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Snoopy, il grande sognatore

Snoopy compie gli anni il 10 agosto, la notte delle stelle cadenti, non invecchia perché ci parla di noi


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In verità, il compleanno vero di Snoopy sarebbe il 4 agosto, data della prima comparsa nelle strisce, ma la nascita ufficiale è il 10 agosto, una data da predestinati in grande stile, la data della notte di San Lorenzo, la notte delle stelle cadenti, dei sogni impossibili.

Coincidenza involontaria forse, però emblematica, perché Snoopy, il bracchetto uscito nel 1950 dalla matita di Charles Schultz, subito icona del nostro tempo, è l'idea platonica del sognatore: seduto sul tetto della sua cuccia è un asso della prima guerra mondiale, in perenne duello con il Barone rosso, un chirurgo di fama mondiale, un grande esploratore, appoggiato alla cuccia con gli occhiali da sole diventa Joe Falchetto grande seduttore. Vedremo a novembre se anche grande attore nel primo film in 3D, Snoppy & friends.

Senza pattini, con le sole zampe, sul laghetto ghiacciato della provincia americana pattina con Peggy Fleming e sogna i giochi olimpici, sul campo da tennis s' inventa doppi misti con le grandi del suo tempo, anche se poi il colpo più difficile è tenere in equilibrio sul piatto corde un bicchiere di latte e una pila di biscotti, perché tutti i sogni si interrompono all'ora sacra della merenda. Se Charlie Brawn è quello che tutti ci sentiamo, almeno ogni tanto, senza essere disposti ad ammetterlo, Snoopy è quello che tutti vorremmo essere: coltiva al top le nostre ambizioni ma da cane può illudersi senza che nessuno lo giudichi che i sogni siano veri. Ha una cuccia linda, con le lucine a Natale, tetto rosso che copre a suo dire un biliardo e un Van Gogh, ma siccome nessuno vi è mai stato ammesso non sappiamo se ci siano davvero o se siano soltanto l'ennesima proiezione del bracchetto che sogna in grande stile alla maniera degli umani, e che, a differenza loro, però può permettersi di alzarsi con la voglia di mordere le gambe a qualcuno senza bisogno di dissimularla. 

La sua  sola vera frustrazione è letteraria, umanissima anche quella: ha un romanzo nel cassetto che viene respinto ogni volta con perdite da una lettera precompilata burocratica e scortese. Come tutti i grandi Snoopy ogni tanto è vanesio, borioso e qualche volta dispettoso, ma piace anche per questo, perché ci somiglia, ma da cane traduce in simpatia difetti sgradevoli negli umani.

E, poi, perché in fondo ci ricorda che neppure i migliori bastano a sé stessi: anche lui alla fine per sognare ha bisogno del bambino con la testa rotonda, che si scortica il pollice aprendo il cibo per cani e che ogni sera gli garantisce il sostentamento nella ciotola. Senza Charlie Brown non ci sarebbe Snoopy, e tutti i suoi sogni sarebbero stelle cadenti all'insù, in una notte di San Lorenzo al contrario. 

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