente Buffon dalle accuse di chi lo voleva escluso dalla Nazionale per la sua sincerità nel dire che lui, anche se convinto del gol del Milan nella sua porta, non avrebbe avvertito l’ arbitro dell’ errore. Troppo facile esercitare del moralismo su una frase sincera, che molto semplicemente Buffon si può permettere. Sempre Prandelli ha convocato, e fatto giocare verso la fine, De Rossi che quattro giorni prima la Roma aveva lasciato in tribuna, perché colpevole di un ritardo ad una riunione tecnica con il suo severo allenatore spagnolo Luis Enrique. De Rossi ha ammesso la colpa, ha chiesto scusa, e Prandelli lo ha ancora voluto in squadra.

Nazionale etica. Non aveva mai perso, l’ Italia, contro gli Usa: fatto. Aveva perso l’ ultima amichevole, contro l’ Uruguay. Rifatto. Pochi dei nostri hanno giocato davvero bene, molti hanno giocato davvero male. Delusione di Thiago Mottta: brasiliano, era diventato italiano per l’ azzurro, ha lasciato Milano (Inter) per Parigi (Saint Germain), ma forse ha perso l’ Italia tutta. Senza Cassano, si spera per l’ operazione-fantasia in Giovinco, che però ha grossi limiti di pura forza fisica. Bene Angelo Ogbonna, 24 anni a maggio, nato a Cassino da genitori nigeriani, difensore chiamato dal Torino, serie B, come nel passato, a parte quelli di Milan e Juve in azzurro anche quando le loro squadre stavano, penalizzate, nella seconda serie, soltanto Daniele Carnasciali (dalla Fiorentina) e Massimo Maccarone (dal Middlesbrough). Stanchi quelli della Juvenrtus, che stanno facendo un campionato tesissimo.


Senza Balotelli, là davanti manca l’ inventore del gol, del qualcosa-di-diverso. Matri e poi Pazzini sono stati o messi facilmente in offside o contrati facile dagli atletici statunitensi. Ma la gente capisce gli sforzi di Prandelli per un calcio etico, e pure noi abbiamo detto di sì a lui, e a priori, intanto che gli ultimi fatti, in campionato e nelle procure, sembrano smentire ogni anche parziale ottimismo sul piano morale. E la recita in occasione di Milan-Juve appare sempre più una gara quasi generale di malafede.

Adesso stare con Prandelli è quasi facile, un comodo shampoo alla coscienza. Senza risultati importanti, chissà. C’ è un malessere profondo, diffuso, purtroppo anche logico, doveroso (e pazienza se di esso siamo tutti artefici, complici). Il calcio etico di tanto in tanto (la Nazionale di Prandelli sinora si è radunata mediamente appena ogni tre mesi) serve come anestetico relativo, nei riguardi del male, non come cura radicale, asosluta (e serve per chi ci crede). A Marassi la gente si accontenta, a Foggia gli ultras pestano il portiere della loro squadra, che li aveva criticati. Crescono in tanto mondo del pallone le paure per la svolta sportiva dell’ inchiesta giudiziaria sulle scommesse. La serie B ma anche la serie A rischiano di essere rivoltate come calzini bucati e puzzolenti. Bisognerebbe stare tutti davvero, e di fisso, con Prandelli. Bisognerebbe che anche i Balotelli lo capissero, lo aiutassero. Noi scriviamo articoli come questo, voi li leggete, Balotelli eslcuso non gli ha nemmeno telefonato: per chiedere perché, non “addirittura” per chiedere scusa.

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