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Brindisi, il carbone a processo

Tredici dirigenti della centrale a carbone di Brindisi imputati d'inquinamento. La protesta delle associazioni ecologiste.


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È cominciato mercoledì 12, a Brindisi, il processo che vede imputati tredici dirigenti della centrale Federico II per getto pericoloso di oggetti, danneggiamento delle colture e insudiciamento delle abitazioni. Si tratta della vicenda dei campi di ortaggi cosparsi di cenere di carbone, che i contadini hanno dovuto abbandonare.

Fin dal primo mattino il tribunale di Brindisi è stato presidiato dagli ambientalisti riuniti sotto le insegne del movimento “No al carbone”, che ha tappezzato l'area di striscioni con lo slogan "Siamo tutti parte offesa”. C’ erano anche le mamme col passeggino rosso, simbolo della lotta in difesa della salute dei più piccoli, mentre Greenpeace ha svelato il mistero di una serie di manifesti anonimi comparsi da alcuni giorni in città, dove accanto all’ immagine della centrale di Cerano si leggeva: “Sono in arrivo nuovi filtri per le centrali a carbone della tua città”. Una seconda serie di affissioni, infatti, questa volta con la firma  di Greenpeace, ritrae nuovamente la centrale accanto ai primi piani di alcuni bambini di Brindisi. Vi si legge “Le centrali a carbone della tua città hanno nuovi filtri. I polmoni di…”, dove la frase è completata col vero nome del minore ritratto, di cui si specifica l’ età.

E, sotto le foto, il messaggio: “Deficit nello sviluppo neonatale, deficit polmonari, malattie respiratorie, asma infantile, disordini dello sviluppo, patologie neuronali, cancro. Gli 84 inquinanti emessi da una centrale a carbone hanno molti effetti sui tuoi figli, ma una sola soluzione: fermare il carbone”. Laura, quattro anni, stretta al suo peluche. Leonardo, tre anni, petto nudo e, accanto, un leone di pezza più grande di lui e tanti altri. Sono bambini reali che hanno prestato il loro volto, col consenso dei genitori, a questa campagna che vuole richiamare l’ attenzione sull’ impatto sanitario della centrale a carbone di Brindisi che, come quelli di qualsiasi impianto alimentato con la stessa fonte, sono enormi.

I bambini sono i più esposti, spesso colpiti dagli inquinanti ancor prima di nascere. «La letteratura scientifica internazionale - ricorda Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e clima di Greenpeace Italia - è concorde nel segnalare che i danni sanitari maggiori prodotti dal carbone si riscontrano nei bambini. Diversi studi mettono in luce, per esempio, i danni neurologici provocati ai bambini dal mercurio che fuoriesce dalle centrali, mentre altri indicano gli enormi impatti sul sistema respiratorio infantile».

L’ Agenzia europea per l’ ambiente ha segnalato nel 2011 la centrale di Brindisi come il sito industriale più inquinante d’ Italia. Secondo l’ agenzia dell’ Ue le emissioni dell’ impianto (dati del 2009) determinano una mortalità prematura stimabile in 119 casi l’ anno. A questi andrebbe sommato l’ impatto dell’ impianto di Brindisi Nord, che ha appena ottenuto una nuova Aia (Autorizzazione integrata ambientale) per tornare a lavorare a pieno regime.

A Brindisi, uno studio del 2011, realizzato dall’ Istituto di fisiologia clinica del Cnr di Lecce e di Pisa con l’ unità operativa di Neonatologia dell’ ospedale Perrino di Brindisi, la Asl di Brindisi e l’ Università di Pisa, segnala un eccesso nelle patologie neonatali del capoluogo pugliese del 18% rispetto alla media europea, con uno scarto che raggiunge quasi il 68% delle patologie congenite cardiovascolari.

Il rischio è che a Brindisi si ripetano gli errori di Taranto, con un’ esposizione intollerabile della popolazione a rischi sanitari. Forse occorrerebbe, come chiede Greenpeace, un progressivo abbandono del carbone, fonte energetica dannosa per la salute e per il clima globale.

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