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Chi era Marco Pantani

Aveva vinto tutto, aveva compiuto imprese formidabili. Ma un brutto giorno del 2002...


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Forse Marco Pantani ha cominciato a precipitare il giorno dopo la tappa di Oropa del Giro d'Italia 1999, quando, fermato in maglia rosa dopo un recupero prodigioso su Jalabert, perché a un controllo il suo sangue fece segnare il 52% di ematocrito, deve lasciare il Giro.

Aveva vinto di tutto fino ad allora, il Giro, il bronzo mondiale, tante tappe di montagna, infine il Tour del 1998 che ora si parla di togliergli, facendo prodigi in salita e recuperando ancor più prodigiosamente infortuni e incidenti terribili: lo scontro con un'auto, il gatto che gli attraversa la strada. Tutto il male possibile. Ma doveva venire ancora un peggio.

Pantani diventa un'icona: è esile e resiste, fa sognare come sempre fa sognare l'emblema dell'uomo qualunque che si rialza ogni volta dalla malasorte. Ma i sogni son desideri. Spesso la realtà è più dura, meno epica, meno mitica, miseria di poveri, fragili uomini. Quando nel 2000 Pantani riprende a correre il passato, con le sue ombre, gli ritorna addosso come un Tir, le analisi rivelano che prendeva Epo già prima del 1998. Lo dicono le cartelle cliniche delle analisi al tempo dei suoi molti incidenti. Il suo sangue è troppo denso per appartenere a un giovane sano e senza segreti.

Nel 2002 Pantani è squalificato per una siringa con insulina trovata nella sua stanza durante il Giro 2001. Nel 2003 si ricovera in una clinica in cui si curano le dipendenze. Un'overdose di cocaina lo uccide il giorno di San Valentino del 2004, nella stanza di un residence di Rimini. 
 

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